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Wednesday, March 31, 2004

LA SERENDIPITA'

La serendipità è una parola per lo più sconosciuta, presente da tempo nei dizionari di lingua inglese, ancora rara in italiano. Coniata dallo scrittore britannico Horace Walpole a partire da Serendip, antico nome dello Sri Lanka, la serendipità descrive la caratteristica sorprendente dei suoi eroi che trovano sistematicamente altre cose rispetto a quello che cercano. Questo meccanismo è estremamente frequente nella storia della scienza, al punto che si sono create due scuole di pensiero. Una afferma che la scoperta è sempre la conclusione di  un lungo processo, rigoroso e sistematico; l'altra, che l'invenzione nasce più spesso in modo fortuito, come una scintilla che accende un falò. Personalmente non vedo alcuna ragione di separare nettamente queste due scuole: l'illuminazione può sorgere tanto al termine di un percorso organizzato e strutturato quanto alla deviazione di un percorso orientato verso altre finalità. L'importante è di non avere dei paraocchi; alternare lo strabismo convergente e divergente per non rischiare di perdere le ricchezze che si potrebbero trovare ai margini della strada principale. Mantenersi in stato di veglia, accogliere l'imprevisto come un ospite benvenuto, reagire positivamente alla sorpresa, osare uscire dalle autostrade del pensiero.

(Tutti innovatori. Strumenti e processi creativi per le imprese, Hubert Jaoui, edizione Il Sole 24 Ore, novembre 2003)  

posted by: gabriella at 16:49 | link | comments (1) |

Gabriella...perché scrivi quasi sempre nei commenti? Dai, su su, metti i tuoi bei Post qua' in evidenza!

posted by: howard at 16:07 | link | comments (2) |

Tuesday, March 23, 2004

In ricordo di Claudio Demattè

Il professore Claudio Demattè, amava ricordare ai suoi studenti: "Mio padre contadino mi ha insegnato che uno deve fare tutto ciò che può. Ma poi il raccolto è nelle mani di Dio"

(Corriere della Sera, 24 marzo 2004)

posted by: gabriella at 11:45 | link | comments |

Tuesday, March 16, 2004

I bambini che lavorano

L'India, anche a causa della densità della popolazione, ha il maggior numero assoluto nel mondo di bambini lavoratori tra i quattro e i quattordici anni. Il governo ne conta 17 milioni, secondo l'Oil sono 44 milioni, ma per le Ong si tratta di molti di più (100 milioni). Una legge del 1986 proibisce ai minori di 14 anni le attività più pericolose o nocive  e regolamenta le altre. Ma la polverizzazione delle unità produttive informali, la corruzione e la miseria rendono inutile questo divieto. L'Asian labour monitor ha calcolato che i bambini, in genere di famiglie rurali senza terra, producono circa un quinto del prodotto interno lordo indiano in agricoltura e poi in miniere, cave, fornaci, concerie, fabbriche tessili, seterie, telai per tappeti, laboratori di fiammiferi, sigarette e fuochi d'artificio, vetrerie, e nel gigantesco settore informale urbano, con la raccolta dei rifiuti, il trasporto di pesi e il piccolissimo commercio.

(Carta Almanacco, 8-14 gennaio 2004)

posted by: gabriella at 16:21 | link | comments (6) |