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Friday, April 30, 2004

Il tempo è vita

Scrive Seneca nelle Lettere a Lucilio: "Tutto o Lucilio dipende dagli altri, solo il tempo è nostro ed è l'unico bene che non ti può essere restituito...E l'uomo è tanto stolto che  accetta di sacrificare l'unico bene di valore per acquistare sempre più beni di nessun valore. Perciò tu, caro Lucilio, serba gelosamente tutto quello che possiedi poichè, come ci ammoniscono i vecchi, è troppo tardi per gustare il vino quando si è giunti alla feccia, nel fondo del vaso non resta solo la parte più scarsa, ma anche la peggiore".  Aggiunge Robert Reich, primo ministro del lavoro del Presidente Clinton e autore del libro "L'infelicità del successo" (Fazi editore): "E' possibile, se lo vogliamo mettere in discussione i criteri di valutazione del successo, affermando che il valore della nostra vita non si identifica con il nostro patrimonio, che la società è cosa diversa dal Pil, che il tempo non è solo denaro, è molto di più, il tempo è vita".

(Il Sole 24 Ore, 29 aprile 2004)

posted by: gabriella at 10:27 | link | comments (1) |

Thursday, April 29, 2004

Il principale problema ambientale: l'estinzione delle specie

La metà di tutte le specie esistenti potrebbe scomparire durante questo secolo. La biodiversità costituisce l'elemento di base in molti settori dell'economia, dall'agricoltura alla medicina moderna, e la sua perdita rappresenta il principale problema ambientale. Ad oggi abbiamo identificato solo 1,7 milioni di specie su un totale stimato tra 7 e 15 milioni (probabilmente sono di più). Stiamo ancora scoprendo nuove specie di uccelli e di mamiferi (in media cica tre specie di uccelli ogni anno). Ma a che velocità stiamo perdendo specie? Al momento attuale l'uomo minaccia l'esistenza almeno del 10% delle piante, dei mammiferi, degli uccelli e di altre specie sconosciute che, probabilmente, si estingueranno entro pochi decenni. I tassi di estinzione attuali procedono a ritmi cento volte superiori a quelli naturali preistorici. Per il futuro, il tasso di estinzione subirà una probabile accelerazione di oltre mille volte maggiore rispetto a quella naturale preistorica, dal momento che la deforestazione delle aree tropicali distrugge anche gli ultimi rifugi di molte specie.

(GLOBAL FP, marzo/aprile 2004) 

posted by: gabriella at 12:55 | link | comments |

Tuesday, April 27, 2004

Le truppe in Iraq

Sono 34 i Paesi presenti in  Iraq, per un totale di oltre 155mila militari. Stati Uniti 130mila, Gran Bretagna 8.700, Italia 3.000, Polonia 2.500, Ucraina 1.650, Spagna 1.432 (sulla via del rientro), Paesi Bassi 1.300, Australia 850, Romania 730, Giappone 550, Bulgaria 480, Thailandia 450, Danimarca 420, Corea del Sud 400 (personale non combattente. L'invio di 3mila soldati previsto in aprile è stato rimandato), El Salvador 374, Honduras 368 (sulla via del rientro, a seguito del ritiro delle truppe spagnole), Repubblica Dominicana 300, Ungheria 300, Mongolia 160, Georgia 159, Azerbaigian 150, Norvegia 150, Portogallo 128, Lettonia 120, Lituania 120, Slovacchia 102, Filippine 96, Repubblica Ceca 80 poliziotti, Albania 75, Nuova Zelanda 61, Estonia 55, Moldavia 50, Macedonia 31, Kazakistan 27.  

(Internazionale, 23 aprile 2004)

 

posted by: gabriella at 14:24 | link | comments (1) |

Monday, April 26, 2004

Generazione duty free

Fanno un lavoro che le costringe a spostarsi di continuo tra le più grandi capitali del mondo. Costituiscono una nuova élite; non sono emigrati qualunque, ma i membri di una classe dirigente globale che sembra non avere più radici. Il rappresentante tipico di questa generazione duty free ha meno di 35 anni. Non sono solo banchieri, contabili e manager, ma anche funzionari pubblici e tutti quelli che lavorano per sigle come l'Onu o le ong. Si ipotizza che corrispondano al 5% della forza lavoro complessiva dei paesi ricchi che costituiscono l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici), il che equivale a circa 27 milioni di persone. Queste persone hanno un rapporto molto strano sia con la società che le ospita sia con il paese che hanno lasciato. Si ha la fastidiosa sensazione che non siano cittadini nel vero senso della parola. Possono votare e devono pagare le tasse, requisiti minimi della cittadinanza moderna, ma non è chiaro che altro devono fare. L'esperienza ci dice che tutte queste persone alla fine torneranno a casa o si stabiliranno da qualche parte. Il che, probabilmente, significa che dovranno scoprire il loro paese d'origine solo dopo averne conosciuti altri. Ma forse non c'è niente di male.

(New Statesman, Internazionale, 23 aprile  2004)

 

posted by: gabriella at 14:27 | link | comments |

Friday, April 23, 2004

Il secolo de l'Humanité

L'Humanité, vera icona della stampa francese, compie cento anni. Nell'aprile 1904 il socialista Jean Jaurés fondava un giornale che desse voce alla società democratica francese. Il giornale esce come quotidiano indipendente, destinato a sostenere l'idea di internazionalismo, di laicità e a battersi per l'unità della gauche, in quel periodo fortemente divisa tra correnti radicali e riformiste. Ma l'obiettivo del nuovo e rivoluzionario quotidiano è anche quello di essere un luogo di cultura e di dibattito, un giornale-progetto aperto a una nuova idea di umanità libera e solidale. Oggi, il quotidiano tira 47mila copie al giorno e 70mila nel weekend, diffonde sistematicamente dossier monografici e, primo tra i giornali francesi, ha dal 1996 una sofisticata versione on line totalmente gratuita. Con 5 milioni di navigatori l'anno, 42 milioni di pagine visitate e un archivio di 150mila articoli il sito web de l'Humanité è ormai un classico dell'internet francofono.  

(Diario della settimana, 16 aprile 2004)

posted by: gabriella at 14:58 | link | comments |

Wednesday, April 14, 2004

State of the World 2004

State of the World 2004, il rapporto del Worldwatch Institute sulla salute della Terra, è dedicato quest'anno ai consumi. Mentre due quinti della popolazione mondiale (2,8 miliardi di persone) vivono con meno di due dollari al giorno, il mercato dei consumatori si allarga anche nei paesi in via di sviluppo e la pressione sugli ecosistemi cresce. Ogni anno la spesa in cosmetici è di 18 miliardi di dollari, contro i 12 che servirebbero a fornire assistenza medica alla riproduzione per tutte le donne; si spendono 17 miliardi di dollari (spesa annuale, in Europa e Usa) in cibo per animali da compagnia, mentre con 19 miliardi di dollari si eliminerebbe la fame e la malnutrizione; sono 15 i miliardi di dollari spesi in profumi e con 5 miliardi di dollari sarebbe garantita l'alfabetizzazione universale; si spendono 14 miliardi di dollari in crociere transoceaniche e con 10 miliardi di dollari l'acqua potabile sarebbe per tutti; 11 miliardi di dollari è la spesa annuale in gelati, mentre con 1,3 miliardi di dollari è possibile la vaccinazione per tutti i bambini.

(State of the World 2004, Edizioni Ambiente. La Repubblica, 14 aprile 2004)

posted by: gabriella at 14:12 | link | comments |

Tuesday, April 13, 2004

Ritornare alla morale

Il mondo ha bisogno di uomini che non possono essere comprati, che mantengono la parola, che stimano il carattere più prezioso del denaro, che non esitano a correre rischi, che sono altrettanto onesti nelle piccole cose come nelle grandi, che non scendono a compromessi, che non credono che la furbizia e la mancanza di scrupoli siano la miglior ricetta per il successo, che non si vergognano nè hanno paura di difendere la verità anche a costo di andare contro corrente.

(J.Allan Peterson "For men only", Mattutino di Gianfranco Ravasi, Avvenire, 4 aprile 2004)

posted by: gabriella at 12:38 | link | comments |

Tuesday, April 06, 2004

L'età dell'odio

La ricetta universale oggi impiegata per curare il sottosviluppo, elaborata e promulgata in misura considerevole dagli Stati Uniti, consiste fondamentalmente nelle seguenti indicazioni: si prenda la forma più cruda di capitalismo, la si mescoli a casaccio con la forma più grezza di democrazia e si esporti la miscela precotta nei paesi più poveri, frustrati, instabili e disperati del mondo. Si aggiunga al quadro qualche minoranza economicamente dominante, e l'instabilità insita in questa versione primitiva della democrazia sarà aggravata dall'ennesima potenza delle forze manipolabili dell'odio etnico.

(L'età dell'odio. Esportare democrazia e libero mercato genera conflitti etnici? Amy Chua, Editore Carocci, marzo 2003)

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Thursday, April 01, 2004

I nuovi poveri

I nuovi poveri, i poveri "grigi", spuntati all'improvviso dal crepuscolo tra normalità e miseria, quelli non li abbiamo avuti sempre con noi, sono creature nuove nell'universo del bisogno, alieni cacciati dal pianeta del benessere, il loro apparire suscita sorpresa e senso di impotenza persino in chi ai poveri ha scelto di dedicare la vita. Dice Don Gianni Bernardi, parroco a Mirafiori: "Questi non sono poveri sfortunati, sono poveri programmati, messi in conto". Politica ed economia li hanno creati, "allora più che carità dovremmo metterci a far politica. E non subire quella di chi dice: diamo un po' di soldi alla Chiesa e se la vedano loro".

(La Repubblica, 1 aprile 2004) 

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