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Generosi
L'Italia della sfiducia economica, coltiva la pianta della generosità e dell'altruismo. A differenza di un tempo, quando la divisione tra pubblico e privato era netta, oggi miscela impegno associativo, partecipazione collettiva; e scelte personali: stile di vita sobrio, consumo responsabile, turismo critico (attento alle condizioni politiche e dei diritti dei luoghi in cui ci si reca). Alterna volontariato "personale" e "organizzato". Sensibilità individuale e mobilitazione collettiva. Il che permette di non perdere la bussola, né la speranza, in tanto spaesamento. Dopo un decennio e oltre di retorica dell'utilitarismo, dell'individualismo possessivo e un po' amorale, della competizione come unica regola. Allenare il muscolo della generosità. E coltivare la pianta dell'altruismo. Senza timidezza e senza vergogna. Fa stare meglio.
(Ilvo Diamanti, Osservatorio sul Capitale Sociale, La Repubblica, 28 maggio 2004)
Pseudospeciazione
Un aspetto particolarmente mi impressiona in questo momento così cupo della storia umana. Mi riferisco all'esplosione, terribile e crudele, di aggressività che tutti ci coinvolge.Uomini che uccidono altri uomini o, addirittura, bambini, uomini che praticano la tortura. E che si fabbricano, per tali atti ingiustificabili, inaccettabili giustificazioni. Gli etologi sanno che tutto ciò non è bestiale, è umano. Gli animali, infatti, hanno altre e di norma incruente strategie per risolvere i loro conflitti. L'analisi etologica del nostro comportamento spiega che, nei più crudeli conflitti umani, i singoli gruppi si comportano verso gli estranei come se questi appartenessero a una specie diversa. Come se i nemici non fossero umani. Il fenomeno, illustrato da Konrad Lorenz tanti anni fa, è di origine culturale e prende il nome di pseudospeciazione. Ebbene, Jane Goodall, grande studiosa dell'intelligenza dei primati, fondatrice della Gombe Stream Reserve in Tanzania, ha saputo evidenziare un caso di pseudospeciazione negli scimpanzé. Devo fare un commento: gli scimpanzè, tra tutti gli esseri non umani, sono i più attrezzati quanto a capacità di evoluzione culturale. Non meraviglia, pertanto, che proprio tra loro si sia scoperto l'unico caso finora noto, al di fuori della nostra specie, di pseudospeciazione.
(Danilo Mainardi, Il Sole 24 Ore, Domenica 23 maggio 2004)
L'allargamento dell'Unione europea
Dal 1° maggio 2004, l'Unione europea ha dieci nuovi paesi membri. Con l'allargamento, l'Unione europea a 25 paesi raggiunge i 455 milioni di abitanti (75 milioni in più) e diventa la prima area per dimensione economica del mondo, con una produzione pari al 21 per cento del Pil. Le disparità all'interno dell'area, tuttavia, aumentano, presentando profonde differenze strutturali rispetto all'Ue15, sia in termini economici, sia in termini demografico-sociali. I nuovi paesi membri hanno ancora nel 2001, in media, una struttura produttiva caratterizzata da una elevata quota di occupati in agricoltura (oltre il 13 per cento contro il 4 per cento dell'Ue15), a fronte di un peso relativamente basso nei servizi. Il Pil pro capite medio dei Npm è circa il 49 per cento della media Ue15. Un elemento positivo è rappresentato, invece, dal livello medio di istruzione dei nuovi paesi membri: la proporzione di persone che hanno raggiunto almeno il titolo di studio di scuola secondaria superiore, importante indicatore della dotazione di capitale umano di un paese, registra valori più elevati sia della media dell'Ue15, sia dell'Italia.
(Istat, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2003, 18 maggio 2004)
Gli amici veri
Gli amici veri si contano sulle dita di una mano: sono pieni di discrezione, di riserbo e di silenzi, non vogliono altro merito che quello di potersi rendere utili. Non sono quelli che chiamano di sera in grande angoscia chi è infinitamente più angosciato di loro, che vogliono essere rassicurati, che vogliono essere consolati per dormire meglio, e dar prova così del loro attaccamento e della loro devozione. Non sono quelli che cercano con grande invadenza di essere informati dettagliatamente soltanto per spacciare, con grande impudicizia, un'intimità che non hanno.
(Crepacuore di Patrizia Valduga, La Repubblica, 19 maggio 2004)
L'onore
L'onore è la ricetta indiana per la felicità. Le relazioni sociali, le speranze individuali e familiari, i parametri in base ai quali si giudica e si decide, sono tutti definiti dall'onore. Le aspirazioni e le delusioni, in India, sono basate sull'onore. La gioia sgorga dal vivere con dignità, come spiega Shiv Khera, autore di "Living with honour", best seller del management indiano. Scrive Shiv: "Per vivere con dignità dobbiamo coltivare il senso della correttezza che porta alla giustizia, dell'empatia che porta alla compassione e dell'integrità che porta alla fiducia". L'attività economica, l'impegno politico, le relazioni sociali, sono governate dai valori profondi. Il successo non si trova nell'accumulare denaro, ma nel soddisfare le esigenze della propria famiglia, nell'inorgoglire parenti e genitori, nell'arrivare a un matrimonio solido e felice.
(Il Sole 24 Ore, 17 maggio 2004)
Il sorriso
Il sorriso non è l'incosciente ignoranza del male e del dolore, ma piuttosto lo stupore che si impadronisce di noi quando un evento, una persona, una vicenda ci fa assaporare la momentanea eppure incontrovertibile vittoria del bene sul male, il prevalere della gioia sulla sofferenza. Forse la Bibbia è così restia a parlare del sorriso di Dio perchè esso costituisce il "proprio" di Dio, quello sguardo di pace e di amore sulle cose di questo mondo che l'uomo fatica così tanto a trovare. Il sorriso dell'uomo, allora, sarebbe la scintilla che scocca sul suo volto quando il suo cuore entra in sintonia con il cuore di Dio.
(Enzo Bianchi, ttl de La Stampa, 1 maggio 2004)
Crisi di civiltà
I progressi tecnico-scientifici, lo sviluppo economico, i miglioramenti nelle condizioni di vita sono certamente elementi positivi di una civiltà. Però dobbiamo ricordare che non sono né possono essere considerati valori supremi, nei confronti dei quali essi rivestono carattere essenzialmente strumentale. Rileviamo con amarezza che nei Paesi economicamente sviluppati non sono pochi gli esseri umani nei quali si è attenuata o spenta o capovolta la coscienza della gerarchia dei valori; nei quali cioè i valori dello spirito sono trascurati, dimenticati o negati; mentre i progressi delle scienze, delle tecniche, lo sviluppo economico, il benessere materiale vengono caldeggiati e propugnati spesso come preminenti e perfino elevati ad unica ragione di vita.
(Papa Giovanni XXIII, Mater et Magistra, GLOBAL FP marzo/aprile 2004)
Uominidi cultura
Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze. Di certezze, rivestite della fastosità del mito o edificate con la pietra dura del dogma, sono piene, rigurgitanti, le cronache della pseudocultura degli improvvisatori, dei dilettanti, dei propagandisti interessati. [...] Chi informa la propria attività di uomo di cultura allo spirito scientifico, non s'abbandona facilmente al gioco delle alternative radicali: al contrario, esamina, indaga, pondera, riflette, controlla, verifica [...] Là dove si lascia che il colloquio si spenga, ivi la cultura stessa ha cessato di esistere.
(Politica e Cultura, Norberto Bobbio, Einaudi, 1955. Reset, marzo-aprile 2004)
Volati offshore
Il mercato globale oggi sposta il lavoro intellettuale in Oriente, in Asia e in India, soprattutto. La novità è che la globalizzazione, nel mondo del lavoro, ha iniziato a salire i gradini della specializzazione. Dal settore manifatturiero ha intaccato quello impiegatizio e adesso sta rosicchiando anche il terziario più avanzato. In poco più di un decennio si è passati dalla fabbriche all'informatica, ai call center e, oggi, a succursali indiane di studi medici (soprattuto radiologici), banche, assicurazioni, società di ingegneria o architettura di origine statunitense. La tendenza è confermata da un'indagine dell'U.S.Bureau of Labour Statistics: nel 2000, i posti di lavoro da "professionisti" volati offshore sono stati 100mila, ma crescono in progressione geometrica: sono 400mila oggi, saranno 600mila nel 2005, 1 milione e 600mila nel 2010, arriveranno a 3 milioni e 500mila nel 2015.
(D di Repubblica, 13 marzo 2004)
Middle Class
J.G.Ballard, nel suo ultimo romanzo "Millennium People"(Feltrinelli) si interroga sulla rivoluzione dei ceti medi, investiti dalla crisi e dalla perdita di senso del loro mondo. L'analisi di Ballard è impietosa. Per tutto il lungo secolo delle rivoluzioni e delle guerre mondiali, i ceti medi sono stati coccolati e vezzeggiati dal potere sl solo scopo di rappresentare una zona di compensazione rispetto alle richieste della classe operaia. Per loro si sono costruiti musei, il cinema è diventata la fabbrica dei sogni tanto amata. Per loro sono state sventrate le città, cacciando in periferia i dannati della terra. Poi, attraverso un capolavoro finanziario, si è permesso il loro indebitamento. E così hanno acquistato case in zone recintate dove tenere fuori i residui passivi dello sviluppo economico, pagano rate altissime per mandare i loro figli in scuole private. Hanno persino giocato in borsa e quando la bolla è scoppiata si sono ritrovati un piccolo esercito di strozzini che rivolevano indietro la casa, la macchina. Cresciuti nel culto della sicurezza, hanno dovuto imparare la dura legge della società del rischio.
(Alias, 6 marzo 2004)