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Se riesci a sentire le necessità altrui, accetti l'altro come parte di te
Nell'iniziativa di ogni cosa, la prima scintilla non può che nascere dall'individuo. E' lui che deve evolversi, svluppare il dialogo nella propria mente, nella propria vita, nel proprio nucleo familiare. Se riesci a sentire le necessità altrui, accetti l'altro come parte di te e il suo interesse come interesse comune. Ma, attenzione, un mondo perfetto al cento per cento è impossibile, ottenere l'ottanta per cento sarebbe già qualcosa, per il resto bisognerebbe agire con compassione e comprensione....In passato molti grandi uomini hanno cambiato le cose perchè avevano in mente un progetto, non perchè si aspettavano risultati immediati dal loro agire. I risultati arrivano col tempo. Noi esseri umani abbiamo in dote l'intelligenza, una visione che ci consente di vedere al di là del presente. Dovremo vivere in questo mondo almeno altri mille anni, quindi pensiamoci. Stiamo parlando di sogni, ma per il futuro noi dovremmo avere dei sogni. In fondo, avere dei sogni è meglio di non avere nulla.
(Dalai Lama Tenzing Gyatso, Ballarò, Rai Tre, 29 giugno 2004)
La gloria spesso è un gesto leggero, è un colore, è un sorriso
Al Tour del 1954 Federico Martìn Bahamontes dette spettacolo. Il sole picchiava, il gruppo lontano e poi dalla strada non si scorgeva nessuno arrivare. La gente sulla Romeyere, quel giorno di luglio, si stropicciò gli occhi per credere al vero. Perchè vide Bahamontes arrivato sulla cima come un baleno, guardarsi intorno un momento e andare verso un chiosco di bevande e gelati, dopo aver lasciato la bicicletta sul prato, salutare, con gentilezza, e, infine indicare al barista basito, un cono gelato. Così, come fosse un bambino goloso. Con un solo dito. In quella corsa di ossessi, dove tutti avrebbero smaniato per bruciare l'arrivo di un quarto d'ora abbondante, Bahamontes, si godette invece un gelato. Appoggiato al muretto tra la gente di Francia, si gustò la vaniglia e la vita che c'era in quel gesto banale. Nell'essere stato lassù, e per primo. Nell'esserci andato e, a dispetto della fretta, della gara, del destino, a dispetto di tutto esser vivo e felice di mangiarsi un gelato. Poi la corsa arrivò e lui riprese ad andare. E a chi, da quel giorno, gli citò quel gelato come il vezzo di un matto, Bahamontes, rispose scuotendo le spalle. "Questa è la vita" diceva "la fortuna e il destino, la vittoria e la resa, l'esser pronti a sorridere o a costruire un'impresa. E va presa per mano, su una strada infinita, pedalando ogni giorno". Federico Martìn, quel giorno, dimostrò a tutto il mondo che la gloria non è solamente il primato. Spesso è un gesto leggero, è un colore, è un sorriso. E' qualcosa di semplice, uno sguardo, un sospiro. E' un campione che vola come un aquila in cielo, in un volo che tu hai soltanto sognato.
(Ugo Riccarelli "Un gelato per la gloria" da L'angelo di Coppi, ed. Mondadori, 2001, Il Sole 24 Ore, Domenica 27 giugno 2004)
Matrimoni
Non ci sono matrimoni infelici ma solo incompiuti. Incompiuti perchè contratti da esseri umani incompiuti, arenati nella loro evoluzione, strappati dai campi prima del raccolto. Far contrarre matrimonio a queste persone immature è come far studiare l'algebra in prima elementare.
(Franz Kafka, I diari)
I nemici scoprono di poter diventare amci
Una delle cose che abbiamo capito in Sudafrica è che non c'è vero riparo dalla canna di un fucile. Guardando alla storia recente di diverse parti del mondo, ci rendiamo conto che ciò è vero ovunque. Il conflitto in Terrasanta ne è un esempio eloquente. Faccio parte del consiglio di amministrazione del Shimon Peres Center di Tel Aviv e comprendo il desiderio degli israeliani di vivere in pace e al sicuro. Ma, come abbiamo visto in Sudafrica, non c'è pace senza giustizia, e la sicurezza arriva solo quando cessa la disperazione. Inevitabilmente, questa ha fine solo quando la gente si siede e dialoga. I negoziati non avvengono tra amici, ma tra nemici. E allora, qualcosa di sorprendente, o almeno questo è ciò che è avvenuto in Sudafrica, sembra cominciare a prendere corpo: i nemici scoprono di poter diventare realmente amici, o almeno di poter collaborare al bene comune...[...] Dobbiamo sforzarci perchè sulla terra arrivi il momento in cui ogni popolo sia libero, nutrito e viva in pace.
(Anche Dio ha un sogno. Una speranza per il nostro tempo, Desmond Tutu, Edizioni Ancora del Mediterraneo, ed. giugno 2004, Avvenire, 18 giugno 2004)
20 idee per l'economia del futuro, proposta numero7
Harvard Business Review ha pubblicato la lista delle 20 idee per l'economia del futuro. Robert Sutton, studioso del Centro per il lavoro e la tecnologia dell'Università di Stanford, sostiene, con la proposta numero 7, che l'idea cardine del futuro nell'economia e nelle aziende sarà fermare le carriere degli "asshole", termine inglese il cui riferimento italiano è "str..", stronzo. Il professor Sutton spiega che l'idea rivoluzionaria sarà limitare il potere di costoro, narcisi, egoisti, violenti, piccini, ritentivi, intriganti, vendicativi, il cui influsso si rivela micidiale per le strutture di lavoro. Lo "str..." secondo Sutton e la Harvard Business Review, deprime il talento, ostacola la produttività, non solo è una rogna per la vita quotidiana delle persone, ma è un handicap per le aziende. Gruppi di lavoro solidali ed efficaci, formati da persone di talento, menti più semplici ma dedicate e cortesi, rovinati dall'influenza di un "asshole" che disgrega la solidarietà, mina la fiducia, si accolla i risultati e scarica i problemi...[...] Le persone per bene non sono solo più simpatiche, sono anche più efficienti e utili all'azienda.
(Gianni Riotta, Io donna, 14 febbraio 2004. www.corriere.i/riotta)
Il padre
Fare il papà significa prima di tutto essere un uomo che vuole aiutare un altro a diventare uomo. Uomo è sostantivo: potente, ricco, bello, di successo, sono tutti aggettivi. Talora sono inutili alla paternità, talora sono negativi. Tutto acquista sapore se rientra nell'essere padre. [...] Vorrei essere un padre compiuto e invece non lo sono, un padre migliore e invece non lo sono. Ma mai rinuncerei ad esserlo. Talora chiedo aiuto ai miei figli: aiutami a essere migliore. E talora mi sorridono, talora mi consolano, talora mi sembra che abbiano capito che il padre non è un burattino di piombo o un pupo di pezza, ma un uomo. E un uomo è fragile sempre, anche quando si sente circondato dal potere e può disporne come i tiranni. I tiranni non sono padri. Avranno i bottoni del comando e delle sorti del mondo, ma non sanno tirare le corde del legame paterno.
(Vittorino Andreoli, Alla ricerca del padre, Avvenire, 27 gennaio 2004. Il Due - Net Magazine di San Vittore)
Giovani musulmani in Europa
Appare diffuso, tra i giovani musulmani in Europa, un processo di "de-etnicizzazione" dell'islam, ossia un progressivo distacco da quelle forme di islam tradizionale e legato alle provenienze etnico-nazionali diffuse e praticate dai musulmani di prima emigrazione. Questo distacco è anche il frutto di una generalmente convinta adesione dei giovani musulmani a un'idea di autonomia dell'individuo e della persona (valore specifico della società europea) che porta fra le sue prime conseguenze una "individualizzazione" della scelta e pratica religiosa. L'affermarsi di questa logica individuale nel rapporto con la dimensione del sacro ha due esiti possibili: il sorgere di un islam secolarizzato o neo-ortodosso cosmopolita. L'islam secolarizzato riconduce la vita religiosa a un fatto privato, con scarsa o nulla rilevanza assegnata alle pratiche pubbliche e alla dimensione giuridico-politica, tipiche dell'islam più tradizionale. E' particolarmente diffuso in Francia, dove riguarda la grande maggioranza dei giovani musulmani. L'islam neo-ortodosso cosmopolita rappresenta, invece, un complesso fenomeno di riappropriazione personale di un islam "più puro" spogliato di connotazioni etnico-culturali, che non rinuncia a pratiche cultuali anche pubbliche, ma cerca tuttavia, insistentemente un dialogo con la cultura europea. I primi germi di questo fenomeno si ritrovano anche in Italia, dove si registra la presenza, per il momento minoritaria, ma in prospettiva significativa, dell'Associazione Giovani Musulmani, che si caratterizza per un tono fortemente dialogico e di deciso impegno nella partecipazione sociale.
(Convegno internazionale "Giovani musulmani in Europa. Tipologie di appartenenza religiosa e dinamiche socio-culturali", Centro di Studi Religiosi Comparati Edoardo Agnelli. Torino, 11 giugno 2004)
La bontà, la prima delle virtù
Io giudico questo suo trattare gli schiavi come fossero bestie da soma, e cacciarli via e venderli una volta vecchi, indice di una natura gretta, che non sa vedere tra uomo e uomo nessun legame che non sia quello dell'utilità. La bontà, invece, ha raggio più ampio della giustizia, perché alla legge e alla giustizia noi ricorriamo solo nei rapporti con i nostri simili, mentre la benevolenza e la generosità si estendono fino agli animali sprovvisti di ragione, scorrendo dalla mitezza come da una ricca fonte. L'uomo buono deve continuare a nutrire i suoi cavalli anche quando sono sfiancati dagli anni, e così deve curarsi dei suoi cani non solo quando sono cuccioli, ma anche quando sono invecchiati. [...] Non si devono trattare gli esseri viventi come scarpe o suppellettili, che si buttano via quando sono rotte o logorate dall'uso; dobbiamo invece abituarci ad essere dolci e clementi con gli altri, se non altro per esercitarci all'amore verso il prossimo. Io non venderei mai un bue da lavoro perché ormai vecchio; tanto meno strapperei un uomo anziano alla terra in cui è cresciuto e alle sue abitudini di vita, facendone quasi un esiliato dalla patria, in cambio di un po' di denaro.
(Moralia, Plutarco in risposta a Catone, De agri cultura: "[pater familias] vendat boves vetulos [...], ferramenta vetera, servum senem, servus morbosum et si quid aliud supersit vendat" )
Immobilismo sociale
La vera "malattia" italiana è l'immobilismo sociale. L'obiettivo del dinamismo economico non può essere più raggiunto senza dinamismo sociale. Ciò che dovrebbe preoccuparci dello stato di salute della società italiana non sono tanto le disuguaglianze in termini di reddito, che nell'era della globalizazione stanno aumentando in tutte le società avanzate o in rapida industrializzazione. Come suggerisce Dahrendorf "in un ambiente aperto, in cui le persone abbiano la possibilità di farsi valere e di migliorare con i propri sforzi le propre prospettive di vita, le disuguaglianze possono essere fonte di speranza e spinta al progresso". Ma le disuguaglianze che caratterizzano oggi la società italiana sono molto più preoccupanti, perchè nascono da profonde disparità in termini di opportunità, di chances di crescita professionale e di affermazione sociale. Le statistiche dimostrano che i figli degli operai, nella stragrande maggioranza dei casi, fanno gli operai. Non c'è progressione sociale, non c'è mobilità, non c'è ricambio dei gruppi dirigenti.
(Anna Maria Artoni, Presidente G.I. Confindustria al 34° Convegno dei Giovani Imprenditori, Santa Margherita Ligure, 4-5 giugno 2004)
Esocosmo e endocosmo
L'esocosmo (o addirittura, per semplificare l'"eso") era "il mondo di fuori", quello che volgarmente viene chiamato mondo obiettivo, la realtà, i fatti, le cose, l'oceano di oggetti, eventi, episodi, nel quale nuotiamo, dal primo vagito all'ultimo gemito. Squisitamente esocosmica è la cosiddetta natura, tutto ciò che ha un'esistenza propria, indipendente dall'umanità; tutto ciò che resterebbe intatto, a umanità soppressa. In questo semplicissimo senso un fringuello, una cascata, un gelsomino, sono puro esocosmo. Esistono, furono, saranno; anche a obliterazione di uomini e donne, di famiglie, governi, papi e presidenti, chiese, accademie, filosofie, letterature e arti. Con l'endocosmo, con "il mondo di dentro", siamo invece al cospetto del ricchissimo e infinitamente complesso patrimonio interiore della specie umana. Rozzamente, si potrebbe dire che l'endocosmo è semplicemente l'esocosmo digerito attraverso i sensi, ristrutturato dalla ragione e rivissuto negli spazi dell'anima, della mente, della memoria, della cultura d'ognuno.
(Case, amori, universi di Fosco Maraini, Arnoldo Mondadori Editore, I edizione, ottobre 1999)
Le parole in-colori
Sui giornali si ricorre, sempre più spesso, all'abitudine di usare nomi di colori cui si dà un significato predefinito. Così, grande diffusione ha il nero "per la Borsa un mercoledì nero", ma anche il giallo "l'episodio si tinge di giallo". Abbiamo il "numero verde" che si chiama senza pagare la telefonata, i "piatti verdi" per indicare cibi ricchi di frutta e vegetali, e la "benzina verde". Ma abbiamo anche il blu "le tute blu", i "caschi blu". Non manca l'oro, per indicare ingente, elevatissimo, "stipendi d'oro", e nel senso di "dai costi elevatissimi, dai costi gonfiati", ecco "lo scandalo delle lenzuola d'oro". Si fa economia di spazio risparmiando perifrasi e frasi facendo salva l'efficacia espressiva.
(ttl de La Stampa, 22 maggio 2004)
Immaturità
Einaudi ha pubblicato un saggio sull'immaturità: Immaturità di Francesco Cataluccio. Nel saggio l'autore mostra il '900 come il secolo dell'immaturità, quindi della sconfitta. In letteratura e in arte, in pace e in guerra, ha trionfato l'ideologia della irrazionalità, la voglia irrealistica del dominio, una visione della giovinezza come unica età della vita che conti, fonte e vertice della bellezza. L'immaturità provoca disastri, va per una strada dove s'incontra la banalità del male. C'è un rapporto tra la grandezza del male e la grandezza dell'immaturità, che vuol dire la piccolezza di chi il male lo fa. Anche le grandi dittature sono fatte di mediocri, e le Brigate Rosse sono leggibili come "una banda di immaturi". L'immaturità è come la Medusa, pietrifica chi la guarda.
(ttl de La Stampa, 22 maggio 2004)