start your own blog now!
 
Read other blogs...

il circolo

Il salotto a ruota libera

Buttons

Contact me
My profile
Linkme
Subscribe to this blog

Recent comments

Bakis on Ritorno a casaC'&egr...

 

Counter

visited *loading* times

 
Friday, July 30, 2004

Globalization index

Foreign Policy, il magazine fondato nel 1970 da Samuel Huntigton e Warren Demian Manshel, ogni anno stila una classifica del livello di globalizzazione raggiunto in 62 Paesi, fra i quali vi è anche l'Italia, che coprono l'84% della popolazione mondiale e il 96% del world gross domestic product. L'indice, pubblicato nel 2004, ma che utilizza i dati del 2002, è calcolato in base a una serie di parametri relativi all'economia, tecnologia, politica, vita della popolazione fra i quali rientrano fattori come gli investimenti diretti dall'estero, turismo, traffico telefonico internazionale, numero degli utenti Internet, presenza del Paese in organizzazioni internazionali e partecipazione alle missioni delle Nazioni Unite. In questa classifica, per il terzo anno di seguito guidata dall'Irlanda, l'Italia si muove fra il 24° e il 25° posto, in coda a tutti i principali Paesi europei. Rispetto alla classifica dello scorso anno al secondo posto dietro la "Tigre celtica", come è stata soprannominata l'Irlanda, troviamo Singapore, ma la crescita più importante è della Nuova Zelanda cha dal 16° posto passa all'8°, mentre la Finlandia dal 10° posto passa al 5° grazie, soprattutto, ai parametri tecnologici. Gli economic ranking fanno perdere una posizione all'Italia.

(Social Trends, Eurisko sul cambiamento socioculturale, luglio 2004)

posted by: gabriella at 12:50 | link | comments |

Thursday, July 29, 2004

Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé serve sempre

Si sa, capita a tanta gente, ma non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Questo era sempre stato anche il mio atteggiamento. Così, quando capitò a me, ero impreparato come tutti e in un primo momento fu come se davvero succedesse a qualcun altro. "Signor Terzani, lei ha il cancro" disse il medico, ma era come non parlasse a me, tanto é vero, e me ne accorsi subito, meravigliandomi, che non mi disperai, non mi commossi: come se in fondo la cosa non mi riguardasse. Forse quella prima indifferenza fu solo un'istintiva forma di difesa, un modo per mantenere un contegno, per prendere le distanze, ma mi aiutò. Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé serve sempre. Ed è un esercizio, questo, che si può imparare. Passai ancora una notte in ospedale, da solo, a riflettere. Pensai a quanti altri, prima di me, in quelle stesse stanze, avevano avuto simili notizie e trovai quella compagnia in qualche modo incoraggiante.

(Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, ed. Longanesi, 2004)

posted by: gabriella at 16:33 | link | comments |

Wednesday, July 28, 2004

Crollare e perdersi non sono privilegi da anemici

Ma ora, leggendo la relazione finale sulla sua morte, non ci sentiamo sconfitti anche noi? Per aver perso un campione che ha saputo farci sognare e più ancora per non aver capito che di Pantani non ce n'era uno solo (quello che più ci tornava comodo) ma ce n'erano altri: fragili, complessi, confusi, risentiti, scriteriati. Che poi è la vera condizione umana.....Crollare e perdersi non sono privilegi da anemici; le nature forti, se solo entrano in conflitto con se stesse, sono più delle altre in grado di patirne. Subiscono crisi quasi per assoggettarsi a una punizione, il campione che è in loro impiega tutta la sua energia a divorarsi. Speriamo almeno che ora pedali in pace.

(Aldo Grasso, Corriere della Sera, 28 luglio 2004)

posted by: gabriella at 11:53 | link | comments |

Tuesday, July 27, 2004

Se non avessi la carità, non sono nulla

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, non sono nulla. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adìra, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità. Ma di tutte più grande è la carità.

(1 Cor. 13,3)

posted by: gabriella at 18:05 | link | comments |

Friday, July 23, 2004

C'è, al mondo, qualcos'altro che conta

Cosa vuoi che ti dica? Mi sa tanto che tu, Jonathan, sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Per lo più, noialtri ci abbiamo messo un'infinità di tempo ad arrivare fin qui. Passavamo da un mondo all'altro, ognuno quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava donde venivamo né ci importava dove fossimo diretti. Insomma, si viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sarà toccato vivere, prima che ci passasse pel cervello che c'è, al mondo, qualcos'altro che conta, oltre al mangiare, al beccarci fra di noi, oltre insomma alla Legge dello Stormo? Ma mille vite, Jon, ma diecimila! E poi, dopo quel primo piccolo barlume, saranno occorse altre cento vite prima che cominciassimo a intuire che c'è una cosa chiamata perfezione. E poi, altre cento prima di capire che lo scopo della vita è appunto quello di adeguarci il più possibile a quell'ideale. S'intende che, per noi vale la stessa regola, anche adesso: scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche là le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap......"Ma allora, dopo qui, cosa ci aspetta? Dove andremo? E un posto come il paradiso c'è o non c'è?" "No, Jonathan, un posto come quello, no, non c'è. Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nello spazio, e nenache nel tempo. Il paradiso è esere perfetti". Tacque un minuto, e poi: "Tu sei uno che vola velocissimo, nevvero?". "Mi....mi piace andare forte" disse Jonathan, preso alla sprovvista, ma fiero che l'Anziano se ne fosse accorto. "Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia all'ora, né un milione di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perchè qualsiasi numero, vedi, è un limite. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là".

(Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston", ed. Rizzoli, 1973)

posted by: gabriella at 10:34 | link | comments |

Thursday, July 22, 2004

Cammini per la pace

Il cammino verso la pace consiste nel decidere di intraprenderlo. Questa decisione è già di per sé pacificatrice. Fanatismi e assolutismi impediscono di camminare assieme perchè ci fanno credere autosufficienti o detentori assoluti della Verità. In breve, la pace integrale della persona, tanto interiore quanto esteriore, è un imperativo per l'umanità. La teoria dell'evoluzione sostiene la sopravvivenza del più forte, ma la tecnocrazia moderna ha armato anche il più debole e quindi l'alternativa è la lotta di tutti contro tutti che oggigiorno porta alla mutua distruzione tra gli uomini. Ogni uomo ha il diritto alla pace perchè ne ha anche il dovere. Un cambiamento nel microcosmo personale è causa ed effetto di un cambiamento nel microcosmo dell'umanità. Si vis pacem, para te ipsum.

(Raimon Panikkar, Pace e disarmo culturale, ed. Rizzoli, 2003)

posted by: gabriella at 16:09 | link | comments |

Tuesday, July 20, 2004

Più del coraggio serve la speranza

Ambrogio Fogar è tetraplegico dal 1992 quando la sua jeep si ribalta sulla pista tra Parigi e Pechino, lasciandolo paralizzato dal collo in giù. "E' la forza della vita che ti insegna a non mollare mai, anche quando sei sul punto di dire basta, spiega. Ci sono cose che si scelgono e altre che si subiscono. Nell'oceano ero io a scegliere, e la solitudine diventava una compagnia. In questo letto sono costretto a subire, ma ho imparato a gestire le emozioni e non mi faccio più schiacciare dai ricordi.. Non mi arrendo, non voglio perdere...perchè c'è una vita che continua e non posso dire che la mia sia noiosa o monotona... Quando sei così, non hai alternative. Più del coraggio serve la speranza, la fede in Dio, la forza che ti dà una persona amica". Grazie Ambrogio.

(Corriere della Sera, 20 luglio 2004) 

posted by: gabriella at 18:12 | link | comments |

Monday, July 19, 2004

E' facile distogliere lo sguardo

Ciò che era importante non era soddisfare l'appetito degli altri, bensì dar loro prova dell'attenzione che gli si rivolge. Quando nella vita si perdeva quel sentimento, le persone diventavano povere di spirito....Fui contenta di non aver frainteso quel momento. Un istante rarissimo in cui un essere umano aveva messo a nudo il buio che portava nel profondo del cuore. Sarebbe stato molto semplice distogliere lo sguardo, ma, aosservare più in profondità, invece, si scopriva qualcosa di grazioso come un neonato. Lì risplendeva la triste luce di cui mi nutro.

(Banana Yoshimoto, La piccola ombra, ed. Feltrinelli, 2002)

posted by: gabriella at 09:28 | link | comments |

Friday, July 16, 2004

La libertà culturale in un mondo di diversità

Se il mondo ha intenzione di arrivare a sradicare la povertà, deve innanzitutto affrontare, con esiti positivi, la sfida relativa al modo in cui si possono creare società inclusive e differenziate dal punto di vista culturale. Concedere una piena espressione culturale alle persone rappresenta un importante fine dello sviluppo. Lo sviluppo umano significa anzitutto permettere alle persone di vivere il tipo di vita che essi scelgono, fornendo loro gli strumenti e le opportunità per fare questo genere di scelte...Avere successo non è soltanto una questione di cambiamenti legislativi e politici, per quanto necessari essi siano. Le costituzioni e il sistema legislativo che forniscono protezioni e garanzie alle minoranze, alle persone indigene e ad altri gruppi rappresentano la base essenziale per l'ampliamento delle libertà. Si avranno però cambiamenti reali a condizione che anche la cultura politica cambi e che i cittadini arrivino a pensare, sentire e agire in modo da accettare veramente le necessità e le aspirazioni degli altri.

(Mark Malloch Brown, Amministratore UNDP [United Nations Development Programme], Introduzione al Rapporto 2004 sullo Sviluppo Umano, prima edizione italiana luglio 2004. http://hdr.undp.org/2004/)   

posted by: gabriella at 11:47 | link | comments |

Wednesday, July 14, 2004

Dieci strategie per raggiungere la coscienza dell'anima

La World Bank di Washington ogni mercoledì riunisce un gruppo di 60 giovani dirigenti e quadri, in un seminario dal titolo "Dieci strategie per raggiungere la coscienza dell'anima". Per vivere e svilupparsi l'azienda, in altre parole, deve cominciare a esplorare la sua anima. Un'impresa fatta di manager in doppio petto, punti dal demone del tempo e dell'attivismo, assillati dal lavoro che assorbe ogni energia, sempre più compiaciuti dei loro ritmi stressanti, tesi fino allo spasimo per l'eliminazione del concorrente, resta un'impresa senza anima, senza gioco e senza felicità. Occorre ricominciare a sognare. I manager di maggiore successo, da Ford a Taylor ad Adriano Olivetti, hanno cercato caparbiamente di inseguire questo obiettivo. E oggi le aziende più evolute sono di nuovo impegnate a identificare i propri valori e mission, cominciano, cioè, a sentire il bisogno di individuare e coltivare anche l'anima. Come disse Napoleone: "Vinco le mie battaglie anche con i sogni che i miei soldati fanno quando dormono".

(Il Sole 24 Ore, 30 giugno 2004)

posted by: gabriella at 17:46 | link | comments (1) |

Tuesday, July 13, 2004

Cultura

Cultura è equilibrio intellettuale, riflessione critica, senso di discernimento, aborrimento di ogni semplificazione, di ogni manicheismo, di ogni parzialità.

(Norberto Bobbio a Giulio Einaudi, settembre 1968. Il saluto dei librai Feltrinelli a Norberto Bobbio, gennaio 2004)

posted by: gabriella at 16:34 | link | comments |

Monday, July 12, 2004

Felicità

Nonostante la ricchezza complessiva cresca da decenni, l'Occidente non è felice. Secondo Enrico Cheli, professore all'Università di Siena, le società occidentali non hanno ancora realizzato che il raggiungimento della felicità avviene in due stadi. La prima fase, quella del benessere diffuso, è un obiettivo ormai raggiunto. La seconda fase, si vede già in una cultura emergente che si sta affermando, quella dei Creativi Culturali (un quarto della popolazione europea): ecologisti, pacifisti, frequentatori delle religioni orientali. Secondo il Premio Nobel Paul Samuelson  la formula della felicità, fino a questo momento, è consistita nell'eseguire l'operazione consumi fratto desideri. Ma questa è una ricetta per il consumismo. Se, invece, si azzerano i desideri, la felicità tende all'infinito. Io credo, invece, che la speranza sia la porta della felicità. "E' un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perchè esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perchè continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili". (Anne Frank)  

 (Corriere della Sera, 5 luglio 2004 - Anne Frank, Diario [lettera a Kitty, 15 luglio 1944])

posted by: gabriella at 16:29 | link | comments |

Thursday, July 01, 2004

Donne in politica: ovvero più fantasia

Per imposizione di legge, nelle liste elettorali almeno il 30% deve essere donna. Una "legge in rosa" davanti alla quale non possiamo che sorridere. Siamo una razza protetta che ha bisogno di una legge ad hoc o è un atto di cavalleria che ancora il popolo maschile ci concede? La politica, di fatto, è il settore dove le donne italiane hanno una presenza molto limitata. E' evidente che la politica delle ideologie, gestita come il "club del sigaro inglese", aveva forse dei codici troppo lontani dalla donna che lavora, che è pragmatica, fantasiosa, creativa, ma anche tenace nel raggiungere obiettivi specifici. Potremmo azzardare che oggi è il mondo della politica che si sta avvicinando a codici comportamentali più tipicamente femminili. Probabilmente anche questo settore ha cominciato a comprendere che i cittadini esigono sempre più scelte, determinazione e anche, perchè no?, un po' di attenzione concreta alle loro esigenze. Chi, tra uomini e donne, s'è meglio allenato ad essere attento alle esigenze altrui? Chi, tra uomini e donne, sente più forte la spinta a battersi per il prossimo? Accogliamo positivamente questa legge, ma speriamo che la divisione uomo-donna nel mondo del lavoro non abbia più bisogno di essere sostenuta e che, indipendentemente dal sesso, le persone raggiungano posizioni professionali adeguate alle loro capacità e al loro impegno.

(Simona Beltrame, Managing Director TNS Infratest, giugno 2004)

 

posted by: gabriella at 15:33 | link | comments (5) |