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Bakis on Ritorno a casaC'&egr...

 

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Thursday, September 30, 2004

Globalizzazione e disuguaglianza, due linee di azioni possibili

Se la capacità di trarre vantaggio dalla globalizzazione dipende crucialmente dalla efficace diffusione delle conoscenze, dall'esistenza di un adeguato sistema di finanziamento e di ripensamento organizzativo dell'impresa, si comprende che molti siano i paesi e i gruppi sociali che ne risultano tagliati fuori, con effetti sull'aumento delle disuguaglianze. Contro questo sistema sono percorribili due linee di azione. La prima è quella raccomandata da filosofi politici come Held (D.Held, Democrazia e ordine globale, ed. Asterios) che vogliono arrivare a un "ordine democratico cosmopolitico" con un parlamento mondiale, una corte di giustizia, un consiglio di sicurezza dotato di poteri effettivi. A questo ordine democratico cosmopolitico viene demandata la tutela dei diritti dei singoli e delle nazioni e la sanzione nei confronti di chi le viola, oltre che la determinazione delle regoli valevoli a livello internazionale. All'interno di queste regole, ci deve essere un approccio chiaro al tema della redistribuzione su scala globale. La seconda lineea è quella della cosiddetta "società civile transnazionale". I cittadini oggi sono in grado di esercitare direttamente molte funzioni che erano una volta appannaggio degli Stati (si pensi al welfare-mix), applicando il principio della sussidiarietà orizzontale. Questo approccio si può trasporre a livello internazionale, attarverso le attività delle ONG che operano a favore di paesi e gruppi sociali più poveri. E' urgente l'adozione di un nuovo contesto legale internazionale, per dare uno spazio adeguato a queste ONG. La società civile può rendersi responsabile diretta dell'organizzazione di imprese sociali e cooperative che producano beni e servizi secondo criteri di reciprocità invece che seguendo le regole dello scambio di equivalenti, contribuendo, in questo modo, ad allargare gli spazi di libertà nelle scelte lavorative e anche ad attivare modi diversi per impiegare produttivamente persone che non sono in grado di inserirsi nel modo di produzione capitalistico.

(Vera Negri Zamagni, convegno "Globalizzazione e disuguaglianza", 6 settembre. Incontro Intermazionale di preghiera per la pace Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo. Comunità di Sant'Egidio. www.santegidio.org

posted by: gabriella at 14:19 | link | comments |

Tuesday, September 28, 2004

Happy Tree Friends

E' finita l'epoca del buonismo tutto orsetti, cavallucci e Teletubbies. I nuovi "eroini" dell'animazione sono gli Happy Tree Friends; un branco di simpatici animaletti colorati come confetti e animati in Flash, le cui avventure finiscono inesorabilmente con sanguinose scene splatter. C'è il tenero leprottino Cuddles, il castoro Toothie, il criceto Giggles, la puzzola Petulia, col suo ciondolo a forma di pinetto deodorante, Flaky, il porcospino afflitto dalla forfora, Handy, operoso castoro dalle mani amputate, Lifty e Shifty, procioni cleptomani. Felici e contenti, mangiano gelati nel loro piccolo mondo idilliaco, salvo poi imbattersi in Lumpy, alce sbadato, che inavvertitamente ne fa strage, o Flippy, l'orsetto veterano dalla psiche compromessa che scambia la loro faccina per un hamburger da cuocere su una piastra rovente. Lo show degli Happy Tree Friends ha due presupposti di base: gli animaletti protagonisti non hanno un linguaggio compiuto, ma emettono teneri monosillabi o risatine, e muoiono ad ogni episodio orrendamente maciullati o dopo atroce agonia (e allora le risatine diventano urletti disperati)...[...] E', probabilmente, la completa dissonanza tra messaggio e contesto [e codice] che crea un irrefrenabile effetto ironico, accentuato dalla caratterizzazione delle sevizie a seconda del personaggio: come nella puntata in cui Sniffles, formichiere occhialuto, infila la lingua nella "casetta" di formichine vendicative che la bloccano e la sottopongono ad ogni genre di tortura, dalla carta vetrata alle ustioni. Le loro avventure, minipuntate da un minuto, sono opera di Kevin Navarro e Rhode Montijo, due animatori della casa di produzione americana Mondo Media, e sono passate da fenomeno di nicchia sul web alla quasi mondovisione, trasmesse anche da Mtv e distribuite su dvd (il terzo della serie uscirà a ottobre).

(Exibart.onpaper, settembre-ottobre 2004, www.happytreefriends.com

 

posted by: gabriella at 12:50 | link | comments (1) |

Monday, September 27, 2004

Una vita da mediano....che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco

Va bene premiare i "talenti" e mettere in campo politiche retributive per attrarre i migliori, ma non bisogna dimenticare che le aziende sono composte da molti "portatori d'acqua" che vanno motivati in maniera adeguata se si vogliono ottenere risultati positivi. Per dirla in termini calcistici, si deve curare il collettivo: oltre a stelle, goleador e registi servono anche risorse con "compiti precisi, sempre lì nel mezzo a recuperar palloni" come dice Luciano Ligabue...[..] Per avere di più bisogna coinvolgere emotivamente le persone, farle sentire partecipi di qualcosa di grande in cui è possibile identificarsi...[..]  E' importante lavorare sui leader, sui talenti. Ma bisogna anche dedicarsi ai "follower", cioè quelli che tirano la carretta.

(F.V., Il Sole 24 Ore Manager e Impresa, 25 settembre 2004, Luciano Ligabue "Una vita da mediano")

posted by: gabriella at 14:39 | link | comments |

Friday, September 24, 2004

Orribile trappola dell'ego

Anam, il senzanome. Così Tiziano Terzani aveva scelto di chiamarsi nei tre mesi passati in un ashram indiano nel tentativo di tagliare i ponti con il mondo dei sensi, dei desideri e prepararsi a lasciare la vita...[..] "Alla fine della mia vita non voglio cadere nella orribile trappola dell'ego che, assieme a quella dei desideri , ho dedicato recentemente molto tempo a distruggere....ero Anam, senzanome, è stato buttare alle ortiche una cosa, come un vestito che ti sta stretto".

(La Repubblica Cultura, intervista a Tiziano Terzani, 24 settembre 2004)

posted by: gabriella at 17:01 | link | comments (3) |

Wednesday, September 22, 2004

L'amore

Una grande storia d'amore riuscita è come un'opera d'arte, richiede la stessa dedizione. Mi suscita rispetto perchè so che non è un dono, richiede un lavoro enorme. Come la cattedrale di Notre Dame.

(Fanny Ardant, D la Repubblica delle Donne, 18 settembre 2004)

posted by: gabriella at 09:59 | link | comments (2) |

Thursday, September 16, 2004

Beslan. Questa non è politica, è cecità

[...] Noi siamo in parte responsabili di questo disastro. Non un governo occidentale ha osato interrogar[si]... Da dieci anni i nostri dirigenti disprezzano le indignazioni "morali". Da dieci anni affermano di fare della "realpolitik": non sarà per Grozny che il mondo smette di girare, evitiamo di urtare il gigante Russia, lasciamo agli illuminati il loro "ritornello moralistico" d'impotenti. Scusatemi ma senza principio etico, non c'è politica a lungo termine. Morale e politica non si dissociano come credono i Machiavelli da strapazzo. La "politica" degli Airbus e degli idrocarburi, la "politica" delle riverenze, la "politica" del "me ne infischio altamente che un popolo sia sterminato" portano a Beslan. Questa non è politica, è cecità....[..] La mia anima pietosa vi dice che non si cancella un popolo dalla carta, fosse pure irrisoriamente piccolo a giudizio delle nostre grandi nazioni 

(André Glucksmann, Potenti, io vi accuso. La realpolitik che porta all'Apocalisse. Corriere della Sera, 16 settembre 2004)

posted by: gabriella at 11:10 | link | comments |

Tuesday, September 14, 2004

Divisioni significative nei rapporti tra Europa e Stati Uniti

Un'indagine sull'opinione pubblica americana ed europea in tema di rapporti tra i due paesi, minacce internazionali, uso della forza, leadership globale, multilateralismo, ecc..., rileva che, nell'ultimo anno, si è acuito il deterioramento nei rapporti tra Europa e Stati Uniti emerso inizialmente nel dopoguerra iracheno. Questo sembra confermare che potrebbe essere in corso un cambiamento di fondo nei rapporti transatlantici. L'appoggio degli europei a una forte leadership globale degli Stati Uniti si è notevolmente indebolito, così come è diminuito il sostegno alla politica del presidente George Bush; la maggioranza degli americani desidera mantenere una stretta partnership con l'Europa ed è a favore di un'Europa più forte, in grado di aiutare gli Stati Uniti ad affrontare le sfide globali; nonostante vi sia un consenso transatlantico quando si tratta di identificare le minacce internazionali, esiste un netto disaccordo su quando e sotto quale guida sia opportuno intervenire con la forza. Pur ammettendo il ricorso all'intervento militare in certi scenari, gli europei sono molto meno propensi all'impiego della forza per mantenere la pace o ottenere giustizia e ampiamente contrari all'intervento armato senza un consenso multilaterale. La spaccatura su questi temi, netta fra le due sponde dell'Atlantico, è profonda anche all'interno di Stati Uniti e Europa. La maggior parte degli europei ritiene che l'attacco all'Iraq non valesse il sacrificio di vite umane, gli alti costi pagati e crede che la guerra abbia aggravato la minaccia del terrorismo. Tra gli americani esiste una netta frattura che segue le linee partitiche e ideologiche. 

(Transatlantic Trends 2004, German Marshall Fund of the United States, Compagnia di San Paolo. www.transatlantictrends.org; www.compagnia.torino.it)  

posted by: gabriella at 16:08 | link | comments |

Monday, September 13, 2004

Abbé Pierre, cos'è la felicità?

Qualcosa che è stato stampato in noi, impresso come uno spazio vuoto. In noi ci sono dei vuoti che sono un richiamo alla bontà, alla bellezza, all'amore, all'amicizia. La felicità è quando questi vuoti sono stati colmati, con il passare del tempo.

(Intervista all'Abbé Pierre, Rai3, Racconti di vita, puntata 11 aprile 2004)

posted by: gabriella at 12:35 | link | comments |

Wednesday, September 08, 2004

Mariti violenti: tragiche statistiche

In Europa i mariti più violenti sono i tedeschi che ammazzano in media 224 mogli all'anno. In proporzione, i più feroci sono i belgi: 10,61 donne uccise in famiglia ogni milione. Quanto ai maltrattamenti, in cima alla classifica sono gli svedesi con 21.987 casi all'anno, pari a una percentuale del 48,96 su diecimila. Li seguono gli irlandesi (9.137 casi con un'incidenza del 48,65 su diecimila). I dati, riferiti al 2000 ma pubblicati nel 2003, in termini assoluti fanno effetto: 437 assassinii di tedesche (in totale, non solo in casa; in Italia siamo a 186). In Romania delle 351 donne assassinate, "solo"  147 sono state aggredite in famiglia; in Polonia su 217, solo 33. In Gran Bretagna su 267 assassinate, 179 hanno perso la vita in casa. La "classifica" degli omicidi in famiglia, in percentuale, vede in testa Belgio, Austria, Finlandia, Danimarca, Gran Bretagna e Germania. Seguono Portogallo e Spagna. L'Italia non figura nei primi otto Paesi. Il Consiglio d'Europa ha dichiarato che la violenza domestica è la principale causa di morte e invalidità per le donne tra i 16 e i 44 anni (più del cancro e degli incidenti d'auto). Non stupisce allora, che il pirmo ministro spagnolo, José Luis Rodrìguez Zapatero, abbia messo tra le priorita` la legge contro i maltrattamenti delle donne in famiglia. 

[Global FP, luglio/agosto 2004}

posted by: gabriella at 16:28 | link | comments |

Friday, September 03, 2004

Cool hunter, sono ancora di moda?

L'importanza del "cool hunter", vero e proprio cacciatore di tendenze pieno d'intuito in voga negli anni '90, è in forte declino. Francesco Morace, presidente dell'istituto di ricerca e consulenza strategica Future Concept Lab, parla di concetto, più che di tendenza: "bisogna affiancare all'analisi passiva dei trend e dei bisogni l'elaborazione attiva dei concept e dei desideri". Anche per Giulia Ceriani, docente di semiotica all'università di Siena e amministratore di Baba, azienda italiana che si occupa di scenari di mercato e marketing comunicazionale, la figura sta perdendo rilievo: "abbiamo dei cool hunter, ma contano solo per il 15% del lavoro. Nella mia esperienza conta di più una buona analisi, dove è determinante la semiotica e l'antropologia, e una raccolta di informazioni sistematiche"....[..] Quali sono, allora, le nuove vie del marketing? La nuova frontiera è il subconsio. La Brighthouse Neurostrategies Group di Atlanta ha ideato il neuromarketing, tecnica in via di sperimentazione che usa la risonanza magnetica per "fotografare" le attività del cervello di volontari retribuiti mentre vengono sottoposti a uno stimolo pubblicitario. Brighthouse sta già facendo consulenze a  Coca-Cola e Delta. Un approccio simile è utilizzato anche da Gerald Zaltman, professore di marketing ad Harvard, creatore del metodo Zmet (Zaltman  Metaphor Elicitation Technique) che da 10 anni usa psicologia junghiana, semiotica e neuroscienze per leggere gli impulsi più profondi dei consumatori. Gruppi di volontari raccolgono immagini che possano catturare i loro sentimenti per un certo prodotto o brand. Le immagini vemgono assemblate in un collage e discusse. Il risultato è una somma di immagini-sentimenti provati per quel dterminato marchio non filtrati dal conscio.

(Alias, 24 luglio 2004)

posted by: gabriella at 16:34 | link | comments |

Wednesday, September 01, 2004

Previsioni di felicità?

L'essere umano è l'unico animale che può prevedere se sarà triste o felice. Peccato che sbagli sistematicamente. Siamo gli unici animali che possono viaggiare nel tempo con la mente, anticipare scenari futuri e scegliere quello che ci procurerà il maggior piacere o il minor dolore. E' un buon meccanismo di adattamento, perchè significa che possiamo imparare dagli errori prima ancora di commetterli; ma la nostra capacità di simulare il futuro e prevedere il nostro piacere è molto limitata e raramente le persone sono felici o infelici quanto si aspettavano. Perchè? Se lo sono chiesti i ricercatori del Social cognition and emotion laboratory dell'università di Harvard, guidati dallo psicologo Daniel Gilbert. Gli errori di previsione emotiva sono un po' come le illusioni percettive. Qualcuno ci fa vedere una bella illusione e noi diciamo: "Accidenti, sembra proprio che il rettangolo nero stia fluttuando sopra quello bianco anche se so che non è così". Ma la consapevolezza non cancella l'illusione. Allo stesso modo, a livello razionale possiamo sapere che una previsione emotiva è sbagliata, ma questo in sé non basta a cambiare il fatto che a livello emotivo ci sembra giusta...[..]  I rapporti sociali sono molto più determinanti del denaro per la felicità. Le persone felici hanno una vasta rete di relazioni sociali e buoni rapporti con le persone che costituiscono quella rete. La cosa che sembra più interessante è che, sebbene tra il denaro e la felicità esista una relazione debole e complessa e tra i rapporti sociali e la felicità esista una relazione forte e semplice, molti di noi passano la gran parte del tempo a cercare di essere felici inseguendo la ricchezza. Perchè? Gli individui e la società non hanno gli stessi bisogni primari. Gli individui vogliono essere felici, mentre la società vuole che gli individui consumino. La maggior parte di noi non si sente personalmente responsabile di far funzionare la locomotiva economica del proprio paese, ma tutti ci sentiamo responsabili del nostro benessere. Questa divergenza di obiettivi scatena un vero dilemma e la società lo risolve astutamente insegnandoci che se consumiamo saremo felici. Viviamo all'ombra di una grande menzogna, ma quando ci rendiamo conto che è una menzogna siamo ormai vicino alla morte. Come consumatori siamo diventati irrilevanti, e già una nuova generazione sta prendendo il nostro posto nella catena dello shopping.

(John Brokman, The Edge. Internazionale, 27 febbraio 2004. www.wjh.harward.edu/-dtg/gilbert.htm)

posted by: gabriella at 12:44 | link | comments |