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N. 279671
Matilde, 1930, classe IV. DI RAZZA EBRAICA
Le cose per cui vale davvero la pena vivere
Non leggiamo e scriviamo poesie perchè è divertente. Leggiamo e scriviamo poesie perchè apparteniamo alla razza umana. E la razza umana è piena di passione. La medicina, il diritto, l'economia e l'ingegneria sono nobili occupazioni, necessarie alla sopravvivenza. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, queste sono le cose per cui vale davvero la pena vivere.
(L'attimo fuggente, USA, 1989)
Ponte verso gli altri
Fame è il mio paese natìo nella terra delle passioni. Fame di comunione umana, fame di rettitudine: una comunione costruita sulla rettitudine e una rettitudine realizzata in comunione. Soltanto la vita soddisfa le richieste della vita. E questa fame si sazia solo nell'essere la vita foggiata in modo che la mia individualità si realizzi come ponte verso gli altri, pietra nella casa celeste della rettitudine. [...] Farsi liberi e responsabili. Solo un essere vivente è stato creato così, e se egli tradisce, il contributo che avrebbe potuto essere suo mancherà in eterno.
(Dag Hammarskjold, Tracce di cammino, ed. Qiqajon. Il Sole 24 Ore, domenica 23 gennaio 2005)
Democrazia
La destra e la sinistra radicali leggono l'appello liberale alla ragione e alla tolleranza come un rifiuto della loro ideologia. Ogni democrazia necessita di una base liberale, una carta dei diritti conservata nella legge e nello spirito, perchè questo soltanto permette alla democrazia di autocorreggersi e riformarsi. In sua assenza, la sopravvivenza della democrazia è a rischio.
(Fritz Stern, The New York Times-la Repubblica, 19 gennaio 2005)
Il vero amore
L'amore è diffuso, il vero amore è raro e penso che poca gente sia così fortunata da farne l'esperienza. Le strade del normale amore sono battute e la loro segnaletica è chiara ai più: attrazione ipnotica, pensiero obnubilato, radiosa soddisfazione sessuale, sacrificio profondo di sè e desiderio di combinare i rispettivi Dna. Ma il vero amore sceglie la propria via in un territorio privo di mappe. Non conosce barriere, ostacoli, confini. E' difficile da definire, sfugge ai moderni sistemi di misura e scientificamente woolly. Ma so che il vero amore esiste. Solo che non lo posso provare.
(David Buss, Il Sole 24 Ore, domenica 16 gennaio 2005)
La vita ora appartiene al mercato
Della fecondazione abbiamo fatto un mercato. E' una trasformazione epocale: la vita che un tempo apparteneva alla religione, alla patria, alla rivoluzione, ora appartiene al mercato. Ne parliamo come un allenatore parla della sua squadra, come qualcosa di cui si può disporre. Abbiamo manipolato la vita, l'abbiamo clonata, riprodotta in provetta, comprata e venduta.
(Beppe Grillo, Il Corriere della Sera, 17 gennaio 2005)
La libertà è luce
La libertà è un bene grande, perchè solo con essa l'uomo può realizzarsi in maniera rispondente alla sua natura. La libertà è luce: permette di scegliere responsabilmente le proprie mete e la via per raggiungerle.
(Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 10 gennaio 2005, www.vatican.va)
Shalom
Quando parla di pace la sua mente va alla pace che sta dentro e fuori di noi, a quella parola "allargata", shalom, che nella Bibbia ebraica significa prosperità, buona salute, benessere e felicità e che a Gerusalemme è un respiro trattenuto per la paura, eppure vitale. "La pace, dice il cardinale, emerge anche qui in una molteplicità di piccoli gesti che non fanno notizia ma che sono autentici e efficaci. C'è anche qui tanta bontà, tanta accettazione dell'altro, tanta pazienza nella prova, tanta speranza nella sofferenza, tanta capacità di riconciliazione".
(Card. Carlo Maria Martini, La Repubblica, domenica 9 gennaio 2005)
Un uomo è ben poca cosa nel ventre di un fiume in piena
E' mai successo al Sahib di venire gettato in tanta acqua che lotta e impedisce a un uomo l'uso degli arti? A me, immerso fino al collo, sembrava non ci fosse altro che acqua sino alla fine del mondo, e il fiume mi trascinava insieme ai detriti. Un uomo è ben poca cosa nel ventre di un fiume in piena. E questa piena, benchè allora non lo sapessi, era la Grande Piena di cui la gente ancora parla.
(Rudyard Kipling, In tempo di piena, Diario della settimana, 7 gennaio 2005)
Perle di silenzio
per gentile concessione di Andrea Mills
Oggi ho bisogno di silenzio, la mia stessa voce adesso sarebbe solo caos che mi distrae dal pensare. Invece ho solo bisogno di silenzio, tanto ho parlato, troppo, tanto parlo sempre e troppo. E' arrivato il tampo di tacere, di fare uscire i pensieri cattivi e di raccoglierne di buoni. C'è che capisce e c'è chi capirà, loro ascolteranno anche il silenzio e cè chi non capisce e non capirà mai, ma non è per loro che oggi non parlo. Tutto tace, tranne il silenzio. Tace la mia bocca ma parla la mente, e quando tacerà anche la mente, sarà il cuore a parlare.
Nelle nostre mani
Il gadget più ambito al Vertice della Terra di Rio de Janeiro (giugno 1992) era un orologio in plastica che portava impresso nel quadrante il logo della conferenza: una mano con dentro un mappamondo e la scritta "In our hands", nelle nostre mani. [...] Lo Tsunami ha inceppato l'orologio: non siamo noi a reggere il pianeta, è il pianeta che ci tiene in mano. Viviamo in sua balia, tollerati come una colonia di insetti. Ogni tanto, senza preavviso, il Moloch dà un calcio al termitaio e ci spazza via in pochi secondi. [...] Secondo Ernesto Galli della Loggia questa catastrofe sarebbe assimilabile al Diluvio Universale, perchè ha unificato nella morte individui di ogni nazionalità. Peccato che l'unificazione sia durata poche ore, dopo di che le differenze sono riemerse: mentre i corpi dei cittadini thailandesi vengono spinti con le ruspe nelle fosse comuni, sulle spiagge riaprono gli ombrelloni e i turisti occidentali tornano allo snorkeling e al karaoke. La vera conseguenza del terremoto e dello Tsunami non è lo spostamento dell'asse terrestre (un fatto normale in questi casi) nè lo slittamento di Sumatra, ma l'esplosione della faglia tra paesi ricchi e poveri, tra chi nei bungalow se la spassa e chi li pulisce per poche rupie. Le due zolle, Nord e Sud, continuano ad allontanarsi. Ed è su questo abisso che dovrebbe protendersi la famosa mano dell'orologio di Rio: non per reggere il mondo, ma per correggerne le ingiustizie.
(Il Sole 24 Ore, domenica 2 gennaio 2005)
L'anno e il calendario
L'anno è l'unità fondamentale del calendario. [...] L'anno è però soprattutto un ciclo completo di morte e di rinascita. Presso i popoli africani della Costa d'Avorio l'anno comincia al'inizio della grande stagione secca (in dicembre presso i Guerè, in gennaio presso i Baulè) ma presso gli Alladian comincia con la breve stagione secca in luglio. L'anno ha inizio con le cerimonie di Angbanji, feste della ricchezza, e con le feste dell'igname, l'unica pianta della regione che per produrre ha bisogno del ciclo completo delle quattro stagioni e dà un solo raccolto. Presso i Baulè, mentre l'anno profano comincia in gennaio al momento del raccolto tardivo degli ignami, l'anno rituale comincia in agosto con l'offerta delle primizie degli ignami ai Mani degli antenati e della terra. A Roma, fino al 153 a.C., l'anno cominciava il I° marzo e veniva festeggiato in occasione del primo plenilunio seguente sotto la protezione della dea Anna Perenna. Nel 153 l'inizio dell'anno civile fu fissato al I° gennaio, data di entrata in carica dei consoli. [...] Ci volle la riforma di Gregorio XIII nel 1582 per far adottare poco a poco dalla vecchia cristianità medievale la data del I° gennaio come inizio dell'anno. [...] Nell'Occidente medievale si perpetuò l'uso, derivato in particolare dall'antichità romana e dai riti tradizionali delle strenne, dei canti, dei carnevali dell'anno nuovo, riti di passaggio e di rinnovamento. Talvolta l'Anno Vecchio, manichino bruciato, sotterrato o annegato o impiccato, oppure ragazzo travestito da vecchia, accompagnato da un corteo beffardo, incarnava la morte del passato alla soglia del rinnovamento.
(Jacques Le Goff, Storia e memoria, ed. Einaudi - Lunario di fine millennio, a cura di Guido Davico Bonino, ed. Einaudi, 1999)