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Monday, February 28, 2005

Non c'é nulla da temere dalle idee

Non c'é nulla da temere dalle idee tranne il fatto che possiamo non capirle. Non v'é senso ad avere dei governi e un ordine costituito se non é per mantenere la libertà individuale; e non c'é scopo ad avere libertà se non per scegliere tra le idee.

(Peter Benenson, Il Sole 24 Ore, 27 febbraio 2005) 

posted by: gabriella at 10:08 | link | comments |

Wednesday, February 23, 2005

Una comunicazione veritiera e libera

La grande sfida in questo nostro tempo è sostenere una comunicazione veritiera e libera, che contribuisca a consolidare il progresso integrale del mondo. A tutti è chiesto di saper coltivare un attento discernimento e una costante vigilanza, maturando una sana capacità critica di fronte alla forza persuasiva del mezzi di comunicazione.

(Il rapido sviluppo, lettera apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ai responsabili delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2005. www.vatican.va)

posted by: gabriella at 17:25 | link | comments |

Monday, February 21, 2005

Una virtù sempre meno amata  nella società contemporanea

Esiste ancora il pudore? [...] Assistiamo a una pubblicizzazione del privato, che è perfettamente in linea con talune caratteristiche di fondo della società contemporanea: propensione al consumo e dunque riduzione di ogni realtà a prodotto da esibire perché possa essere venduto, prevalere della funzione visiva (l'immagine seduce di più), supremazia dei valori tecnici (come fare) su quelli etici (perché fare). E dunque corpi, emozioni, sentimenti, vengoni utilizzati come cose. [..] Con una paradossale inversione di significato, la perdita del pudore viene spacciata per libertà, mentre di fatto è un'appropriazione dell'intimità, e dunque un tentativo di cancellazione dell'umano. Nella Bibbia (Genesi 3,7) il pudore è primariamente connesso con l'autoconsapevolezza: "Si aprirono gli occhi di tutti e due (Adamo e Eva) e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture". Nel momento in cui acquistano coscienza di sé, Adamo e Eva diventano esseri umani, acquistano cioè una soggettività che è un esser distinti, e dunque il risultato di una separazione. L'esperienza della individualità é perciò esperienza di solitudine e di distanza, ma anche di intimità con noi stessi, con quel nucleo nascosto che ci differenzia dagli altri. Il pudore allora è una sorta di barriera protettiva  a difesa dell'intimità: pone dei limiti, sancisce delle discontinuità e, contro quella che oggi è diventata una "dittatura della trasparenza", stabilisce degli interdetti.

(Augusto Romano, ttl La Stampa, 19 febbraio 2005)

posted by: gabriella at 14:47 | link | comments |

Friday, February 18, 2005

Affinchè altri occhi possano vedere al di là del visibile

Sì, accade che profeti, monaci e poeti sappiano contemplare le apocalissi del loro tempo e le narrino al futuro, affinché anche altri occhi possano vedere al di là del visibile.

La luna è più pallida di un'attrice, e ti piange, New York; cercando di vederti attraverso i ponti a brandelli, e si china per udire il timbro falso della tua voce troppo raffinata i cui canti non si odono più...Come sono state distrutte, come sono crollate, quelle grandi e possenti torri di ghiaccio e d'acciaio, fuse da quale terrore e da quale miracolo?...Le ceneri delle terre distrutte si mescolano ancora alle volute del fumo, velando le tue esequie nella loro bruma; e scrivono il tuo epitaffio di braci: "questa fu una città che si vestiva di biglietti di banca...era senza cuore come un taxi, aveva occhi altocoturnati talvolta blu come il gin, e li inchiodava, ogni giorno della sua vita sul cuore dei suoi sei milioni di poveri. Ora è morta nel terrore d'una imporvvisa contemplazione, annegata nelle acque del proprio pozzo avvelenato". 

(Thomas Merton in Nuove apocalissi di Enzo  Bianchi, ed. Rizzoli) 

posted by: gabriella at 12:43 | link | comments |

Monday, February 14, 2005

Noi, e non gli altri

Noi ci impegniamo... Ci impegniamo noi, e non gli altri; unicamente noi, e non gli altri; né chi sta in alto, né chi sta in nbasso; né chi crede, né chi non crede. Ci impegniamo, senza pretendere che gli altri si impegnino, con noi e per conto loro, con noi o in altro modo. Ci impegniamo senza giudicare chi non s'impegna, senza accusare chi non s'impegna, senza condannare chi non s'impegna, senza cercare perchè non s'impegna. Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura. La primavera incomincia con il primo fiore, la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia d'acqua, l'amore col primo pegno. Ci impegniamo perchè noi crediamo nell'amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta a impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari, Noi e non gli altri)

posted by: gabriella at 12:27 | link | comments |

Friday, February 11, 2005

L'emozione dell'anima dell'artista

L'opera d'arte consta di due elementi: quello interno e quello esterno. L'elemento interno, considerato singolarmente, è l'emozione dell'anima dell'artista. Quest'emozione ha la capacità di produrre nell'anima dello spettatore un'emozione sostanzialmente simile. Finchè l'anima è legata al corpo, di norma può ricevere vibrazioni solo attraverso la mediazione della sensibilità. La sensibilità è dunque un ponte tra l'immateriale e il materiale (artista) e tra il materiale e l'immateriale (spettatore).  Emozione - sentimento - opera - sentimento - emozione. L'elemento interno dell'opera è il suo contenuto. La vibrazione dev'essere dunque presente come condizione dell'origine di un'opera d'arte. Senza tale vibrazione può esistere solo una vuota parvenza. L'elemento interiore creato dalla vibrazione dell'anima è il contenuto dell'opera. Perchè il contenuto, che ha dapprima solo una vita "astratta", diventi un'opera d'arte, il secondo elemento, quello esteriore, deve servire alla sua incarnazione. Perciò il contenuto ricerca un mezzo espressivo, una forma "materiale". L'opera è pertanto una fusione inevitabile e indissolubile dell'elemento interiore e di quello esteriore, ossia del contenuto e della forma. L'elemento determinante è quello del contenuto. Come non è la parola a determinare il concetto, ma il concetto a determinare la parola, così è il contenuto a determinare la forma: la forma è l'espressione materiale del contenuto astratto. La scelta della forma viene dunque determinata dalla necessità interiore, la quale è essenzialmente l'unica legge immutabile dell'arte.

(Vasilij Kandinskij, Tutti gli scritti, ed. Feltrinelli)

posted by: gabriella at 15:06 | link | comments |

Thursday, February 10, 2005

Tv grottesca e tristemente deludente

La televisione nasce in Italia negli anni Cinquanta, anni densi, di ricostruzione, di rappacificazione e di contrasti politici resi seri dall'autorevolezza dei protagonisti e dalla partecipazione popolare [...] La televisione di allora fu il segno di un tempo progettuale. Si usciva dalla guerra, si viveva con la speranza, si dispiegavano possibilità di crescita. Oggi viviamo il clima di guerra, se non è sulle nostre case è nelle nostre teste. E la tv partecipa alla costruzione del presente, ma è aprogettuale. Nulla è più elementare dei programmi di oggi, più artefatto dei reality show, più desolante delle finte vite nelle false dirette. La società è uscita di scena, per rientrarvi raccontata da tetri notiziari che la interpretano senza lasciarla parlare [...] I potenti degli anni Cinquanta la censuravano, la castigavano, pretendevano consenso, ma anche che stimolasse la crescita nazionale. Oggi chi opera nella costruzione dell'immaginario sembra inseguire il presente assente. Ne consegue quella tv grottesca e tristemente deludente che è sotto gli occhi di tutti. I sociologi Miguel Benasayag e Gérard Schimt scrivono che stiamo vivendo nell'epoca delle passioni tristi. Ci si desta dal sogno del consumo come polli in un'arena da combattimento. Questo mostra la tv di oggi, con la stanca ripetizione di pubblicità non creative e un'offerta svuotata di valore, che mira alla quantità, perde credibilità e influisce sull'abbattimento della fiducia.

(Francesco Siliato, Ventiquattro il Magazine, Il Sole 24 Ore, 6 febbraio 2005) 

posted by: gabriella at 14:39 | link | comments |

Wednesday, February 09, 2005

 Shosholoza

Un grande armatore dallo spirito anticonformista lancia la prima sfida mai tentata dall'Africa per vincere la Coppa America. Privo di sponsor, compra una barca di seconda mano, recluta un improbabile equipaggio pieno di giovani neri e meticci, alcuni dei quali provenienti dai più squallidi ghetti del Sud Africa, fra lo scetticismo dei professionisti che snobbano questa barca sorpassata e la sua ciurma. Ma alla fine, la barca comincia a piazzarsi ai primi posti in molte regate, sopravanzando alcuni dei migliori velisti al mondo. Nessuno si aspetta che gli Shosholoza, questo il nome dell'equipaggio, facciano il miracolo vincendo la prossima Coppa America, in programma nel 2007 a Valencia. Ma quel che hanno fatto finora è già miracoloso. Gli Shosholoza hanno mandato in frantumi lo stereotipo della vela come sport riservato a supermanager straricchi ed equipaggi dalla pelle candida. Hanno fatto balenare la possibilità che nababbi pronti a dissipare 100 milioni di dollari per una competizione rischino di essere umiliati da un rivale che può spendere solo un quarto di questa somma. Ma la più grande impresa è stata quella di coagulare un gruppo di giovani dal futuro incerto, dimostrando loro che anch'essi potevano ottenere il meglio dalla vita. Salvatore Sarno, fondatore della Mediterranean Shipping Company (la seconda società marittima di trasporto container al mondo) principale sostenitrice della squadra, il cui nome, Shosholoza,  deriva da una vecchia canzone degli operai africani che parla dei loro sforzi per raggiungere uno scopo comune, dichiara: "Per cent'anni sono stati privati di tutto, persino del diritto di chiamarsi uomini. Adesso dobbiamo aiutarli".

(The New York Times, la Repubblica, 9 febbraio 2005)

posted by: gabriella at 15:19 | link | comments |

Friday, February 04, 2005

Un mondo più sostenibile ed equo è un mondo più sicuro 

Il pianeta è sempre più a rischio. La povertà, le malattie e il declino ambientale sono ora l'autentico asse del male. La denuncia proviene da State of the World 2005, il rapporto annuale del Worldwatch Institute, uno dei maggiori centri di ricerca sull'ambiente globale. La diminuzione della disponibilità di risorse (dall'acqua al petrolio) ha provocato negli ultimi dieci anni 5 milioni di morti e 6 milioni di profughi. L'acqua oggi manca a un abitante del pianeta su dodici, soprattutto in Bangladesh, Cina, Egitto, India, Iraq, Pakistan e Uzbekistan. Complessivamente 434 milioni di persone non hanno accesso all'acqua. Una persona su tre non ha abbastanza cibo. Poi ci sono le malattie infettive che uccidono 14 volte più delle guerre. Nel XX secolo le guerre hanno ucciso 111 milioni di persone, oltre un milione all'anno. I ricercatori che hanno realizzato il rapporto sollecitano i Governi a un maggiore rispetto ambientale: "Un mondo più sostenibile ed equo è un mondo più sicuro. I Governi devono oggi raddopiare gli sforzi per la sicurezza umana ed ambientale, spingere sul disarmo e le ricostruzioni, ridisegnare le Nazioni Unite a misura delle sfide dell'oggi e dell'immediato futuro".

(State of the World 2005, www.worldwatch.org)

posted by: gabriella at 15:54 | link | comments |

Thursday, February 03, 2005

Chi sono io?

In questo fiume in piena mi sono incontrato con tantissima gente (i volti li chiamo io) che mi ha dato moltissimo. Volti di amici, non solo sulle strade di quest'Italia, ma anche sulle strade del mondo. E sono i volti in particolare della gente di Korogocho, di tantissima gente ammalata di aids. La gente della discarica di Nairobi in Kenia, dove sorge appunto Korogocho, una baraccopoli in cui vivono ammassate migliaia e migliaia di persone. Sono i volti dei ragazzi di strada che mi hanno dato davvero una ricchezza che forse, a livello della società di oggi, si direbbe pazzia ma invece è forse l'unica saggezza possibile. Ed è questa però la ricchezza che mi viene da dentro, che è una ricchezza umana straordinaria e che deriva appunto da questo lasciarsi andare, dall'incontrare l'altro, dall'incontrare i volti degli altri. E se arrivando a sessantadue anni, spesso mi domando "chi sono io?" è davvero questa l'unica risposta che posso dare: "sono le persone che ho incontrato nella mia vita".

(Alex Zanotelli, prefazione de "L'architetto e l'angelo detenuto" di Giuseppe Cecconi, ed. Bandecchi & Vivaldi)  

posted by: gabriella at 12:05 | link | comments |