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Friday, May 27, 2005

Ciò che importa è l'Etica e che fare con l'Essere

La mia amica Patricia Bettini dice che il senso dell'Essere è di essere e basta, come dire, senza finalità di alcun tipo. [...] Proprio la sera prima del martedì in cui hanno arrestato mio padre, io gli ho esposto il pensiero di Patricia Bettini e papà si è indignato. [...] Ne ha approfittato per dirmi di non dare troppa confidenza a Patricia Bettini perchè se lei pensa che l'Essere è ciò che l'Essere è e basta, le sfugge qualcosa che nessuna ragazza intelligente potrebbe dimenticare, e cioè che gli uomini hanno coscienza, gli uomini sono l'Essere e contemporaneamente pensano l'Essere, e pertanto con il loro pensiero possono dare un senso e un indirizzo all'Essere. In sostanza stabilire dei valori assoluti, e aspirare a questi valori. Il Bene è il Bene. La Giustizia è la Giustizia, e non ci può essere "giustizia nella misura del possibile". Secondo papi ciò che importa è l'Etica e che fare con l'Essere.

(Antonio Skàrmeta, tratto dal racconto che lo scrittore leggerà questa sera a Roma al Festival Internazionale delle Letterature di Antonio Massenzio dedicato quest'anno al tema "Paura, speranza". Il padre di Antonio Skàrmeta, professore di filosofia al liceo, è stato arrestato da Pinochet durante una lezione, la Repubblica, 27 maggio 2005) 

posted by: gabriella at 12:41 | link | comments |

Thursday, May 26, 2005

Attesa e speranza

Noi siamo una costruzione. E se l'attesa è l'ansia che quella costruzione che noi siamo abbia buon fine, la speranza attiva il nostro comportamento affinchè sia nelle nostre mani l'accadere del buon fine. [...] Quando l'attesa è disabitata dalla speranza subentra la noia, dove il futuro perde slancio e il presente si dilata in uno spessore opaco dove il tempo oggettivo, quello dell'orologio, cadenza il suo ritmo sul tempo vissuto che si è arenato, infossato, arrestato. Nella noia ogni attesa è risucchiata, ogni speranza è estinta, non ci sono più né progetti né storia, ma tutto affoga nel gorgo di un presente, dove ogni orizzonte di senso si inaridisce e si spegne.  [...] Senza attesa e speranza il tempo si fa deserto che, in assenza di futuro, si espande dal presente muto al passato che ha disertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui riaccordarsi. [...] Sperare non significa solo guardare avanti con ottimismo, ma soprattutto guardare indietro per vedere come è possibile configurare quel passato che ci abita, per giocarlo in possibilità a venire.

(Umberto Galimberti, La Repubblica, 13 maggio 2005)

posted by: gabriella at 15:16 | link | comments |

Thursday, May 19, 2005

Tempo Perduto Tempo

Tempo perduto tempo, piazza Navona come altri cento giorni di vento, vento e fontane segnano il tempo con le campane. Tempo da noi sconfitto, l'ultimo raggio da un cielo fitto, castigo nero, puntuale piove sopra un ospedale e dolcemente sulla via. Tempo, mondo di sogno, mezze creature superumane, sento chitarre gatti-suonare e lancinanti come zanzare. Tempo, sembra leggero poi d'improvviso tutto è importante, ogni dettaglio significante può diventare significato. E ora non c'è patria e non c'è Dio, ma ci sei tu ci sono io e tutto il resto sembra càos, sembra niente. Tempo! Lascia passare questo tempo che forse stanotte ci fa cantare. Tempo: basta parlare! Solo ascoltare quello che hai dentro, ma prima che il fuoco del tutto sia spento, trova una strada e battila in fondo. Tempo, ci lascia muti ad osservare i nostri errori. Tempo...Fermare il tempo, sarebbe a dire: l'Eternità. 

(Tempo Perduto Tempo, parole di Roberto Kunstler, piano e voce di Sergio Cammariere, da Sergio Cammariere "Dalla pace del mare lontano")

posted by: gabriella at 13:45 | link | comments |

Tuesday, May 17, 2005

La Mille Miglia nacque così... da un sogno fatto in casa

..Finalmente, qualcuno inventò la Mille Miglia. Era l'autunno del 1926. Aymo Maggi e Franco Mazzotti, nobili rampolli della gioventù bresciana e ottimi piloti, cinquantacinque anni in due, tanto per capirci, correvano per la Pianura Padana con un'Isotta Fraschini e una Bugatti celeste come il cielo. Maggi rimuginava dentro di sé, scalpitava con lo spirito dei suoi pochi anni sull'onda della velocità futurista. [...] Mazzotti, lui che arrivava dagli States, dove aveva partecipato a corse che gli avevano riempito il cuore di vento e fatto guadagnare il soprannome che si portò fino alla tomba: "John Wayne della Bassa", tanto per chiarire. [...] Maggi e Mazzotti vedevano l'automobilismo sportivo italiano messo in secondo piano da quanto accadeva attorno, dai successi degli altri, da una situazione che pareva loro misera e provinciale. [...] I bresciani, sostenevano, avevano qualcosa di speciale, avevano un cuore fatto a motore, avevano vento e intelligenza, crema e durezza, volontà e coraggio. Forti di questa eredità genetica, i due volevano a tutti i costi trovare un'idea sensazionale, qualcosa che superasse la costrizione del circuito, che esaltasse i piloti, le strade, e soprattutto l'auto, quel mezzo che permetteva loro di sentirsi lanciati oltre il tempo e lo spazio, verso il futuro. Così proposero qualcosa a Renzo Castagneto, anch'egli bresciano, ottimo organizzatore, che trascinò nel progetto Giovanni Canestrini, giornalista della Gazzetta dello Sport, con cuore inzuppato di auto e di motori. Un pomeriggio del dicembre 1926, Canestrini invitò i tre compari a casa sua, per parlare in tranquillità, per mettere i sogni in comune e vedere se fosse davvero così difficile trovare una soluzione. [...] La Mille Miglia nacque così, da un sogno fatto in casa, per passione e per sfida, attorno a un tavolo sul quale era stesa una mappa. [...] Brescia-Roma-Brescia era il percorso da fare. Mazzotti, ancora inzuppato di America, calcolò la distanza e si accorse che i 1.600 chilometri assommati erano, esatti esatti, mille miglia. Passarono pochi mesi poi, prima che quel sogno si facesse di ferro e di strade: era il 26 marzo '27 quando partì per la prima delle diciassette edizioni che segnarono la Storia, e avvicinarono per sempre la gente a quella strana forma di corsa, domestica e selvaggia insieme.

(Ugo Riccarelli, Il Sole 24 Ore, domenica 15 maggio 2005)   

posted by: gabriella at 14:32 | link | comments |

Monday, May 16, 2005

Fiducia, la ragione di fondo di ogni rapporto

La fiducia non è un bene né un servizio, non appare in alcun conto economico, è assente nel bilancio pubblico, non si insegna all'università. Nella Costituzione compare "solo"come uno strumento insostituibile nel rapporto fra Esecutivo e Legislativo. Si può misurare, certo, ma gli indicatori sono opinabili, soggettivi, fallaci. Eppure è tutto. E' il silenzioso amalgama di ogni comunità, la ragione di fondo di ogni rapporto, familiare ed economico. Senza fiducia non si investe e si perde anche la consapevolezza e l'orgoglio di quello che si è.

(Ferruccio De Bortoli, Ventiquattro Il Magazine, 7 maggio 2005)

posted by: gabriella at 15:08 | link | comments |

Wednesday, May 11, 2005

Il dono del discernimento

Davanti a fedeli raccolti in piazza San Pietro dopo la morte di Giovanni Paolo II, Il cardinal Martini ricorda di aver pregato per il "dono del discernimento". Ecco una preghiera da condividere. Viviamo in un mondo in guerra, dove languono libertà e benessere, i progressi della scienza ci aprono frontiere e  schiudono ansie, costringendoci a scelte insidiose, in economia, in politica, in cultura. Dobbiamo decidere come, e quando, la vita comincia, quattro voti in una scheda, se le truppe a Nassiriya difendono il diritto o l'oppressione, se il mercato globale arricchisce i pescecani o può sfamare le mamme del Senegal. Ogni giorno ci proviamo, con i nostri modesti mezzi e nel clamore degli spacciatori di verità che smaniano per gli applausi e fischiano protervi gli avversari dei loro interessi. Ecco, il "dono del discernimento": la consapevolezza di vivere le nostre verità senza impugnarle come clave contro gli altri, con la forza di lasciarci "fermentare" dai valori altrui.

(Gianni Riotta, Corriere della Sera, 11 maggio 2005)

posted by: gabriella at 12:55 | link | comments |

Tuesday, May 10, 2005

Diseguaglianza...ci vogliono politici che capiscano 

L'umanità si sta dividendo in tre classi: un miliardo d'internauti, due o tre miliardi di alfabetizzati e altri due o tre miliardi di analfabeti. La diseguaglianza di opportunità, d'informazione e di potere tra alfabetizzati e analfabeti  è enorme. Ancora più grande però rischia di essere il divario tra gli internauti e gli altri. Internet è uno strumento di democrazia ma deve essere gestito. Vorrei fare tre proposte. 1) La cittadinanza digitale. Quando una persona nasce, i genitori gli danno un nome. L'Onu o l'Unesco dovrebbero dargli il suo indirizzo email e l'accesso a internet per tutta la vita. Gratuito. Come gratuita è la cittadinanza. 2) Computer a basso prezzo. I computer dovrebbero costare meno ed essere sovvenzionati dallo Stato. Specialmente i meno abbienti e i loro figli dovrebbero avere aiuti speciali, destinati a evitare il divario digitale. 3) Computer a basso impatto aziendale. [...] Per fare dieci chili di computer, ci vogliono dieci tonnellate di materiali, che diventano dieci tonnellate di rifiuti. Le aziende produttrici dovrebbero essere responsabili dei computer dalla loro costruzione al loro smaltimento e riprendersi indietro tutto quello che hanno venduto. Li costruirebbero in modo diverso e il consumo di materie prime e di energia si ridurrebbe enormemente. Tutto questo non accadrà da solo. Ci vuole la politica. Ci vogliono politici che capiscano queste cose e le facciano diventare legge. Da noi ce ne sono pochi. In altri paesi va meglio. In proposito mi hanno colpito due esempi positivi: in Corea del Sud sui nuovi edifici c'è una targa con la certificazione statale della velocità di connessione a internet. In Svizzera su molti nuovi edifici c'è un marchio certificato dallo Stato: attesta che l'edificio è stato costruito con criteri di maggior comfort e di un basso o bassissimo consumo energetico. Ecco, una vera "Casa della libertà del futuro" mi piacerebbe così: energia e informazione certificate dallo Stato e nell'interesse dei cittadini. Una casa a buon mercato, che consumi il minimo di energia e che assicuri il massimo dell'accesso all'informazione.

(Beppe Grillo, tratto dallo spettacolo Beppegrillo.it, Internazionale 6 maggio 2005)

posted by: gabriella at 08:07 | link | comments |

Friday, May 06, 2005

La responsabilità sociale della ricchezza

La ricchezza che viene ceduta a fin di bene ammonta negli Stati Uniti a oltre 240 miliardi di dollari. Una cifra paragonabile a quanto spende il Governo americano in 41 giorni. Le grandi donazioni passano attraverso le fondazioni filantropiche. Alcune di queste stanno maturando esperienze di venture philanthropy. Pur essendo no profit operano con i criteri di efficienza del venture capital, diventando soci in progetti sociali: la filantropia è un canale per restiruire alla società la ricchezza accumulata. [...] Dichiara Luciano Balbo, manager di 56 anni, che ha realizzato e gestisce la Fondazione Oltre: "Credo che il più ampio concetto che si deve affermare sia la responsabilità sociale della ricchezza. Questo implica trovare soluzioni efficaci ai bisogni sociali".

(Il Sole 24 Ore, 6 maggio 20005)

posted by: gabriella at 10:05 | link | comments |

Wednesday, May 04, 2005

L'amore è adesso

Nella logica del dono gratuito l'uomo sta nel presente: non condizionato dal passato né, soprattutto, sbilanciato nel futuro. Nell'amore ciò che conta è l'adesso. Non il futuro che porta alla pianificazione e al calcolo.

(Luc Boltanski, Senza calcolo. Il posto dell'amore nella vita sociale, Università Cattolica di Milano, 28 aprile 2005)

posted by: gabriella at 08:58 | link | comments (1) |