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Friday, July 29, 2005

Grazie Escamillo, grazie clauni

Ospedale S. Paolo, 31 ottobre 2004 (auguri Marco, per i tuoi 40 anni)
5° piano, Pediatria
compagni di avventura: Escamillo, Metrella (semi-nuova, che gia' ha fatto servizio con me al S. Paolo)
Parto di buon mattino. Telefono a Metrella che non se l'aspettava, la quaglia, dopo una buca cosmica (Lo posso dire ,metre'? bhe', l'ho detto) dorme poco, mangia poco, ha l'occhio appannato, lo sguardo perso e la zucca talmente vuota che ci si puote inserire una candela e mandarla in giro per allouìn!
Arrivati in pediatria, ci trucchiamo e via, per le stanze del reparto.
Pochi bambini ma servizio ugualmente tosto.
In particolare un bambino ha fatto resuscitare in me pensieri e sensazioni contrastanti.
Dopo qualche minuto, di gioia dei genitori, delle infermiere che nel frattempo ci avevano raggiunto, e di altre persone che erano li', il bimbo (4 anni circa) ci guarda con occhi smarriti e coi annuncia la sua voglia di mandarci a quel paese... con pianto capriccioso e inquietante.. non ci vuole, non siamo graditi..
Un rifiuto, clauni, un bel rifiuto, di un bimbo che soffre e non vuole saperne..
allora? cheffare? cheppensare? metrella e io ci guardiamo.. speriamo e crediamo che sia un rifiuto che viene dal disagio del bimbo, dalla sua sofferenza d'ospedale e non da noi.. tentiamo ancora.. la mamma ci dice che il bimbo non sopporta i camici.. (e si' che i nostri erano colorati.. ma quelli di chi ci stava vicino no).. allora magia... ho un naso rosso in tasca.. lo afferro e lo metto in faccia all'infermiera che ci era vicino .. lei ride, i genitori ridono, tutti ridono.. il bambino ci guarda dubbioso..
ancora un giochino, un giochino col papa'.. e, come d'incanto, dal suo viso parte uno di quei sorrisi che non finiscono piu'..
uno, due.. mille sorrisi.. una magia e poi un'altra ancora.. non vuole lasciarci andar via.. io e metrella ci guardiamo di nuovo, col cuore colmo di gioia...
Ci sono momenti che ti restano dentro, attimi che ti incidono l'anima.. ogni sorriso vale uno di quei momenti.. e quando questo viene in diretta da una lacrima fa battere il cuore un po' di piu'...
Giriamo ancora un po' e poi andiamo nella nostra cameretta a far finta di cambiarci..
Un naso regalato a una donna, un sorriso che nasce dal pianto e una domenica che non puo' essere come le altre..
Torniamo in macchina, guardo metrella e mi accorgo che nella zucca ha oramai mille candele accese.
Alla prossima
Escamillo

(Escamillo, http://www.lenotedelsorriso.it)

posted by: gabriella at 11:56 | link | comments (1) |

Thursday, July 28, 2005

Non ho tempo

Trova il tempo di riflettere: è la fonte della forza. Trova il tempo di giocare: è il segreto della giovinezza. Trova il tempo di leggere: è la base del sapere. Trova il tempo di essere gentile: è la strada della felicità. Trova il tempo di sognare: è il sentiero che porta alle stelle. Trova il tempo di amare: è la vera gioia di vivere. Trova il tempo d'essere felice: è la musica dell'anima.

(Sapienza irlandese, Gianfranco Ravasi, Mattutino, Avvenire, 30 giugno 2005)

posted by: gabriella at 15:29 | link | comments |

Wednesday, July 27, 2005

Il Pil non misura tutto

Il prodotto nazionale lordo comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze che trasportano i feriti degli incidenti stradali. Conta le serrature che blindano le porte delle nostre case e delle celle in cui rinchiudiamo chi cerca di scassinarle. il pil considera la distruzione delle sequoie e la morte del Lago Superiore. Aumenta con l'aumentare della produzione di napalm, di missili e di testate nucleari, ma non tiene in alcun conto la salute delle nostre famiglie, la qualità dell'istruzione, la gioia dei giochi. E' indifferente alla salubrità dei posti di lavoro e alla sicurezza delle strade. Non riesce a rilevare la bellezza della poesia, la forza di un matrimonio, l'intelligenza del dibattito politico o l'integrità dei funzionari pubblici. Insomma, misura tutto, salvo quello che rende la vita degna di essere vissuta.

(Robert Kennedy, 1925-1968, Reset, luglio-agosto 2005) 

posted by: gabriella at 11:32 | link | comments |

Tuesday, July 26, 2005

La banalità, mancanza di idee: sulla vita, su se stessi, sugli altri

Che cos'è la banalità? La parola viene comunemente usata per indicare qualcosa di convenzionale, di insignificante; essere banali significa essere mediocri. In realtà, la parola ha un'origine interessante. Banale deriva da ban, il proclama del signore feudale, da cui banal che indica "ciò che appartiene al feudatario", e successivamente ciò che è "comune agli abitanti del villaggio. Banale come "comune", che è di tutti. Questo è l'uso iniziale, ma c'è anche un altro significato implicito nell'uso della parola [...] Nel 1963 Hannah Arendt scrive: "Eichmann a Gerusalemme", a cui aggiunge un illuminante sottotitolo: un rapporto sulla banalità del male. Questo sottotitolo "banalità del male" è diventato nei quarant'anni seguenti una di quelle frasi che condensano il senso di un'epoca: viviamo in un'età in cui anche il male è banale. Hannah Arendt voleva cioè significare che Adolf Eichmann (l'uomo accusato di aver organizzato lo sterminio di migliaia di uomini, ebrei deportati da ogni parte d'Europa), non era l'immagine luciferina del Male assoluto, ma assomigliava piuttosto al nostro vicino di casa. In un passaggio del suo libro, Hannah Arendt riporta una frase pronunciata da Eichmann: "Il linguaggio burocratico è la mia unica lingua"  [...] Ai giudici del processo contro di lui, il criminale nazista appare dedito a "chiacchere vuote". In realtà la sua  banalità dipende da una vistosa incapacità di pensare, "di pensare dal punto di vista di qualcun'altro". Qui sta la questione, su cui Hannah Arendt torna in un altro punto del suo libro: "Comunicare con lui era impossibile, non perchè mentiva, ma perchè le parole e la presenza degli altri, e quindi la realtà in quanto tale, non lo toccavano". Lei lo giudica "incapace di parlare il linguaggio comune" [...] Non era uno stupido; era semplicemente senza idee e tale mancanza di idee ne faceva un individuo predisposto a divenire uno dei più grandi criminali. Di Eichmann, ci sta dicendo Hannah Arendt, ce n'è uno solo. E tuttavia nella sua unicità la definizione di "banalità" che la filosofa enuncia in modo così semplice, è notevole: assenza di idee. La banalità non è dunque l'ovvio o il mediocre, ma la mancanza di idee: sulla vita, sugli altri, su se stessi.

(Marco Belpoliti, Crolli, Giulio Eiinaudi Editore, 2005)   

posted by: gabriella at 15:34 | link | comments |

Wednesday, July 20, 2005

Pantere grigie, risorsa per le aziende

Le pantere grigie non sono una zavorra, ma una risorsa per le aziende [...] La moda del giovanilismo a tutti i costi è ormai sorpassata. C' è una rivalutazione alla grande dell'esperienza. La seniority non è acqua. I giovani sono più entusiasti, ma spesso l'aggressività non basta per portare a casa i risultati. E le aziende si sono accorte che gli anziani non sono da rottamare...

(Franco Vergnano, Nadio Delai, Il Sole 24 Ore, 20 luglio 2005)

posted by: gabriella at 14:49 | link | comments |

Tuesday, July 19, 2005

Il modernismo catalano

Modernisme: era questa la parola con cui i catalani chiamavano lo stile architettonico e, più in generale, la cultura letteraria, musicale e visiva del periodo 1890-1910 [...] In realtà il movimento non aveva un programma preciso e neppure un nucleo teorico. Voleva essere malinconico, sensibile, moderno e scandalizzare la borghesia. Il modernisme fu un concetto generico, non una vera definizione stilistica. Per un forestiero il termine risulta particolarmente fuorviante in architettura, perchè il modernisme catalano ha poche affinità con quello che la parola indica altrove. Per un inglese, un francese o un americano il modernismo nell'arte ha un significato molto più ampio: designa in pratica tutto quello che sta fra George Seurat e Andy Warhol e include tutti i possibili movimenti all'interno di quest'arco di tempo; il fauvismo, il cubismo, il surrealismo, il Bauhaus e così via, fino all'espressionismo e alla pop art. Il modernisme catalano è il ramo locale del movimento internazionale che in Francia e in Inghilterra si chiamò Art Noveau, in Italia Stile Liberty (dal nome dei magazzini londinesi di Arthur Lesenby Liberty, che vendevano oggetti di gusto floreale), in Austria Secessione e in Germania Jugendstil, lo "stile della gioventù". E pur essendo innegabile che la definizione veniva applicata a tutte le arti, la forza e la gloria del modernisme catalano furono l'architettura e l'artigianato a essa connesso: la ceramica, il ferro battuto, le vetrate istoriate, la lavorazione raffinata del legno e l'uso virtuosistico dei mattoni. In tutto questo il modernismo catalano fu insuperabile.

(Robert Hughes, Barcellona. Duemila anni di arte, cultura e autonomia. Ed. Mondadori, 2004) 

posted by: gabriella at 17:24 | link | comments |

Friday, July 15, 2005

Paura

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

(Bertolt Brecht, 1898-1956)

posted by: gabriella at 18:07 | link | comments (7) |

Wednesday, July 13, 2005

Settimo non rubare

Il mestiere di produrre richezza ha il suo protocollo: richiede voglia di arricchimento, di lotta al concorrente, di conquista del mercato. Svolgerlo eticamente significa seguire quel protocollo onestamente. E la parola "onestamente" vuol dire nè più nè meno che osservare i dieci comandamenti, o l'imperativo kantiano [...] Affinchè l'attività economica non consista in una rapina di tutti contro tutti, tre forme di controllo devono operare: la coscienza individuale, l'ambiente sociale, l'autorità pubblica [...] Se dovessi immaginare un suggerimento a una facoltà universitaria che intende formare i giovani alla consapevolezza dei problemi etici nel campo della finanza, presciverei la frequenza di un corso di "Etica". E se il programma di questo corso dovesse essere immaginato, penso che converrebbe, e forse basterebbe, concentrarlo sul settimo comandamento. Il resto è compito di buone leggi di finanza (più che di etica), di efficacia del controllo sociale e di vigilanza delle coscienze individuali.

(Intervento di Tommaso Padoa-Schioppa, "Etica e finanza: settimo non rubare" al convegno "Quali contenuti etici nell'economia", 6 settembre 2004 a Torino. Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2005)

posted by: gabriella at 10:21 | link | comments |

Monday, July 11, 2005

Scalate, strumento tipico della cannibalizzazione

Siamo davanti ad una profonda crisi del capitalismo italiano, una crisi in cui si innesta il declino delle grandi famiglie che hanno costituito l'ossatura della borghesia industriale del Paese. E poichè questo avviene nel vuoto della politica, in particolare del Governo, si determinano processi di cannibalizzazione. Mancano progetti industriali di sviluppo intorno ai quali si possa riselezionare una nuova classe dirigente: così il capitalismo implode nella forma delle scalate, strumento tipico della cannibalizzazione [...]  Il cannibalismo, anche se fa muovere il sistema, è per forza regressivo perchè divora se stesso senza produrre sviluppo. Con le scalate cambia l'assetto proprietario, ma l'apparato economico resta fermo. In un'economia dove il capitale finanziario diventa soverchiante ci sono forti rischi per le tutele sociali e l'autonomia del Paese. Tanto più se i nuovi soggetti del mondo finanziario portano con sé ricchezze poco trasparenti.

(Fausto Bertinotti, Il Sole 24 Ore, 10 luglio 2005)

posted by: gabriella at 15:03 | link | comments |

Wednesday, July 06, 2005

Spazio privilegiato della speranza umana

L'Unione europea è una terra di diritti alla quale ogni altro abitante di questo Pianeta può guardare con fiducia che qui, meglio che altrove, sono rispettati i valori della persona umana. E' giusta l'ambiziosa definizione che dà dell'Unione il Trattato costituzionale: "spazio privilegiato della speranza umana" [...] Che cosa già chiede con urgenza l'avvenire alla nostra Europa? Chiede, innanzitutto, per dirla con Ortega Y Gasset, che l'Unione sia vertebrata da iniziative di coesione politica; di coesione fisica, di coesione sociale [...] L'Europa ha bisogno di coesione sociale: non possiamo tollerare che perdurino vistose disparità di tenore di vita tra i territori e quindi tra i popoli ai quali la nostra personalità internazionale dà una rappresentanza unitaria.

(Carlo Azeglio Ciampi, Discorso al Parlamento Europeo 5 luglio 2005. Il Sole 24 Ore, 6 luglio 2005)

posted by: gabriella at 10:52 | link | comments |

Tuesday, July 05, 2005

Ma tutti i sogni nell'alba svaniscon perchè...

Penso che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu. Poi d'improvviso venivo dal vento rapito e incominciavo a volare nel cielo infinito.. Volare, cantare. Nel blu, dipinto di blu, felice di stare lassù. E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su, mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù, una musica dolce suonava soltanto per me.. Volare, cantare. Ma tutti i sogni nell'alba svaniscon perchè, quando tramonta la luna li porta con sè. Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli, che sono blu come un cielo trapunto di stelle.

(Nel blu, dipinto di blu, Franco Migliacci e Domenico Modugno, 1958) 

posted by: gabriella at 16:16 | link | comments |

Friday, July 01, 2005

Quel che conta è apparire

Il lavoro del ricercatore è umile, fatto di errori, i risultati arrivano dopo fatiche enormi. Nella cultura italiana questo non ha più valore: quel che conta è apparire, magari facendo una battuta in tv.

(Bruno Coppi, scienziato italiano, ordinario di Fisica al Mit di Boston. Il Sole 24 Ore, 1 luglio 2005)

posted by: gabriella at 10:11 | link | comments |