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Wednesday, September 28, 2005

Gli ingredienti del successo personale

Prendersi il rischio, fiducia e serendipity (essere aperti alla scoperta). Sono gli ingredienti del successo personale. Senza assunzione dei rischi, non ti può succedere nulla di buono. Senza fiducia il morale crolla. Senza serendipity non ci possono essere sorprese.

(Rita Golden Gelman, Il Sole 24 Ore, 23 settembre 2005) 

posted by: gabriella at 17:49 | link | comments |

Tuesday, September 27, 2005

La principale missione della Chiesa

"Missione basilare della Chiesa non è la soluzione dei problemi di questo mondo né l'affrontare le provocazioni della storia cioè del flusso delle azioni umane, ma di introdurre l'uomo nel mondo della Grazia divina, nel mondo di Cristo e dello Spirito Santo. Tutto ciò non significa che la Chiesa ortodossa non si interessi ai problemi degli uomini. No. Si interessa anche di questi e precisamente in modo più sincero di ogni altro. Ma li valuta con criteri giusti". Tali criteri il patriarca li individuava nella Lettera a Diogneto di un ignoto scrittore protocristiano, che concentrava lo specifico del cristianesimo nella adesione del cuore più che nella cristianizzazione della società. E concludeva: la convivenza con Cristo installato nei cuori dei fedeli è la principale missione della Chiesa.

(Patriarca ecumenico Bartolomeo I, Giancaro Zizola,  L'altro Wojtila. Riforma, restaurazione e sfide del Millennio, Ed. Sperling & Kupfer, 2003) 

posted by: gabriella at 10:48 | link | comments |

Monday, September 26, 2005

Il sorriso di un bambino

Il sorriso di un bambino è un diamante, è per sempre.

(Escamillo, www.leledainesi.com)

 

posted by: gabriella at 12:33 | link | comments |

Thursday, September 22, 2005

Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare

Sire, su che cosa regnate? Su tutto, rispose il re con grande semplicità. Su tutto? Il re, con un gesto discreto indicò il suo pianeta, gli altri pianeti e le stelle. Su tutto questo?, domandò il piccolo principe. Su tutto questo, rispose il re. Perchè non era solamente un monarca assoluto, ma un monarca universale. E le stelle vi ubbidiscono? Certamente, gli disse il re. Mi ubbidiscono immediatamente, non tollero l'indisciplina. Un tale potere meravigliò il piccolo principe. Se l'avesse avuto lui, avrebbe potuto assistere non a quarantatrè ma a settantadue, o anche a cento, a duecento tramonti nella stessa giornata, senza dover spostare mai la sua sedia! E sentendosi un po' triste al pensiero del suo piccolo pianeta abbandonato, si azzardò a sollecitare una grazia dal re: vorrei tanto vedere un tramonto...Fatemi questo piacere..Ordinate al sole di tramontare. Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all'altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l'ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io? L'avreste voi, disse con fermezza il piccolo principe. Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare, continuò il re. L'autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l'ubbidienza perchè i miei ordini sono ragionevoli. E allora il mio tramonto? ricordò il piccolo principe che non si dimenticava mai di una domanda una volta che l'aveva fatta. L'avrai, il tuo tramonto, lo esigerò, ma, nella mia sapienza di governo, aspetterò che le condizioni siano favorevoli. E quando saranno? s'informò il piccolo principe. Hem! Hem! gli rispose il re che intanto consultava un grosso calendario, hem! hem! sarà verso, verso, sarà questa sera verso le sette e quaranta! E vedrai come sarò ubbidito a puntino.

( Antoine de Saint-Exupery, Il piccolo principe

posted by: gabriella at 17:03 | link | comments |

Wednesday, September 21, 2005

I sensi

La saggezza del filosofo risiede nella capacità di operare una conversione dello sguardo, dal visibile all'invisibile, dall'immagine all'idea; non troveremo mai il principio che governa l'essere fintantoché lo ricerchiamo tra le sue manifestazioni sensibili. La visione delle essenze è antitetica rispetto alle modalità della visione sensibile.

(Marco Vozza, festival filosofia su "I sensi, Modena. ttl la stampa, 10 settembre 2005) 

posted by: gabriella at 10:46 | link | comments |

Monday, September 19, 2005

Musica

Dovremmo considerare la musica come una medicina che ognuno dovrebbe avere in casa: come l'aspirina. Solo che la musica ha un effetto più lungo e profondo. Ti aiuta a dare e ricevere. Più la si ascolta, più ci si gonfia l'anima.

(Cecilia Bartoli, D di repubblica, 17 settembre 2005)

posted by: gabriella at 10:10 | link | comments |

Friday, September 16, 2005

Il mitico Management

Dall'incontro tra competenze, responsabilità e capacità professionale deriva la vera attività che la classe dirigente dovrebbe svolgere: il mitico Management [...]. Ancora oggi la parola Management la si usa per definire ed identificare il gruppo di persone che dirige l'impresa e non, come sarebbe giusto, per delineare e raggruppare le attività fondamentali che dovrebbe svolgere. Ecco perchè quando si parla di Management nelle aziende nostrane ci si riferisce  a capi come persone fisiche e non a ciò che fanno o dovrebbero fare per giustificare la propria funzione e il proprio salario. Coloro che lo fanno da anni vengono chiamati Leader, da cui il termine Leadership, letteralmente la barca dei Capi. In questo momento sono molte le barche dei capi che navigano in mari agitati (Mar della Cina, Oceano della Concorrenza, Capo della Cassa Integrazione detto della Mala Speranza) e molti anche i Leader che, avendo navigato per una vita solo con il vento in poppa, non sanno affrontare le tempeste se non nascondendosi sotto coperta [...].  Le barche più grandi e difficli da controllare vengono affidate a capitani di ventura che ne disegnano le rotte e ne organizzano la navigazione con una piccola particolarità: fanno tutto restandosene a terra, lasciando all'equipaggio un Manuale della corretta navigazione in 4 volumi. Tali Capitani, nel linguaggio marinaro vengono definiti Consulenti di Navigazione aziendale, ma molti di loro, dopo alcuni insuccessi, passano dalla parte dei Pirati e assaltano navi che ormai conoscono alla perfezione avendone compilato anche i manuali di difesa dagli assalti.

(Enrico Bertolino, Corriere della Sera, 16 settembre 2005)  

posted by: gabriella at 15:36 | link | comments |

Thursday, September 15, 2005

Crescita zero: una buona occasione

Un senso di inquietudine pervade sia i singoli individui sia le imprese che si sentono impotenti a modificare l'andamento dell'economia, un rallentamento della crescita, quando non addirittura una crescita zero. E qui siamo a quella parola subdola: "crescita" che gli economisti applicano sia ai paesi diseredati che raccolgono tra l'altro i quattro quinti dell'umanità, sia ai paesi già sviluppati che nonostante ciò "devono crescere". Fin dove? [...].  Quando dico economia non dico solo commercio, industria e finanza, ma dico soprattuto mentalità diffusa, categoria dello spirito del nostro tempo, perchè questo è diventato, nel modo di pensare e di sentire di tutti, l'imperativo categorico della crescita [...]. Se in cambio dei soldi che toglie dalla nostre tasche, la crescita zero ci desse l'opportunità concreta di incominciare a riflettere sull'assurdo ritmo che aveva acquistato la nostra esistenza, sulla qualità della nostra comunicazione ormai troppo mediata, sulla natura un po' ambigua del nostro amore fatto ormai solo di cose, e soprattutto sul fatto che regolare tutto sul modello di una crescita all'infinito ha parentela con l'assurdo, allora anche la crescita zero, che finora tocca solo i nostri soldi e non la nostra pelle o la dignità dell'uomo come ancora accade in troppe parti del mondo, può essere accettata come una buona occasione per raddrizzare non solo il nostro costume, ma anche la qualità del nostro sguardo sulla vita e sul mondo. Ciò può avvenire incominciando magari a rinunciare all'individualismo sfrenato e aggressivo degli ultimi decenni, per privilegiare il "noi" rispetto all'"io" [...]. Nel mondo dell'opulenza compriamo, in modo maniacale merci e sempre più merci per compensare la depressione che ci deriva dalla mancanza di relazioni, che siano vere e non solo funzionali come esige la logica del lavoro. Non sarebbe impossibile invertire la tendenza, perchè la felicità, nonostante la pubblicità vi alluda, non ci viene dall'ultima generazione di telefonini o di computer e più in generale di "prodotti", ma da uno straccio di "relazione" in più che il lavoro come servizio (e non solo come produzione) potrebbe incominciare a garantire.

(Umberto Galimberti, la Repubblica, 2 settembre 2005) 

posted by: gabriella at 10:43 | link | comments |

Wednesday, September 14, 2005

Ciò che unisce gli uomini è più forte di ciò che li separa

Le civiltà non sono entità astratte. Esse si collocano nello spazio, si inseriscono nel tempo, si insinuano nei rapporti di forza e hanno il colore degli uomini che le promuovono, mossi dalle loro ambizioni e dalla loro volotà di dominio. Ma, ed è importante sottolinearlo, esse sono sempre state in contatto e si sono reciprocamente influenzate. Non si smetterebbe mai di contare le mutue influenze linguistiche che hanno segnato un gran numero di civiltà, pensiamo all'arabo, al turco, al persiano. Le parole francesi che cominciano con le lettere y e z sono per la maggior parte di origine straniera. Tutti i nomi francesi che finiscono in el, tranne Marcel, sono di origine semitica. L'Andalusia con le sue città Cordoba, Granada e Siviglia è un esempio eminente di incrocio tra le culture e le religioni, tra l'Oriente e l'Occidente [...] Oggi i conflitti non nascono dallo scontro di civiltà, ma dalla loro fusione e dagli antagonismi culturali che ne conseguono, preannunciando conflitti ulteriori. Il vero scontro è quello dei valori in cui la tradizione e la modernità si affrontano in modo particolarmente doloroso. Ciò che è ovvio per l'uno, è problematico per l'altro. Le società moderne, tutte, sono sempre più multiculturali. Praticamente tutte le società sono meticcie, e le culture si sono arricchite, oltre che scontrate, attraverso i contatti reciproci [...] I mondi si compenetrano, nonostante tutto, ricchi della loro diversità, ma allo stesso tempo si scontrano l'uno con l'altro con il peso delle loro differenze. Le comprensioni si mescolano alle incomprensioni. Ma se scommettiamo sul dialogo, dobbiamo sperare che lo scontro diminuirà e che la stabilità e la pace prevarranno. Ciò che unisce gli uomini è più forte di ciò che li separa. E' una questione di educazione. La coabitazione riuscirà se investiamo nella cultura. L'Occidente ha bisogno dell'Oriente e l'Oriente ha bisogno dell'Occidente. Questi due mondi sono complementari.

(Joseph Yacoub, L'Oriente e l'Occidente: religioni e culture. Lione 2005, Il coraggio di un umanesimo di pace. Incontro Internazionale Uomini e Religioni, Comunità di Sant'Egidio, www.santegidio.net)

   

posted by: gabriella at 11:04 | link | comments |

Monday, September 12, 2005

Non c'è giustizia senza libertà di perseguirla

La speranza di giustizia è una condizione di esistenza e questa condizione viene meno non solo laddove esiste oppressione (si pensi ai suicidi nei ghetti o campi di sterminio), ma anche per rassegnazione, atrofia, stordimento, nichilismo morali. Penso al sentimento di angoscia diffuso nelle materialistiche società opulente di cui tratta il celebre saggio di Sigmunt Freud su Il disagio della civiltà o all'"epidemia di suicidi" nella Russia disorientata dopo la liberazione dei servi della gleba, di cui parla a più riprese Dostoevskij. La giustizia è remota non solo quando ogni libertà di perseguirla è spenta ma anche quando, al contrario, la libertà (come assenza di costrizione) è assicurata ma non si sa a che cosa applicarla, a che cosa finalizzarla. C'è nelle Lettere della giovinezza di Vittorio Foa una definizione di libertà che merita di figurare accanto a quelle classiche di un Montesquieu, di un Kant o di un Hegel: "Ogni vera libertà personale non può esprimersi altrimenti che nel poter scegliere il modo di rinunciarvi" (lettera del 23 settembre 1940). Ma se non c'è nulla di giusto che, anche volendo, valga la pena della rinuncia? Giustizia e libertà, come esigenze esistenziali, mostrano così di implicarsi, di non potere fare a meno l' una dell'altra: non c'è giustizia senza libertà di perseguirla; non c'è libertà senza una giustizia che meriti di essere perseguita.

(Carlo Maria Martini, Gustavo Zagrebelsky, La domanda di giustizia, Einaudi Editore, 2003) 

posted by: gabriella at 12:05 | link | comments |

Friday, September 09, 2005

E' l'ironia l'arma della vita

E' l'ironia l'arma della vita. Il saper prendere le cose come vengono, con filosofia, con un certo distacco, sapendoci anche ridere sopra. Magari dimenticando ciò che è andato storto, per guardare a ciò per cui vale la pena di vivere [...]. Se riusciamo a prendere gli aspetti della vita, anche quelli più tristi, con un pizzico di ironia, allora le cose migliorano. L'ironia aiuta a vivere meglio. Non ci vogliono né soldi, né mezzi particolari.

(Nick Hornby, Avvenire, 8 settembre 2005) 

posted by: gabriella at 10:04 | link | comments |

Thursday, September 08, 2005

Intelligenza e consapevolezza del limite

Ci sono cose che soltanto l'intelligenza è capace di cercare ma che, da sola, non troverà mai.

(Henri Bergson, 1859-1941)

posted by: gabriella at 14:46 | link | comments |

Wednesday, September 07, 2005

Una nuova politica di interdipendenza positiva per la sinistra

In Europa e negli Stati Uniti le sconfitte della sinistra democratica riguardano il deficit di democrazia provocato dalle dure sfide della globalizazzione. La democrazia, il punto di forza della sinistra, è in gioco perchè le regole del mercato globale sembrano ostacolare la decisione dei singoli paesi di seguire vie diverse, e la sinistra non sembra in grado d'inventare un'adeguata risposta democratica alla globalizzazione [...]. Le sfide che deve affrontare la sinistra sono tipiche di un mondo interdipendente [...]. Oggi la politica delle nazioni è definita dalle realtà dell'interdipendenza globale come l'aids, la proliferazione degli armamenti, il cambiamento climatico, la teconologia, le regole dei mercati economici e il terrorismo. Ci vogliono strategie condivise, stretta collaborazione e cooperazione globale [...]. Un approccio costruttivo alla globalizzazione non può essere promosso da un partito alla volta, un popolo disperato alla volta. Il potere della globalizzazione senza regole sta nello scatenare una competizione al ribasso, in cui i lavoratori di un paese sono ineluttabilmente in concorrenza con quelli di un altro. Il prezzo del protezionismo è che gli agricoltori francesi stanno bene solo se quelli americani soffrono. Non può esserci giustizia in un paese solo, nè sicurezza in un paese solo, e neppure benessere in un paese solo: l'interdipendenza rende necessaria la collaborazione. Il compito dunque è rispondere alle sfide dell'interdipendenza con soluzioni progressiste, che spingano i cittadini a superare le loro identità campanilistiche, senza eludere quei fattori culturali e morali che legano la gente alle stesse identità.

(Benjamin R.Barber, The American Prospect, Internazionale, 2 settembre 2005)   

posted by: gabriella at 10:01 | link | comments |

Monday, September 05, 2005

Puntuale

La vita di un puntuale è un inferno di solitudine immeritata.

(Stefano Benni, Ventiquattro Il Magazine, Il Sole 24 Ore, 3 settembre 2005)

posted by: gabriella at 16:54 | link | comments (1) |

Friday, September 02, 2005

Gli esseri umani sono animali culturali, e politici

Noi siamo animali culturali: chi non ha una cultura non è umano. Ma le nostre culture variano enormemente ed è proprio tale variabilità, nel tempo e nello spazio, a rappresentare il grande vantaggio evolutivo dell'umanità. Invece di cambiare biologicamente nel corso dei millenni, gli esseri umani sono in grado di cambiare culturalmente in pochi decenni [...] Le culture possono differire enormemente persino all'interno di una comunità nazionale consolidata e prospera. La cultura della classe operaia inglese è diversa da quella delle classi medio-alte. Una società caratterizzata solamente da una cultura sarebbe a dir poco monotona, per non dire stagnante [...] Gli esseri umani, come ha detto Aristotele, sono animali politici. Affinchè in una comunità politica regni la prosperità, è necessario raggiungere un accordo quantomeno sulle regole del gioco. In tale contesto la nozione di politica è molto ampia. Comprende le metodologie di scelta dei detentori del potere esecutivo, giudiziario e legislativo. Riguarda ciò che questi ultimi sono autorizzati a fare. Riguarda anche i diritti degli individui nei confronti dello Stato e dei singoli cittadini. In breve, riguarda la legittimità e i limiti del potere. Una società in cui non si riscontra un consenso su tali questioni è una società repressiva, oppure sull'orlo della guerra civile.

(Martin Wolf, Financial Times, Il Sole 24 Ore, 2 settembre 2005)

  

posted by: gabriella at 09:46 | link | comments |

Thursday, September 01, 2005

Lavorare

Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?

(Joseph Conrad,1857-1924, Dove, Settembre)

posted by: gabriella at 15:12 | link | comments (1) |