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Tuesday, November 29, 2005

Sorridere

Dio ti dà il tuo volto. Il sorridere tocca a te.

(Proverbio irlandese, Mattutino di Gianfranco Ravasi, Avvenire, 11 ottobre 2005) 

posted by: gabriella at 12:48 | link | comments |

Monday, November 28, 2005

Cercare di capire una storia

Chi glielo fa fare? Soldi, amore del rischio e dell'avventura, idealizzazione della professione? Ho conosciuto fotografi francesi a Beirut che erano contenti solo se avevano ogni giorno almeno un proiettile a un metro di distanza. Per me non è questo. Io ho bisogno di una storia. Non sono un vero inviato. Sono più un corrispondente. Non credo nello zampettare dall'India all'Africa al Sud America, e così via. Credo più in un progetto intellettuale, nel cercare di capire una storia. 

(Lorenzo Cremonesi, Prima Comunicazione, novembre 2005)

 

posted by: gabriella at 17:18 | link | comments |

Friday, November 25, 2005

Il dogma della globalizzazione

Il mercato è ormai il solo sistema attraverso il quale si gioca e si organizza la competizione tra le nazioni, e si devolvono le ricchezze e le posizioni al loro interno. L'uno implica l'altra. Quali che fossero le intenzioni iniziali, il mercato incita alla competizione e alla conquista di vantaggi concorrenziali, suscitando una dinamica irresisitibile, ove in definitiva tutto si gioca sulle considerazioni attinenti ai costi, alle innovazioni, alla ricerca e alle posizioni dominanti, in una sorta di simbiosi con l'attuale temperie individualista. Ora, il "socialismo", che in qualunque sua forma introduce comunque le nozioni di collettività e di condivisione, interferisce profondamente con i meccanismi di mercato, tanto da costituire un handicap di competitività per il paese che vi si azzardi. E' questa la credenza generalizzata del periodo in cui viviamo, ulteriormente rafforzata dalle litanie sull'impossibilità del socialismo in un solo paese. Eppure, anche oggi è il modello di solidarietà attuato alla fine della seconda guerra mondiale da parte dei paesi occidentali, e in particolare in Europa, a dar corpo al nostro immaginario e a costituire il nostro retaggio. Ma i governanti sono soggetti alle pressioni esterne dei loro omologhi, e non possono ignorare il modello oggi dominante, se non vogliono incorrere in gravi rischi. Quali che fossero le loro convinzioni iniziali, devono stare al gioco del mercato. Insensibilimente, ciascun paese si è dunque visto costretto ad operare per ampliare il perimetro del mercato (attraverso le privatizazzioni) e per accrescerne l'efficienza (mediante la deregulation). Pare che queste esigenze si impongano a tutti i governi, indipendentemente dalla loro ispirazione dottrinale. Esse costituiscono il "programma comune" dei paesi industrializzati e di tutti quelli che aspirano ad accedere allo sviluppo [...] Questo discorso (il dogma della globalizazzione) è recepito in modi diversi dai vari stati del pianeta. Quelli che dispongono di sufficiente potenza o volontà politica si permettono di deviare spesso dalla rotta prescritta, avendo cura di protestare al tempo stesso la propria adesione alla sua economia generale. Mentre i paesi emergenti o in crisi vi si adeguano a malincuore, non potendo fare diversamente.

(Jean-Paul Fitoussi, da "La politique de l'impuissance" con Jean-Claude Guillebaud. Copyright ed. Arléa. Trad. di Elisabetta Horvat, La Repubblica, 25 novembre 2005)

posted by: gabriella at 16:14 | link | comments |

Thursday, November 24, 2005

Pensiamo alla sete degli altri

Hanno perduto la Stella una sera. Perchè si perde la Stella? A volte, per averla troppo guardata...I due Re Bianchi, che erano saggi di Caldea, hanno tracciato dei cerchi al suolo col bastone. Hanno fatto dei calcoli, grattandosi il mento...Ma la Stella è sfuggita come sfugge un'idea, e costoro, la cui anima ha sete d'una guida, hanno pianto, drizzando le tende di cotone. Ma il povero Re Nero, che gli altri due disprezzano, dice tra sé e sé: "Pensiamo alla sete degli altri. Bisogna dar da bere, comunque, agli animali". E mentre sta reggendo il secchio per il manico, nell'umile ansa di cielo in cui bevono i cammelli, scorge la Stella d'oro, che danza silenziosa.

(Edmond Rostand, Le Cantique de l'Aille, Fasquelle, Parigi 1922, trad. di C.Poma)

posted by: gabriella at 11:57 | link | comments |

Wednesday, November 23, 2005

Cercare Dio

Non cercate Dio nei vuoti firmamenti della mente, ma nell'amore umano.

(Fiodor Dostojevsky)

posted by: gabriella at 11:15 | link | comments |

Tuesday, November 22, 2005

Da quell'altura si cominciava a vedere il cappellotto scuro del faro

L'edificio solitario del faro pareva un occhio che vigilasse contro altri occhi indiscreti, uno sguardo teso verso l'infinito e dolcemente indulgente verso di noi, per un momento del tutto soli al mondo e in una natura che, a un passo dal regno dei morti, cantava sensualmente la vita. La gittata di cemento che regge l'edificio, così cullata dal mare, dal vento e dal sole, non aveva nulla da invidiare alla discrezione dei boschi dove si celavano le divinità stanche della caccia, dove si consumavano amori del tutto innocenti: un magnifico posto per fare l'amore.

( Marta Morazzoni, ttl de La Stampa, 12 novembre 2005)

posted by: gabriella at 12:06 | link | comments |

Monday, November 21, 2005

Io ho realizzato il mio sogno

Correre da maratoneta, come domenica scorsa a New York, mi ha consentuto di girare il mondo ma, ovunque io vada, mi sento ancora il bambino cresciuto nella città polverosa di Baringo, nella Rift Valley del Kenia, dove la siccità, le malattie e la fame erano una realtà quotidiana [...] Per la maggior parte dei bambini di Baringo la vita è una corsa in salita: la mancanza di cibo rende impossibile iniziare l'avventura della vita con il piede giusto. Per loro l'infanzia significa, di solito, aiutare la famiglia a trovare di che vivere. Nei casi migliori solo un bambino del nucleo familiare va a scuola. Quando avevo otto anni tutto questo è cambiato. Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite cominciò a distribuire cibo negli istituti della zona. D'improvviso ci siamo tolti dalle spalle un enorme fardello. I miei amici ed io non ci siamo più dovuti preoccupare della fame che sentivamo durante le lezioni. Mangiavamo un pasto al giorno e ci potevamo concentrare sugli studi [...] I programmi di alimentazione scolastica in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone e in altri paesi aiutarono a trasformare, nell'arco di una sola generazione, le nazioni che uscivano dalla guerra in società ed economie forti. Lo stesso potrebbe essere fatto per le nazioni in via di sviluppo. Stiamo parlando di un altro mega-progetto supercostoso? Assolutamente no. Costa, in media, solo 0,15 euro al giorno sfamare un bambino a scuola. Ogni bambino che riceve abbastanza cibo è una vita salvata, è una vita migliore che produce effetti positivi nella società. Io ho realizzato il mio sogno. Ogni bambino non ha forse il diritto di volere lo stesso?

(Paul Tergat, vincitore 2005 della Maratona di New York, Avvenire, 12 novembre 2005) 

posted by: gabriella at 12:42 | link | comments |

Thursday, November 17, 2005

Educazione

Attraverso l'educazione si costruisce la persona e quindi la società [...] E' diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell'uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. E' stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere [...] Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità per tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare e amare se stessi e le cose.

( Appello "Se ci fosse un'educazione del popolo tutti starebbero meglio", promosso da una cinqunatina di personalità del mondo della cultura e dell'economia, Il Sole 24 Ore, 17 novembre 2005)    

posted by: gabriella at 10:16 | link | comments |

Wednesday, November 16, 2005

I grandi

Ho conosciuto molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino. Ma l'opinione che avevo di loro non è molto migliorata. Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l'esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire così se era veramente una persona comprensiva. Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: "E' un cappello". E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.

(Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe)

posted by: gabriella at 12:39 | link | comments (3) |

Tuesday, November 15, 2005

Logica dell'odio

Odio di sé, odio degli altri, odio del mondo procedono di pari passo. Si chiama logica dell'odio. "Brucio dunque sono". Nelle fiamme che divorano i luoghi dove sono nati, gli incendiari contemplano la propria potenza e celebrano il compimento della propria virilità [...] Quando gli esperti parlano di "scacco" al modello francese o americano, misurano una realtà feroce con il metro di un'integrazione ideale che non trova realizzazione in alcun luogo. Ci si immagina che si tratti di assorbire elementi esterni e stranieri fondendoli in una comunità nazionale armoniosa e pacificata. Non è mai stato così. Gli immigrati polacchi, italiani, spagnoli, armeni, ebrei si sono integrati a prezzo di drammi e dolori. Non dovevano inserirsi in contesti consensuali e paradisiaci ma in città profondamente, mortalmente lacerate. Si sono rivelati francesi schierandosi [...] Resta da stabilire a quale Francia appartengano gli incendiari nichilisti. Dove abbiano imparato che essere forti significa essere in grado di nuocere. Più distruggi, più conti, più sarai rispettato. La Francia, di destra come di sinistra, farebbe bene a mirarsi nello specchio che le tendono gli sputafuoco delle nostre periferie. Chi pretende di governare l'Europa in assoluta minoranza, chi si assume il rischio di paralizzare l'Unione e vanificare cinquant'anni di sforzi costruttivi? La diplomazia francese si comporta come se le relazioni internazionali non fossero che rapporti di forza. Una simile opzione nichilista sortisce i suoi effetti interni. La negazione del diritto agisce da combustibile a tutti i livelli. Le nostre banlieues sono totalmente francesi. Gli incendiari sono integrati, ma in un paese attraversato da venti d'odio.

(André Glucksmann, Corriere della Sera, 14 novembre 2005)   

posted by: gabriella at 15:45 | link | comments |

Monday, November 14, 2005

Così va il mondo accademico

Stavo in un dipartimento di fisiologia: i miei colleghi non hanno saputo che scrivevo libri di divulgazione, fino a che non  ho vinto il premio Pulitzer. Ma appena se ne sono accorti, mi hanno rifiutao un aumento di stipendio alla prima occasione: così va il mondo accademico.

(Jared Diamond, fisiologo, la Repubblica, 11 novembre 2005)

posted by: gabriella at 10:13 | link | comments |

Friday, November 11, 2005

Creatività, dare una rappresentazione più veritiera della realtà

Nell'economia della conoscenza, si dice, il valore aggiunto viene dalla creatività dei singoli e dei gruppi; il lavoro non è più un'attività meccanica finalizzata al raggoiungimento di uno scopo, bensì un'occasione di espressione individuale, nell'ambito della quale l'aspetto volgarmente transattivo (lavoro contro retribuzione) passa quasi in secondo piano. Perchè lo scopo delle aziende diventa quello di scatenare le energie creative dei dipendenti, perchè si accresce il numero degli analisti simbolici nomadi, che saltano da un lavoro all'altro o si mettono in proprio inseguendo le loro passioni e trasformandole in un'attività redditizia [...] Avete idea di quanti siano i giovani frustrati, cresciuti con la convinzione che la società dell'informazione desse loro diritto a un lavoro "creativo", per poi ritrovarsi 10 ore al giorno in un call center di prodotti surgelati? [...] E allora forse vale la pena di far fare un paso indietro alla retorica aziendale, per provare a dare una rappresentazione più veritiera della realtà. Perchè non dirlo che il lavoro è prima di tutto un'attività retribuita, che richiede sacrifici in cambio della possibilità di mantenere sè e i propri cari?  Dopodichè andarci piano con la retorica della creatività non significa rinunciare all'obiettivo pienamente ragionevole di responsabilizzare e dare sempre più autonomia ai propri dipendenti [...] Il punto è di non accreditare l'illusione che il lavoro possa davvero trasformarsi in un gioco, facendo scomparire dall'orizzonte la dimensione dello sforzo e dell'impegno, talvolta anche gravoso.

(Giuliano Da Empoli, Il Sole 24 Ore, 11 novemnbre 2005)

posted by: gabriella at 09:41 | link | comments |

Tuesday, November 08, 2005

Passioni. Si può vivere senza filosofia, senza musica, senza gioia e senza amore. Ma mica tanto bene

La passione è un dono (o una maledizione). La passione non è dell'Io, non proviene da lui. Le passioni dell'Io hanno altri nomi, si chiamano interessi, propensioni, scelte. Una passione non si sceglie, accade. A volte certi interessi diventano passioni, ed è allora come se fossero sottratti alla disponibilità dell'Io, che infatti le patisce. Forse più spesso sono emergenze improvvise, amori a prima vista: per una donna o un uomo, per un'attività, un lavoro, un'idea. Siamo presi, posseduti, e la passione, scardinando le nostre abitudini, ci isola dal mondo quotidiano e fa da ponte verso ciò che in  noi è più segreto ed essenziale. Sottratta alle regole delle civili istituzioni, all'ordine della ragione, delle cause, delle leggi, del linguaggio [...] In realtà, le passioni non sono più di moda perchè non vanno d'accordo col sempre più diffuso narcisismo, che è insieme un segno di fragilità e una difesa contro di essa. La vita si spettacolarizza e la passione, svuotandosi, diventa cerimonia mondana [...] La post-modernità così aperta alle apparenze, le esclude per salvagurdare il suo essere fatta di pura apparenza, una carta velina che copre il vuoto.  V. Jankélévitch, un filosofo il cui Trattato delle virtù dice cose di grande profondità sul tema delle passioni, scrive: "Si può vivere senza filosofia, senza musica, senza gioia e senza amore. Ma mica tanto bene".

(Augusto Romano, ttl la stampa, 5 novembre 2005)

posted by: gabriella at 10:47 | link | comments |

Monday, November 07, 2005

La creatività si esprime talvolta di più nelle continuità

Alcune persone vorrebbero sempre partecipare all'inizio di ogni cosa. Se non hanno preso parte ai primi passi di una creazione, non trovano gusto nell'associarvisi. Si rendono conto che la creatività non è più presente all'inizio di quanto lo sia in seguito? Si esprime talvolta di più nelle continuità. Altrimenti non ci sono che avventure senza domani. Un fuoco d'artificio, una volta esauriti i suoi abbaglianti splendori, ci lascia nelle tenebre.

(Frère Roger, ttl de La Stampa, 3 settembre 2005)

posted by: gabriella at 16:24 | link | comments |

Friday, November 04, 2005

La libertà dell'amore

Davanti alle cose supreme non esiste altra libertà che l'amore.

(Friedrich Schiller a Johann Wolfgang Goethe, 16 luglio 1796, la Repubblica, 4 novembre 2005) 

posted by: gabriella at 10:35 | link | comments |

Wednesday, November 02, 2005

Buon senso

Il buon senso c'era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune.

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi)

posted by: gabriella at 10:05 | link | comments |