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Verso il mare a volare
Sopra un foglio di carta lo vedi il sole è giallo, ma se piove due segni di biro ti danno un ombrello. Gli alberi non sono altro che fiaschi di vino girati, se ci metti due tipi là sotto saranno ubriachi, l'erba è sempre verde e se vedi un punto lontano, non ci scappa è il buon Dio o è un gabbiano e va. Verso il mare a volare ed il mare è tutto blu e una nave a navigare ha una vela non di più, ma sott'acqua i pesci sanno dove andare dove gli pare non dove vuoi tu. Ed il cielo sta a guardare ed il cielo è sempre blu, c'è un aereo lassù in alto e l'aereo scende giù, c'è chi a terra lo saluta con la mano, va piano piano fuori da un bar, chissà dove va.
(Toquinho, Acquarello)
Babel
Babel, nel senso della biblica torre, mi è parsa la parola giusta per condensare il problema della comunicazione in un mondo diventato geograficamente molto più piccolo, ma dove le distanze tra gli uomini sembrano farsi sempre più grandi. Una incomunicabilità non di lingue, ma di idee e sentimenti. Tra popoli, ma anche tra padri e figli, mariti e mogli. Oggi tutti parlano e nessuno sa più ascoltare, tutti ci sentiamo soli, guardiamo gli "altri" come una minaccia.
(Alejandro Gonzàlez Inàrritu, regista di Babel, Corriere della Sera, 24 maggio 2006)
Stasera si va a vedere le lucciole
Facciamo una cosa molto semplice, viviamo vite troppo di corsa, troppo piene di stimoli, continuamente distratti dal lavoro, dal telefono, la televisione, i giornali, da quelli che ci vengono a trovare. Siamo sempre di corsa, sempre di corsa, non ci fermiamo. Chi si prende più degli spazi vuoti, del tempo per il silenzio? La sera al bambino gli danno da mangiare, lo mettono un po' davanti alla televisione e poi a letto, perché questi vogliono vedere un film, quelli vogliono andare dagli amici. Sarebbe così semplice dire: "Fermi tutti. Stasera si va a vedere le lucciole!" Non è così complicato, non è una congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c'è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole. Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia, ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d'essere parte di questa meraviglia, ma che vuoi di più, che vuoi di più? Una macchina nuova?
(Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio, Longanesi 2006)
Essere nel cuore
Non voglio essere un po' dappertutto, ma solo nei posti dove sento affezione nei miei confronti.
(Daniel Barenboim, direttore d'orchestra, la Repubblica, 16 maggio 2006)
La misura della ricchezza non è una misura della felicità
La misura nell'economia è il Pil, ed è una misura quantificata. Non è assente da questa misura la qualità dei prodotti, non quella dei servizi. Se le persone preferiscono guadagnare di meno, lavorare di meno ed essere più felici nel tempo libero, questa cosa non entra nel calcolo del prodotto nazionale lordo. D'altra parte la misura della ricchezza non è una misura della felicità. La felicità è qualcosa di molto più ampio della ricchezza e, forse, pensare che l'economia debba occuparsi di tutto ciò che costituisce motivo di soddisfazione umana sarebbe un errore.
(Tommaso Padoa-Schioppa, Che tempo che fa, Rai3, 7 maggio 2006)
Amore
L'amore non è una parola, non è nemmeno una pratica, è un'esistenza.
(Raimon Panikkar, Duomo di Milano, 16 maggio 2006)
Etica della carità e etica della verità
La differenza tra etica della carità ed etica della verità è irriducibile e capitale. La carità è un concreto rapporto di dedizione che coinvolge e si esprime in concreti atteggiamenti, azioni e rapporti di compassione (nel senso proprio di passione in comune). La verità è un insieme di proposizioni dottrinali che si esprime in codici di credenze e comportamenti astratti, come i catechismi, cattolici o laici che siano. La carità è vissuta; la verità, conosciuta. La carità agisce dall'interno delle coscienze; la verità dall'esterno. La carità considera ogni essere umano come individuo irriducibile e inconfondibile; la verità, come individuo riconducibile ed assimilabile ad altri, in classi o categorie: persona, nel primo caso, numero, nel secondo. La carità è libera e non sopporta regole generali; le regole generali e i vincoli derivano dalla verità. La carità si incarna negli essere umani; la verità tende a stabilizzarsi in istituzioni. Infine, la carità sprona alla vita buona, ma rifugge dalle condanne, perdona e riconcilia; la verità, al contrario, formula precetti, commina sanzioni e separa gli eletti dai reprobi.
(Gustavo Zagrebelsky, la Repubblica, 13 maggio 2006)
Il 16 maggio, in Duomo a Milano, "La carità in Paolo di Tarso", http://www.icn-news.com/live/index.php?pg=011&id=1146804194)
Sulla faccia scriviamo, ogni giorno, il nostro racconto
Ciascuno di noi sa scrivere racconti. Ne scriviamo uno per tutto il tempo della vita, usando abilmente una lingua che non sappiamo di possedere. Questa lingua non è fatta di parole, né di colori, né di linee; e tuttavia la sua composizione è molto simile a linguaggi a noi noti. Sulla superficie che la natura ha predisposto alla nostra inconsapevole manipolazione, sulla faccia, scriviamo ogni giorno il nostro racconto. E nelle facce dei nostri simili, incontrandole, possiamo leggere il racconto che ognuno ha scritto e porta con sé. Forse proprio nel momento in cui incontriamo gli altri, non ci accorgiamo che stanno aggiungendo, sulla loro faccia, l'ultima frase o l'ultimo aggettivo. A miliardi giriamo con la nostra paginetta stampata, ognuna diversa dall'altra che, per essere tale, deve essere ricca di altrettanti miliardi di possibilità combinatorie. E non ci accorgiamo di quanto siano bravi i nostri occhi, pronti alla lettura, a distinguere queste pagine l'una dall'altra, a cogliere il senso di una frase, l'audacia di una costruzione. Se non fosse così, gli altri ci apparirebbero tutti uguali, come uno sterminato, inconoscibile branco di acciughe (brave come noi a riconoscersi).
(Tullio Pericoli, L'anima del volto, Bompiani 2005)
L'essenza della povertà
Dice Holderlin: "Da noi, tutto si concentra sullo spirituale. Siamo divenuti poveri per divenire ricchi". La concentrazione sullo spirituale significa: raccogliersi nel riferimento dell'essere all'uomo e stare raccolti in esso. Noi siamo divenuti poveri per divenire ricchi. il divenire-ricchi non consegue all'essere-poveri come l'effetto alla causa, bensì l'autentico essere poveri è in sé l'essere-ricchi [...] Essere davvero poveri vuol dire: essere in modo tale che manchiamo di tutto ciò che sia in ultima analisi superfluo [...] L'essere-poveri in quanto non-mancare-di-nulla, se non del superfluo, è in sè già anche l'essere ricchi.
(Martin Heidegger, la Repubblica, 11 maggio 2006)
La razza umana ha bisogno di una sfida intellettuale
Può darsi che non si arrivi mai alla fine della nostra ricerca, a una comprensione completa dell'universo. E in un certo senso sono contento. La scienza, una volta trovata la spiegazione ad ogni fondamento sarebbe come l'alpinismo dopo l'Everest. La razza umana ha bisogno di una sfida intellettuale. Sarebbe noioso essere Dio, e non avere più niente da scoprire.
(Stephen Hawking, scienziato, Corriere della Sera, 9 maggio 2006)
Quel naso triste come una salita
E tramonta questo giorno in arancione e si gonfia di ricordi che non sai, mi piace restar qui sullo stradone impolverato, se tu vuoi andare vai.. (Paolo Conte, Bartali, 1986)
Il primo Giro d'Italia parte il 13 maggio 1909 alle 2.53 del mattino dal rondò di Loreto, a Milano. Le tappe sono 8, per un totale di 2448 chilometri, e 127 sono i concorrenti, dei quali solo 49 giungono a Milano. Al seguito ci sono otto vetture: quattro per le squadre, due per l'organizzazione e la giuria [...] Il montepremi del Giro all'esordio è di 25 mila lire. Luigi Ganna, il primo vincitore, guadagna 5.325 lire, l'ultimo classificato 300 lire [...] Il dodicesimo Giro d'Italia, nel 1924, annota anche una regina, Alfonsina Strada, accolta in gara contro i maschi, contro di loro. Parte col numero 72, per cadute e vicissitudini finisce fuori tempo massimo, ma prosegue senza numero e raggiunge ugualmente Milano, concludendo il Giro fra gli applausi.
(La Gazzetta dello Sport, www.gazzetta.it)
La saudade è nostalgia per l'assenza
Nella cultura portoghese la saudade ha un ruolo centrale nella lirica, nella poesia, nella musica, nella letteratura. Nel secolo scorso si formò a Lisbona persino una scuola filosofica sulla saudade. Noi Madredeus la rappresentiamo così: c'è una donna che canta un'attesa, di qualcosa o qualcuno. Mentre aspetta, la donna comunica con la sua voce una serie di emozioni, pensieri, dubbi, certezze. Il suo è uno stato cosciente e ricco di desiderio. Un desiderio triste e allegro allo stesso tempo. Perchè la saudade è nostalgia per l'assenza e felicità per il sentimento che comunque proviamo. Un desiderio amoroso, direi. Perchè, come l'amore, dell'assenza si alimenta, dell'assenza fa forza creativa.
(Teresa Salgueiro, voce dei Madredeus, www.ilportoritrovato.net)
L'oro sei tu
Per strada abbiamo dato il passaggio a due giovani. Sono diretti al villaggio ai piedi del vulcano. Ci invitano a fermarci con loro, anche perchè, ci dicono, il tempo va peggiorando e il giorno sta per finire. Entriamo nella stanza, rigorosamente riservata ai soli uomini, ci sediamo per terra e siamo serviti di ogni ben di Dio. A un certo punto uno dice: "Voi cercate l'oro!". Ho un'espressione di sorpresa ma lui insiste: "Cercate l'oro e avete anche gli strumenti per cercarlo". All'improvviso capisco: il villaggio era stato abitato, nei primi decenni del secolo, da cristiani armeni i quali prima di fuggire o di essere cacciati avrebbero nascosto l'oro da qualche parte. Allora mi si è aperto il cuore e ho detto: "L'oro è altro: l'oro è Dio, l'oro è l'amicizia, l'oro è l'amore e la pace, l'oro è la fede, la preghiera e l'ascolto di Dio, l'oro è la bontà, il rispetto, l'ospitalità, il perdono, l'oro sono i vostri bambini...". "L'oro sei tu", mi fa all'improvviso il mio interlocutore, "perchè quello che dici è bello!".
(Don Andrea Santoro, missionario in Turchia ucciso il 5 febbraio 2006, Lettere dalla Turchia, ed. Città Nuova 2006, Avvenire, 4 maggio 2006)
L'uomo spostabile
Oggi l'uomo è diventato, come usa dire Bertrand de Jouvenel, spostabile: il suo ambiente è fungibile, sicché egli è disposto a un ascetismo capovolto: per natura, ormai, egli rinuncia ai massimi beni profani, la propria terra come ente inconfondibile, la salubrità dell'aria, un ruolo sociale nitido, un lavoro sensato, costumi e oggetti d'uso che abbiano uno stile, cibi schietti. A compenso dell'ascesi, della rinuncia a questi conforti egli però non riceve beni spirituali, sibbene i materiali che si possano per caso produrre in serie [...] Gli unici a poter trarre un vantaggio dall'ascesi sono i perfettamente spostabili, che riescono a crearsi falsi bisogni che verranno soddisfatti. L'allenamento a questo nuovo ordine crea istinti repressi, fiacchi; l'uomo spostabile regredisce di qua dalle passioni. Il mistico le trascendeva.
(Elémire Zolla, 1926-2002, Il Sole 24 Ore, domenica 30 aprile 2006)
Amore
Amore significa comprendere, ed è molto difficile, che qualcosa di altro da sé è reale.
(Iris Murdoch, Esistenzialisti e mistici, Il Saggiatore 2006, ttl la Stampa, 22 aprile 2006)