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Ma chi sono i veri viaggiatori?
Sono coloro che non trascurano l'intervallo tra l'inizio e la fine, che non viaggiano solo per arrivare perchè per coloro che vogliono arrivare, per chi mira alle cose ultime, ma anche per chi mira alle mete prossime, del viaggio ne è nulla. Le terre che egli attraversa non esistono. Conta solo la meta. Egli viaggia per "arrivare", non per "viaggiare". Così il viaggio muore durante il viaggio, muore in ogni tappa che lo avvicina alla meta. E con il viaggio muore il viaggiatore stesso fissato sulla meta e cieco all'esperienza che la via dispiega al viandante che sa abitare il paesaggio e, insieme, al paesaggio sa dire addio. L'andare che salva se stesso cancellando la meta inaugura allora una visione del mondo che è radicalmente diversa da quella dischiusa dalla prospettiva della meta che cancella l'andare. Nel primo caso si aderisce al mondo come a un'offerta di accadimenti dove si può prendere provvisoria dimora finchè l'accadimento lo concede, nel secondo caso si aderisce al senso anticipato che cancella tutti gli accadimenti che, non percepiti, passano accanto agli uomini senza lasciare traccia, puro spreco della ricchezza del mondo.
(Umberto Galimberti, la Repubblica, 30 luglio 2006)
Shabbat Shalom
Sentite l'altro e l'oltre
Riprendetevi i sogni. Alzatevi dalla sedia, smettete di essere spettatori. Prendete in mano un desiderio e lavorateci sopra. Sentite l'altro e l'oltre.
(Alessandro Bergonzoni, Corriere della Sera, 21 luglio 2006)
Potermi dire amato
E hai ottenuto quello che volevi da questa vita? Sì. E cos'è che volevi? Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra.
(Raymond Carver, 1938-1988, Ultimo Frammento, Corriere della Sera, 20 luglio 2006)
La nave è una lucciola persa nel blu
Stupenda l’isola è, il clima è dolce intorno a me, ci sono palme e bambù, è un luogo pieno di virtù. Steso al sole ad asciugarmi il corpo e il viso, guardo in faccia il paradiso. Onda su onda, il mare mi ha portato qui, ritmi canzoni, donne di sogno, banane, lamponi. Onda su onda, mi sono ambientato ormai, il naufragio mi ha dato la felicità che tu, non mi sai dar…
(Paolo Conte, Onda su onda, 1974)
La verità
Siamo abituati a usare la ragione come un'arma e la verità come serva (schiava - non libera, quindi) della ragione [...] La verità non è un'arma con la quale conquistare, dominare o vincere. La verità non dà potere, anche se conferisce autorità. Chi sta nel vero è vulnerabile, perchè non sente la necessità di difendersi. Chi sta nel vero in certo qual modo abbraccia, accoglie, chi è di opinione contraria, dato che in ogni opinione c'è una parte di verità e chi difende l'opinione che a noi sembra falsa vive soprattutto di quella parte di verità [...] La verità non s'impone a nessuno, nè tantomeno a noi stessi. A ciascuno di noi si richiede la sincerità, l'esattezza e anche la coerenza; non però la verità. La verità è relazione e, sempre, una relazione a doppio senso: quello dell'affermazione in sè e quello che significa per me.
(Raimon Panikkar, Pace e disarmo culturale, Rizzoli 2003)
E' lì, in quel momento, che comprendo a fondo il senso del viaggio
Il viaggio, per me, significa muoversi il meno possibile, proprio per permettere agli umori, nelle pause accidiose, di manifestarsi, senza ulteriore pena [...] Sono un uomo da pausa, non da arrivo. Piuttosto che alzare le mani e gli occhi al cielo una volta tagliato il traguardo, preferisco quando i miei occhi si rivoltano a guardare il fondo del mio animo, le braccia si stancano e allora dico a me stesso: non ce la faccio più, quasi quasi mi fermo un momento. E' lì, in quel momento, che comprendo a fondo il senso del viaggio: girare attorno al traguardo, farsi trascinare da un istinto interiore, socializzare con persone che puoi incontrare solo nelle pause, cambiare obiettivo, sentire il territorio sotto i tuoi piedi [...] Prima di viaggiare e poi durante il viaggio non bisogna mai perdere di vista quelli che Barthes chiamava gli elementi cardinali: quelli che definiscono il nostro tema. Ovvero: la nostra bussola. Devo chiedermi, insomma, quanto un luogo mi assomiglia e quanto è lontano da me. E soprattutto perchè mi assomiglia o non mi assomiglia. [...] Non spaventarmi se il percorso è ondivago e divagatorio, perchè, in pratica, tutte le storie sono dei surrogati di un'unica storia che fa da matrice più viva e palpitante, e per questo, naturalmente, più nascosta. Prima o poi tutti noi cercheremo il percorso di viaggio più adatto, personale e pudico per arrivare a questa benedetta matrice: il nostro punto cardinale.
(Antonio Pascale, Non è per cattiveria. Confessioni di un viaggiatore pigro, Laterza Editore, 2006, ttl La Stampa, 1 luglio 2006)
Perchè semplice non è banale
"Ma vinceranno le aziende che sapranno interpretare meglio quello che gli utenti vogliono". E che cosa vogliono? "Hanno sei telecomandi in casa. Rifiuteranno di comprare il settimo. Vogliono qualcosa di più semplice. Certo, c'è chi ancora subisce la spinta verso i consumi esagerati della pubblicità. Ma non funziona più per tutti. Auspico uno sciopero dei consumatori. Una rivolta che spinga l'industria a cambiare strada. Perchè non punti più al bombardamento pubblicitario con 700 offerte diverse alla settimana [...] Ora è chiaro: i consumatori più consapevoli rifiutano l'iperconsumo e le aziende destinate a vincere sono quelle che propongono qualcosa di semplice". Perchè semplice non è banale.
(Mario Mariani, amministratore delegato di Tiscali, a colloquio con Luca De Biase, Nòva-Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2006)
Il valore della crescita dello standard di vita
Il valore della crescita dello standard di vita non consiste solo nel concreto miglioramento del come gli individui vivono ma del come esso modifica il carattere sociale, politico e, alla fine, morale di un popolo.
(Benjamin M. Friedman, The Moral Consequences of Economic Growth, pubblicato da Alfred A. Knopf, nell'articolo di Salvatore Carrubba, Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2006)
E così la musica
La montagna è uno specchio del percorso della vita. Con tutte le sue meraviglie, le difficoltà, gli imprevisti. La montagna non si può misurare. E così la musica.
(Mario Brunello, violoncellista, la Repubblica, 29 giugno 2006)
L'accecamento degli sguardi
L'urbanizzazione del mondo si presenta sotto due aspetti contradditori ma indissociabili come le facce di una medaglia: da una parte il mondo è una città (la "metacittà virtuale" evocata da Virilio), una immensa città in cui lavorano gli stessi architetti, dove si ritrovano le stesse imprese economiche e finanziarie, dove circolano gli stessi prodotti e le stesse merci; d'altra parte, la grande città è un mondo dove si ritrovano tutte le contraddizioni e i conflitti del pianeta, conseguenze dello scarto crescente tra i più ricchi dei ricchi e i più poveri dei poveri, il terzo e il quarto mondo, le diversità etniche e religiose, etc...Il mondo-città e la città-mondo appaiono intrecciati l'uno all'altra, ma in modo contradditorio: il mondo-città rappresenta l'ideale e l'ideologia del sistema della globalizzazione, nella città-mondo si esprimono le contraddizioni e le tensioni storiche generate dal sistema. Questa situazione comporta la moltiplicazione dei punti ciechi o, se si vuole, acceca gli sguardi degli abitanti delle città [...] ll primo effetto prodotto dalla coesistenza tra mondo-città e città-mondo è quello di confondere le immagini [...] Abbiamo bisogno di utopia, di pensare il tempo e uscire dall'eterno presente fissati nelle immagini che si susseguono, di far muovere lo spazio, cioè di muoverci nello spazio, di andarci a vedere dentro e non di nutrirci di immagini. Dobbiamo uscire dall'egocentrismo culturalista ("quant à soi culturaliste") e promuovere l'individualismo transculturale.
(Marc Augé, dalla relazione al convegno "Tra i confini: città, luoghi, integrazione", Milano, la Repubblica, 25 maggio 2006)
Un pallone vero!
Una volta, mentre stavamo giocando la solita partitona del pomeriggio, vedemmo comparire dal fondo del campo un tipo strano: un uomo in pantaloni corti, maglietta e scarponi militari. Ma la cosa più strana, e per noi affascinante, era che teneva sotto il braccio un grosso pallone di cuoio: un pallone vero! Lo riconoscemmo, dopo il primo disorientamento, dagli occhiali inconfondibili: cerchiati neri con le lenti azzurrate. Era il graduato tedesco! Voleva giocare con noi una partita a pallone. A gesti ci faceva capire che lui voleva mettersi dalla parte dei meno bravi, perchè appunto lui era più grande e più forte. A un ordine del graduato cominciò la partita [...] C'era un piccoletto fra noi, che si chiamava Erba: giocava benissimo. Svelto come un gatto sapeva dribblare tutti, anche il graduato che regolarmente veniva sorpreso dall'agilità di quel ragazzino. Una volta, però, senza volerlo, il graduato allungò pesantemente un piede che finì per scalcagnare un sandalo di Erba: la reazione del piccoletto fu immediata e spontanea, quasi fosse diretta a un normale compagno di gioco: "Ma va' a da' via 'l cù". La direttrice fischiò immediatamente: "Fuori! Squalificato! Questo non è il modo di comportarsi". Erba, che ormai non poteva rimangiarsi l'improperio, si alzò, avviandosi, col suo sandalo slacciato in mano. Ma a questo punto intervenne il graduato: "No, no! es normal!" andava ripetendo, "Es normal!". E andò a prendere il ragazzo per riportarlo in campo. "Lui molto bravo giocatore! Ancora giocare. Ancora giocare!". E faceva cenno alla direttrice di continuare. La direttrice rassegnata fischiò nuovamente e il gioco riprese.
(Ermanno Olmi, Ragazzo della Bovisa, Mondadori 2004)
Il mondo globalizzato è di una noia mortale
I soldi in sé sono neutri, come il sesso e il cibo. Buoni o cattivi. Sono un mezzo. L'uso in eccesso fa male all'uomo, non l'uso [...] Aboliamo la proprietà e tutto si risolve, affidiamo tutto al mercato e tutto si risolve. Siamo alle solite esagerazioni. Il mercato non è né buono né cattivo, anzi è più buono che cattivo, va difeso ed esaltato dove ce n'è poco e moderato dove ce n'è troppo. A me non piace quando l'ideologia del libero mercato nega i doveri di ciascuno verso la società. Allora che fare? Lavorare, guadagnare, usare bene quanto guadagnato onestamente, non affezionarsi troppo al danaro, affezionarsi alla propria religione, quelle vere sono tutte diverse e tutte simili perchè rispondono alle vere esigenze dell'uomo. Il mondo globalizzato è di una noia mortale. La religione ci salverà.
(Meir Tamari, economista e studioso rabbinico, intervistato da Mario Margiocco, Il Sole 24 Ore, 7 maggio 2006)
La palla è rotonda
Qualcuno disse che l'immagine vera della felicità è un bambino che calcia una palla. Nulla di più vero. Il mondo è rotondo, la palla è rotonda. Il mondo è triste ma io lo prendo a calci e mi diverto e lo trasformo in perfetta letizia.
(Giuseppe Bonura, Avvenire, 2 luglio 2006)
Capitalismo senza capitali
La ricchezza non va demonizzata: siamo dalla parte dei lavoratori e dalla parte degli imprenditori che rispettano le regole. Io le ho infrante, sono stato in prigione e ho avuto modo di riflettere criticamente su me stesso e il sistema. Noi siamo contro le distorsioni che si scaricano sempre sul cittadino, non contro la ricchezza [...] Quello che non va è il capitalismo senza capitali: l'imprenditore che si appoggia alle banche e le banche che scaricano il rischio sui risparmiatori.
(Sergio Cusani, CorrierEconomia, Corriere della Sera, 3 luglio 2006)
Semplicità
La semplicità è la forma della vera grandezza.
(Francesco De Sanctis, Avvenire, 28 giugno 2006)