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Il segreto vale meno delle vie che mi hanno condotto ad esso
Il turista moderno non è un conquistador come Cortez in cerca di avventura, oro, gloria e uomini da catechizzare [...] Il turista moderno è un uomo in vacanza antropologica: vacanza di lavoro, vacanza mentale, vacanza morale, vacanza sessuale. I turisti sono uomini per una volta l'anno in curva sud, uomini dediti appunto alla vacanza, all'attività del vacuo, del vuoto, uomini torricelliani [...] E si sente turista in vacanza chi, dovunque si trovi, è abituato a stare lontano da se stesso [...] Forse il solo turista che merita rispetto è L'etnografo di Borges, giovane e promettente studente mandato dal suo anziano professore a vivere in un accampamento indio per osservare i riti esoterici e scoprire il segreto che gli stregoni rivelano solo agli iniziati [...] Il turista-studente abitò per più di due anni sotto tende di cuoio, si coprì con vesti strane, giunse a pensare in un'altra lingua e in un modo che la sua logica respingeva [...] A quel punto convinse lo stregone a rivelargli la dottrina segreta. Poi, senza salutare nessuno, tornò in città, andò dal suo vecchio professore, gli disse che conosceva il segreto ma non volle mai rivelarlo. Si sposò, ebbe dei figli, non tornò mai più nella prateria, ma la sua ostinazione gli impedì di far carriera: "Il segreto vale meno delle vie che mi hanno condotto ad esso. Codeste vie bisogna averle percorse".
(Francesco Merlo, la Repubblica, 29 agosto 2006)
Sceneggiare il mondo per immagini
Quando guardo una casa, una persona, penso a che cosa ne scaturirà. Alle persone che potrebbero esserci, a quelle che non ci saranno mai. A quanta vita c'è in un'immagine.
(Gabriele Basilico, fotografo, Corriere della Sera, 29 agosto 2006)
I sogni non si prendono
Lei in che rapporto è con la creatività? Questa è una domanda che mi viene sempre fatta, come se ci fosse una normalità e poi ci fosse una creatività. Io sono normalissimo. Quello che faccio è quello che sono. Non vivo a due strati, come fanno invece i giocatori di calcio, che hanno una vita normale e poi vanno a giocare a pallone. Poi non so nemmeno se sono creativo. Faccio ciò che sono capace di fare. Il fatto che questo venga consideraro creativo è solo una conseguenza ma non è che abbia due vite, una normale e una creativa. E' un grande problema questo, perchè mi chiedono: "Ma dove prendi le idee?". Le idee non si prendono. Non ci sono idee. Ci sono delle visioni normali. E' come chiedere dove prendi i sogni. I sogni non si prendono. Uno va a dormire e sogna. Per la creatività è la stessa cosa.
(Oliviero Toscani intervistato da Guido Pietrosanti, Reset, luglio-agosto 2006)
Ironia
L'ironia cova da qualche parte ma non ha mai la sfacciataggine di saltare sul proscenio. D'altra parte, mi sembra, è la luce soffusa che illumina e non acceca. La vita ce ne da esempi di continuo.
(Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, in un intervista di Concita De Gregorio, la Repubblica, 26 agosto 2006)
Speranza e rischio
Sará che l'anima della gente funziona dappertutto come qui. Sarà che l'anima della gente non ha imparato a dire ancora un solo sì. Ivano Fossati, La musica che gira intorno
La vita non può essere vista unicamente come un oggetto di studio; la vita va scelta, e deve essere anche consentita. E l'orgoglio non è mai una buona causa. L'orgoglio comporta sempre un senso di superiorità, di contrapposizione, di divisione, che mal si adatta al bisogno di "incontro necessario" (per parafrasare le parole di un grande uomo dello spirito del nostro tempo) richiesto sempre più su un globo diviso da razzismi, nazionalismi, terrorismi, violenze in nome della ragione o della follia. Vale sempre l'antico adagio mai tramontato: "Orgoglio: regresso del progresso" [...] Molte sono le domande, le reazioni, le regole che una vita consapevole dei suoi meravigliosi azzardi deve pur potere porre a se stessa [...] L'ebbrezza della società cosiddetta "liquida" crea sempre più figli impertinenti dello spazio immateriale e novelli titani di quello - per nostra ventura - ancora materiale. Ma per certe cose, la vita in bilico impone di restare a terra [...] Speranza e rischio, nella memoria della natura e nella memoria della specie umana, si alternano o procedono di pari passo proprio come due lunghissime, tenute in sospeso, micropolifonie di György Ligeti, compositore ungherese il quale nel 1956, dopo la repressione dei moti d’Ungheria attuata dall’Armata sovietica, fuggì portando con sé solo pochi spartiti e si rifugiò a Vienna dove chiese la cittadinanza austriaca. A volte anche speranza e disperazione formano insieme un suono nuovo, note a grappolo in grado di creare nuove e meravigliose atmosfere al di là dei tradizionali confini tra bene e male.
(la vita in bilico, XXXII edizione delle Giornate internazionali di studio promosse e organizzate dal Centro Pio Manzù, www.piomanzu.com)
Si andavano restaurando gli antichi equilibri
Non c'è niente di strano nell'esplosione demografica dei caprioli piemontesi [...] Gli ecologi lo sanno bene, perchè le esplosioni demografiche di grandi erbivori non sono per niente una novità [...] Penso al caso esemplare dei cervi del Parco Nazionale di Yellowstone, negli Usa. Dopo averli sterminati, una decina di anni fa, i lupi vennero reintrodotti nello splendido parco ai piedi delle Montagne Rocciose. Prima d'allora l'unico lupo buono, si diceva, è quello morto: fu perciò che allevatori e perfino il personale del parco cooperarono per eliminarli completamente [...] Privo di lupi, però, il parco andò progressivamente in crisi a causa del numero sempre crescente delle popolazioni di erbivori, soprattutto di cervi, con un impatto sempre più distruttivo sulla vegetazione. Fu allora che si comprese che non è vero che il lupo buono è quello morto, ma piuttosto quello vivo. La reintroduzione di questi carnivori, assai ben congegnata, avvenne nel 1995. Da allora ad ora non solo le sterminate popolazioni di erbivori si sono ridimensionate, ma il ritorno del lupo ha avuto effetti sulla demografia di altri predatori, quali il coyote, il tasso, l'aquila e di molte altre specie animali e perfino vegetali. Si andavano restaurando gli antichi equilibri.
(Danilo Mainardi, Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2006)
Un paradosso
da dietro i vetri alito sulla memoria e non ricordo di ricordare più. Pietro Bruno, Nella strada
Considero nefasta la perdita di memoria della società contemporanea, soprattutto perchè questa perdita provoca indifferenza e irresponsabilità nei confronti del futuro. Certo, il nuovo deve venire, abbiamo bisogno del nuovo, ma esso perde qualsiasi significato se è senza rapporto col passato. L'istante abolisce l'istante. La memoria oggi è presa in carico dalla pubblicità. E l'Europa ha sofferto a lungo di memorie costruite, confabulate. Siamo una società informatizzata e siamo minacciati dall'amnesia. Un paradosso.
(Jean Starobinski, umanista, in un articolo di Vanna Vannuccini, la Repubblica, 22 agosto 2006)
La legge della comunicazione
L'inevitabile risultato del miglioramento dell'allargamento della comunicazione tra differenti livelli in una gerarchia è il considerevole ampliamento dell'area di incomprensione. Aldo, Giovanni e Giacomo in Chiedimi se sono felice, per gentile concessione di Matra
Una donna che sale in auto in montagna incrocia un autista uomo che sta scendendo e gli urla con forza dal finestrino: "Maiale!". Al che quello, per non essere da meno, le grida con quanto fiato ha in gola: "Oca!". Se non che, dopo la prima curva che affronta con velocità aumentata dalla rabbia, si trova la strada sbarrata da un enorme maiale che investe con conseguenze rovinose.
(G. Dobrilla, P. Renner, Homo Sapiens, ed. Ancora, Mattutino di Gianfranco Ravasi, Avvenire, 30 luglio 2006)
La sua protesta contro la guerra
Martedì prossimo a Madrid inizia il Congresso internazionale dei matematici e durante la cerimonia d'apertura saranno annunciati i quattro premiati con la medaglia Fields [...] Gira con insistenza il nome di Grigorij Perelman, detto Grisha, nato il 12 giugno 1966 e autore di un "abbozzo di una prova eclettica" della congettura di Poincaré in cui elabora i lavori di Richard Hamilton, matematico americano che ha sviluppato alcuni fondamenti della dimostrazione [...] La congettura fa parte dei "problemi del millennio" e per la sua soluzione l'Istituto Clay regala un milione di dollari a condizione di rispettare le regole: pubblicare su una rivista peer-reviewed e sopravvivere a due anni di esami critici da parte dei colleghi. Perelman ha infranto la prima, mettendo il suo abbozzo online nel 2002, ma è probabile che il Clay decida di premiarlo ugualmente [...] Ma Grisha è scomparso [...] C'è la sensazione crescente che se la medaglia Fields gli sarà assegnata, la ignorerà. L'ultima che ha ritirato è stata quella d'oro vinta a 16 anni, alle Olimpiadi della matematica. Invece ha rifiutato il premio della Società europea di matematica, che ricompensava al sua dimostrazione del teorema di Soul nel 1994 [...] Oggi dicono che si sia ritirato nella foresta a raccogliere funghi. La battuta allude al suo pacifismo e ad Alexander Grothendieck, altro matematico russo tutto genio e sregolatezza scomparso dopo una bella carriera in Francia tra il 1948 e il 1988. Dal 1991 in una valle dell'Alvernia (pare) pratica "l'ecologia profonda" in comunione con la natura e con Dio la cui esistenza ha dimostrato in base al realismo dei propri sogni in La clef des songes. Già scomparso negli anni Settanta lo avevano ritrovato che insegnava geometria algebrica ai ragazzini nella foresta vietnamita; era la sua protesta contro la guerra.
(Sylvie Coyaud, Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2006)
Egli imparò a volare
Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più di ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo [...] E il gabbiano Jonathan volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere. Ogni giorno, lui apprendeva nuove cose. Imparò che, venendo giù in picchiata a tutta birra, puoi infilarti sott'acqua e acchiappare pesci più prelibati, quelli che nuotano in branchi tre metri sotto la superficie: non aveva più bisogno di battelli da pesca e di pane raffermo, lui, per sopravvivere [...] Ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava...mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stavano appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia [...] Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sé solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui, per lui, visse contento, e visse molto a lungo.
(Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston, Rizzoli 1973)
Ascoltando Loreena McKennitt
Ci sono sere che il mondo s'avvolge nell'ombra cantando di nostalgia, e l'anima non sa se ascolta la sera o se ascolta se stessa.
(dal Diario di Sibilla Aleramo, 27 luglio 1946, Loreena McKennitt, Ancient Pines in Parallel Dreams)
Facciamo più quello che è giusto
Guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui
Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile e interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari "intelligente", di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui [...] Ancor più che fuori le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità. Lentamente bisogna liberarcene. Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene [...] Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con le armi.
(Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Tea 2004)
Il canto della goccia d'acqua
Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove sui nostri volti silvani, piove sulle nostre mani ignude, sui nostri vestimenti leggieri, sui freschi pensieri che l'anima schiude novella. Gabriele D'Annunzio, La pioggia nel pineto.
Fra le opere più suggestive, le piccole Gocce. Gocce di pioggia. "Io dico piove. Che cos'è piove? - si domanda Azuma -. Può essere molti modi di piovere. Ecco che dare forme diverse alla parola piove unisce, oltre ai diversi significati che abbiamo appreso mentalmente, diverse sensazioni visive che insieme ci forniscono una più completa percezione dell'evento". Ed ecco che la pioggia viene rappresentata con una serie di piccole e grandi sculture a forma di goccia, disposte accanto o l'una sull'altra, costituendo una colonna senza fine, tesa verso le nuvole. Alla fine l'artista-poeta sente, davanti allo specchio, "il canto della goccia d'acqua".
(Kengiro Azuma, artista giapponese, raccontato da Sebastiano Grasso, Corriere della Sera, 2 agosto 2006)
Libri
e per quel poco, poco spazio che i morti rioccupano nelle menti, vorrei che altro non cercaste che i libri che mi lasciai dietro. Joseph Rudyard Kipling, L'appello
Solo 5 italiani su 100, il 5,7% della popolazione, per essere precisi 3.151.000 persone, leggono un libro al mese. Solo 8 ragazzi tra i 18 e i 19 anni, l'8,2%, 66.000 giovani in assoluto, leggono più di 12 libri l'anno. Nelle famiglie la spesa per acquisto di libri, nell'ultimo decennio, è pari al 15-16% di quelle "culturali e per il tempo libero", ma è lo 0,50-0,55% di quelle non alimentari, e lo 0,43-0,44% di quelle totali sostenute dalla famiglia. Con lo 0,67% le famiglie di operai destinano all'acquisto di libri la stessa quota di quanto fanno dirigenti e liberi professionisti e più di quanto fanno lavoratori autonomi. Solo il 45,8% dei dirigenti, imprenditori, liberi professionisti dichiara di aver letto almeno un libro nel corso dell'anno (siamo a oltre 35-40 punti percentuali da Francia e Germania). Solo il 5% dei comuni delle regioni del Sud e delle Isole possiede una libreria: ma tra questi sono ben 316 i comuni con più di 10mila abitanti a esserne sprovvisti. 64,95 euro pro-capite l'anno è la spesa degli italiani per acquisti di libri = una serata in trattoria per due. I norvegesi spendono 208,75 euro pro-capite. 2,02 euro pro-capite l'anno le risorse disponibili per l'acquisto di libri da parte delle biblioteche di pubblica lettura = un cappuccino, in piedi, al bar. 3,31 euro è l'investimento annuo per studente delle scuole italiane per acquistare libri e riviste per la biblioteca scolastica = una colazione completa, in piedi, al bar. 0,31 centesimi di euro è la spesa giornaliera per acquisto di prodotti e sussidi didattici per studente = e qui al bar non si riesce ad acquistare proprio nulla...
(Associazione Italiana Editori, investirepercrescere. piùculturapiùletturapiùPaese. Stati Generali dell'Editoria 2006, www.aie.it)