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Scienza, verso il 2020
Senza un continuo ampliamento delle conoscenze scientifiche abbiamo scarse speranze di riuscire a vincere le minacce per la vita umana e di rimediare ai danni che la generazione attuale e quelle passate hanno causato alla Terra. Con un'attenzione e finanziamenti adeguati da parte dei governi, delle università e della comunità scientifica, l'informatica può assicurare risultati senza precedenti in alcune delle aree più problematiche della ricerca scientifica: modellare i sistemi che supportano la vita, comprendere la biologia, creare sistemi immunitari virtuali, gestire malattie epidemiche globali, scoprire nuovi farmaci, comprendere l'universo e l'origine della vita, aiutare a trovare nuove fonti di energia. Il progetto "Scienza, verso il 2020" descrive il modo in cui la scienza sta cambiando. Il team Microsoft Research di Cambridge ha riunito attorno allo stesso tavolo 34 scienziati di fama internazionale nei diversi ambiti scientifici, biologia, matematica, biochimia, informatica, medicina, genetica, fisica, chiedendo loro di valutare l'orientameno della scienza nei prossimi 15 anni e ipotizzare cosa il domani, e soprattutto la scienza del domani potranno riservare a tutti noi, spiegando come e perchè l'innovazione continua nel campo dell'informatica è destinata a essere sempre più il vero motore del progresso scientifico e umano. Con l'affacciarsi nella comune vita di tutti i giorni di grandi problematiche come il mutamento del clima, la biodiversità, il consumo delle risorse energetiche del pianeta e il pericolo del diffondersi di pericolose pandemie, l'importanza di dare maggiore impulso alla ricerca scientifica e stimolare nuove scoperte non può più essere ignorata.
(Microsoft Research Cambridge, Milano, 18 settembre 2006)
Haja o que Houver
(Madredeus, http://www.madredeus.com/)
Il labirinto, luogo della condizione umana
La salvezza sta nel lasciare il luogo in cui siamo in oppressione e andare o ritornare in quello della libertà [...] perchè la libertà non è dove non siamo ancora mai stati ma là, da dove proveniamo. Gustavo Zagrebelsky
"Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro". L'etica del labirinto richiede che "non ci si butti mai a capofitto nell'azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d'ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l'itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute [...] Come ho detto tante volte, la storia umana, tra salvezza e perdizione, è ambigua. Non sappiamo neppure se siamo noi i padroni del nostro destino".
(Norberto Bobbio, Autobiografia, a cura di A. Papuzzi, Ed. Laterza 1997, in un articolo di Gustavo Zagrebelsky, la Repubblica, 27 settembre 2006)
Corporate podcasting
Il podcast è certamente l'investimento innovativo dell'anno per General Motors. Bill Betts, portavoce sul web di General Motors
Inizialmente i podcast erano territorio di sperimentazione solo per i giovani che li utilizzavano come esempio di "produzione dal basso", ma ora sempre più radio, agenzie pubblicitarie, editori di testate online e grandi corporation, stanno pensando di produrre e distribuire contenuti, che i propri lettori/clienti possono seguire in mobilità. General Motors e Whirpool hanno da tempo incluso il "corporate podcasting" nelle loro strategie di marketing mix. I benefici sono soprattutto legati alla brand awarness (diffusione della marca e associazione a valori positivi) e alla fidelizzazione della clientela "promettente", quella proveniente dalla rete. Le aziende hanno poco da perdere con il podcast. A basso costo, con una piccola troupe audio/video interna o semplicemente inserendo la loro pubblicità nei podcast creati dagli utenti, possono associare il loro brand a ciò che di virale circola tra i ragazzi.
(Lele Dainesi, nòva24-Il Sole 24 Ore, 21 settembre 2006)
Una serata tanto bella al cinema
Due anni fa andai a vedere Scandalo a Filadelfia, proiettato sul grande schermo al Bryant Park, a Manhattan. Era luglio e faceva talmente caldo che io e mio fratello avevamo passato la giornata alla mostra di pinguini di Central Park (non avevamo il condizionatore), ma quando sentimmo che proiettavano il film, il nostro film preferito, in un'arena all'aperto, corremmo in centro. Arrivammo troppo tardi per trovare posto a sedere. Non avevo mai visto tanto affollamento in uno spazio aperto a New York da quando era venuto il Dalai Lama a Central Park. Cercavamo sconsolati un muretto su cui sederci, quando improvvisamente, due pazzi sacrileghi, due mentecatti, cambiarono idea e rinunciarono ai loro posti in seconda fila. Poi, dagli altoparlanti arrivò una notizia: la Hepburn aveva avuto un malore nella notte, la gente trattenne il fiato, dico sul serio, ma stava bene, sospiri di sollievo, era tornata dall'ospedale e ci salutava. Ci fu un boato! Poi cominciò il film, e io dicevo tutte le battute prima degli attori, e mio fratello mi supplicava di starmene zitta. Ma non ero l'unica. Quando Katharine sussurrò a Jimmy Stewart: "Mettimi nella tua tasca, Mike!", mille persone sussurrarono con lei. Non avevo mai passato una serata tanto bella al cinema.
(Zadie Smith, The Guardian 2003, Ventiquattro, 22 settembre 2006, traduzione a cura di Fabio Galimberti)
La metamorfosi del capitalismo
In tutta l'economia occidentale si registra una tendenza generalizzata in cui la dimensione volontaristica dell'imprenditore tende a scomparire a vantaggio del capitalismo manageriale, delle public company, dell'azione dei fondi di private equity. Cioè di quelle strutture che sono in grado di selezionare le opporrtunità di produzione e di mercato, e di riversare sulle imprese volumi di investimento non disponibili per gli investitori privati [...] Va ricordato che la grande imprenditorialità si innesta sulla grande innovazione tecnologica. Vale a dire su un terreno che non è propriamente quello meglio coltivato nell'Italia contemporanea [...] Più che dalla perdita degli eroi, il sistema italiano è afflitto dal perdurare di una mancanza di strumenti operativi adeguati a una trasformazione. Da un lato ciò sdrammatizza un dato simbolico, visto che la personalizzazione dell'economia sembra essere un elemento residuale, di status e di potere più che di progettazione reale della crescita. Ma per un altro verso, l'assenza dei leader mette allo scoperto una condizione strategica di asimmetria del capitalismo nazionale rispetto alla dimensione esterna [...] La trasformazione economica richiede regole, istituti, strumenti, azione di governo e cultura. Più che la qualità eroica dei protagonisti, e oltre allo spontaneismo creativo della piccola dimensione territoriale, ci vuole un passo decisivo verso un capitalismo trasparente e funzionante.
(Edmondo Berselli, la Repubblica, 14 settembre 2006)
Il principio di prestazione
L'uomo nell'età della tecnica è sempre meno nelle condizioni di "agire", ossia di compiere azioni in vista di uno scopo da lui scelto, e sempre più costretto a "fare", ossia a compiere azioni decsritte e prescritte dall'apparato di appartenenza, di cui non è detto che ne conosca gli scopi e, nel caso li conosca, non ne è comunque responsabile. Se a chi opera è richiesto solo di "operare bene", dove "bene" significa in modo funzionale all'apparato, l'etica si riduce al puro controllo e autocontrollo della funzionalità e dell'efficienza, senza sporgere sull'esito finale dell'attività, che è di competenza dell'apparato e non di chi vi collabora come parte del complesso, del suo ingranaggio [...] Nell'età della tecnica, il "principio di prestazione" preclude l'orizzonte degli obiettivi finali, sia in termini di conoscenza, sia in termini di responsabilità. Anzi, in quanto possibile fonte di azione autonoma e quindi imprevedibile, la responsabilità è vista, all'interno dell'organizzazione, come qualcosa di non funzionale, quando non addirittura di ostile all'ordine [...] Là dove a giudicare le azioni non sono gli scopi, ma solo la funzionalità e l'efficienza con cui questi vengono raggiunti, l'universo morale si estingue, non per negligenza dei singoli individui, ma perchè così prevede la razionalità tecnica degli apparati, la quale non conosce altro pensiero, altra riflessione, altra razionalità che non sia quella "strumentale", capace di valutare solo il rapporto costi-benefici, dove nei costi rientra anche il lavoro umano che, nella perfezione della macchina, ha il suo modello e il suo ideale.
(Umberto Galimberti, la Repubblica, 7 settembre 2006)
Paesi ricchi con gente povera
Stiamo diventando sempre di più Paesi ricchi con gente povera [...] Abbiamo sotto gli occhi un sistema commerciale globale ingiusto, che ostacola lo sviluppo, e un sistema finanziario globale instabile, in cui i Paesi poveri si trovano ripetutamente oberati da un debito ingestibile. Il denaro dovrebbe affluire dai Paesi ricchi a quelli poveri, ma sempre più spesso va nella direzione opposta [...] La teoria economica prevedeva che ci sarebbero stati individui penalizzati dalla globalizzazione, ma sosteneva anche che il numero dei beneficiati avrebbe compensato quello dei penalizzati. Non è successo [...] Stiamo diventando sempre di più Paesi ricchi con gente povera [...] Molti degli insuccessi della globalizzazione ruotano intorno a un fatto molto semplice: la globalizzazione economica ha viaggiato a un ritmo superiore a quello della globalizzazione della politica e della mentalità. Siamo diventati più interdipendenti, e una maggiore interdipendenza crea la necessità di un'azione coordinata. Ma manca ancora il quadro istituzionale per poterlo fare in modo efficace e democratico [...] La globalizzazione può essere modificata; anzi, è evidente che sarà modificata. La domanda è: i cambiamenti ci saranno imposti come risultato di una crisi o prenderemo il controllo del processo di globalizzazione? Nel primo caso si rischia di scatenare una reazione ostile alla globalizzazione, oppure si rischia di fare interventi alla rinfusa che serviranno solo a preparare il terreno per altri problemi. Nel secondo caso, ci sarebbe la possibilità di ricostruire la globalizzazione mettendola in grado di esprimere appieno le sue potenzialità e di migliorare le condizioni di vita in tutto il mondo.
(Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'Economia, Il Sole 24 Ore, 10 settembre 2006, traduzione di Fabio Galimberti)
Conversazione, un tempo diverso
Il tuo secolare desiderio trovò una pace perfetta nel mio gentile parlare. Rabindranath Tagore, Dimmi se questo è vero, amore mio
La conversazione è un'esperienza di libertà: serve ad allontanare le pressioni immediate e a distrarsi. Tra i diversi tipi di convivenza, la conversazione sembra essere quella più nobile dell'Homo sapiens. Comunicando gli uni agli altri la vita si eleva, prende coscienza della sua stessa realtà.
(Gabriel Zaid, poeta e saggista messicano, Letras libres, Internazionale, 31 agosto 2006)
"Spazi sociali" sul web
Da un paio d'anni, con il web come punto di riferimento e motore centrale, milioni di videoamatori, nutriti di televisione e internet, fanno gratuitamente uploads di video e altri elementi su siti quali YouTube, GoogleVideo, MySpace, Grouper: elementi che possono essere di loro creazione o copiati da altre fonti. Ma non fanno solo uploads: i siti permettono un insieme di attività che creano degli "spazi sociali", dei luoghi virtuali di aggregazione e di scambio [...] La pubblicità su siti "spazi sociali" trova nuove frontiere, incerte sotto certi aspetti, ma appetibili perchè aprono nuovi spazi di contatto [...] Due sono i modelli principali nelle relazioni tra i siti considerati e la pubblicità. Nel primo, mediante software appropriati vengono estratte le informazioni relative ad audience segmentate che i pubblicitari e i loro clienti possono utilizzare quasi direttamente. Il secondo è indiretto: le stesse informazioni sono utilizzate dai produttori di contenuti, che da una parte riescono a collegare in modo più stretto un'audience a contenuti specifici, dall'altra posseggono dati concreti di audience da proporre ai clienti per finanziare le produzioni e fare previsioni molto più accurate sulla fruizione [...] Questi siti stanno stanno modificando internet, il mezzo nel quale sono nati, così come con altri media e le relazioni tra essi, tanto sul piano dei contenuti che su quello tecnologico, economico e dei processi produttivi e distributivi.
(Cesare A. Massarenti, docente di Comunicazione e sistemi interattivi, nòva24-Il Sole 24 Ore, 7 settembre 2006)
A Giacinto Facchetti
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti. Arrivederci fratello mare. Mi porto un po' della tua ghiaia, un po' del tuo sale azzurro, un po' della tua infinità e un pochino della tua luce e della tua infelicità. Ci hai saputo dir molte cose sul tuo destino di mare. Eccoci con un po' più di speranza, eccoci con un po' più di saggezza. E ce ne andiamo come siamo venuti, arrivederci fratello mare.
(Nazim Hikmet, Arrivederci fratello mare)
Misura
Il primo bene consiste nella misura, nella proporzione, nell'adeguatezza, perchè ha la natura dell'eterno. Socrate, Filebo
Racconta Man Ray che “Duchamp passò la maggior parte della settimana del viaggio di nozze a studiare problemi di scacchi, e sua moglie per la disperazione si vendicò alzandosi una notte mentre egli dormiva e incollò tutti i pezzi alla scacchiera. Divorziarono tre mesi dopo”.
(Marilena Ferrari, FMR n. 14)
Ethical markets
Negli Stati Uniti la Pbs, l'emittente televisiva pubblica, trasmette ogni settimana un programma di mezz'ora sulla finanza etica, Ethical markets. Sono presentate società e imprenditori che gestiscono i loro affari secondo regole etiche, che contribuiscono alla protezione dell'ambiente e allo stesso tempo generano profitti [...] Il programma usa una serie di indicatori eticoeconomici per valutare i risultati delle società. I telespettatori di Ethical markets rappresentano il 50 per cento di chi investe nel mercato azionario. Sono persone che vogliono sapere dove vanno a finire i loro soldi e per i quali l'etica viene prima del profitto. Il binomio imprenditori illuminati-consumatori consapevoli può trasformare la globalizzazione in una forza capace di portare progresso e benessere negli angoli più remoti dei paesi non industrializzati.
(Loretta Napoleoni, economista, Helsingborgs Dagblad, Svezia, Internazionale, 31 agosto 2006)