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Friday, February 27, 2004

ANNI '80

Quello che "è" è quello che "appare": eccolo, semplificato, il manifesto degli anni'80, che sembra essere ritornato di moda. I personaggi che passeggiano per il decennio "svampito" sono le donne in carriera, l'orientalismo made in Japan, il prèt a porter. Ma gli anni Ottanta sono anche quelli della fuga dalla realtà verso due mondi possibili: il pianeta glamour vezzeggiato dagli yuppies e dal potere istituzionale e, l'altro, il pianeta dove abitano i graffitari, i rappers e gli "esploratori" più avventurosi. La società che Baudrillard chiama "del simulacro", non è così superficiale come sembra a un primo sguardo. E' un vero sovvertimento, un terremoto dei generi dove la teatralizzazione del proprio comportamento è il passaporto per la ribaltà. In arte i vari neoespressionismi accedono ai musei, il design è "barocco", la città si prepara a divenire una rete della comunicazione, una specie di interfaccia dove confluiscono modi di vita alternativi, stimoli e sperimentalismi che mandano in tilt gli schemi di una volta.

(Alias, 14 febbraio 2004)

posted by: gabriella at 10:48 | link | comments (5) |


Comments:
#1  03 March 2004 - 16:25
 
...nel frattempo è partito l'"enrichissezvous", si profila il boom della Borsa, ci si infila come talpe nel postindustriale, e nelle coscienze cominciano a farsi strada le parole pronunciate da Mickey Rourke in "Nove settimane e mezzo", che campeggeranno come un programma professionale del tempo nuovo: "I make money by money". E vai, il ritmo del decennio offre scansioni irresistibili:"You can leave your hat on", ecco lo spogliarello di kim Basinger sulle note rauche di Joe Cocker, e poi la messa in scena metropolitana di un eros da mangiare, sugoso, vorace, eccessivo, cannibalico e, per analogia, di un capitalismo dello stesso tenore (Post Italiani - cronache di un paese provvisorio, Edmondo Berselli, Mondadori, settembre 2003)
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#2  11 March 2004 - 15:26
 
Erano gli anni Ottanta, quando la moda si consolidava, diventava sistema e si esprimeva con maggior audacia. L'euforia e l'entusiasmo pervadevano gli animi e la scena, al limite dell'ingenuità. Molte stagioni sono trascorse da allora, e le sfilate sono ancora le stesse sfilate. Pensieri, sogni riposti, speranze e ambizioni di eternità e ricchezza affidati agli sguardi vuoti di centinaia di ragazze che si dimenticheranno presto o a modelle divenute star. Piedi sofferenti che calpestano chilometri di passerelle sfiorando appena il terreno dentro scarpe magnifiche, ma che finiscono con l'assomigliarsi tutte: un trailer, un momento promozionale che deve sintetizzare molti significati e conciliare altrettante variabili. Tra queste, spesso, in un ruolo marginale, c'è il vestito, il prodotto. (Passerella Show, Ventiquattro Il Magazine, 6 marzo 2004)
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#3  16 March 2004 - 15:46
 
"I socialisti sono i primi non solo a comprendere l'importanza crescente dei media nell'organizzazione del consenso, ma a metterli al centro della loro strategia, curando scientificamente l'immagine del partito secondo i canoni della pubblicità. Anche per marcare la differenza fra la modernità del Psi e la storica austerità del Pci, che la recente moda dell'"effimero" è appena riuscita a scalfire. Già nel 1981 il congresso socialista di Palermo si era offerto alle telecamere come uno show della notte, scenografia studiata dall'architetto Panseca, ragazze pon-pon e gran garofano rosso issato sul monte Pellegrino. Erano cominciati gli Ottanta. Gli anni di Bettino Craxi, primo presidente del consiglio socialista della storia repubblicana e del suo antagonista Ciriaco De Mita, del boom delle tv private e della "privatizzazione" della Rai per mano dei partiti. (Maria Grazia Bruzzone, "L'avventurosa storia del Tg in Italia", Rizzoli Libri, ed. 2002)
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#4  24 March 2004 - 16:43
 
Ritorno degli atteggiamenti e dei comportamenti a archetipi e modelli di "vecchio stampo". Allentamento della tensione verso il futuro e la progettualità. Caduta del consenso verso i valori sociali e ripiegamento su se stessi e il quotidiano. Frammentazione delle esperienze, "vocazione fatale" verso l'irresponsabilità e la leggerezza dei comportamenti individuali. Il 57% dei genitori denuncia la perdita del valore della famiglia nella società; il 79% lamenta la mancanza o l'inefficienza dei servizi sociali. L'83% degli italiani si considera religioso, anche se non praticante. Il 38% ritiene che la chiesa cattolica italiana non risponda adeguatamente ai problemi morali e ai bisogni degli individui. La quota di italiani che si riconoscono nell'identità nazionale passa dall'86% del 1972 al 76% dell'82. (I fenomeni tra metafore interpretative e numeri. Anni 1972-2002. Censis, marzo 2004)
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#5  31 March 2004 - 14:04
 
Fu Mitterand a rinunciare alla propria libertà e anche alla grandeur, quando il giorno dell'intronizzazione, il 21 maggio 1981, invitò per la cerimonia d'investitura gli intellettuali e politici mondiali che gli erano più cari, da Gabriel Garcìa Marquez a Willy Brandt, da Julio Cortàzar e William Styron a Elie Wiesel, e omise di aprire i cancelli dell'Eliseo ai dissidenti dell'Est. Non avrebbe rischiato molto a invitare Havel o Walesa, Bukovskij o Kolakowski. E anche se alcuni fossero stati impediti a venire sarebbe stato importante il gesto, che significativamente mancò....Il fastidio che i socialisti e soprattutto socialdemocratici provavavno verso i dissidenti e i movimenti di liberazione era palpabile, e pubblicamente ammesso. (Il sonno della memoria. L'Europa dei totalitarismi, Barbara Spinelli, Mondadori, I edizione Oscar saggi, febbraio 2004)
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