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Monday, April 26, 2004

Generazione duty free

Fanno un lavoro che le costringe a spostarsi di continuo tra le più grandi capitali del mondo. Costituiscono una nuova élite; non sono emigrati qualunque, ma i membri di una classe dirigente globale che sembra non avere più radici. Il rappresentante tipico di questa generazione duty free ha meno di 35 anni. Non sono solo banchieri, contabili e manager, ma anche funzionari pubblici e tutti quelli che lavorano per sigle come l'Onu o le ong. Si ipotizza che corrispondano al 5% della forza lavoro complessiva dei paesi ricchi che costituiscono l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici), il che equivale a circa 27 milioni di persone. Queste persone hanno un rapporto molto strano sia con la società che le ospita sia con il paese che hanno lasciato. Si ha la fastidiosa sensazione che non siano cittadini nel vero senso della parola. Possono votare e devono pagare le tasse, requisiti minimi della cittadinanza moderna, ma non è chiaro che altro devono fare. L'esperienza ci dice che tutte queste persone alla fine torneranno a casa o si stabiliranno da qualche parte. Il che, probabilmente, significa che dovranno scoprire il loro paese d'origine solo dopo averne conosciuti altri. Ma forse non c'è niente di male.

(New Statesman, Internazionale, 23 aprile  2004)

 

posted by: gabriella at 14:27 | link | comments |

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