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La gloria spesso è un gesto leggero, è un colore, è un sorriso
Al Tour del 1954 Federico Martìn Bahamontes dette spettacolo. Il sole picchiava, il gruppo lontano e poi dalla strada non si scorgeva nessuno arrivare. La gente sulla Romeyere, quel giorno di luglio, si stropicciò gli occhi per credere al vero. Perchè vide Bahamontes arrivato sulla cima come un baleno, guardarsi intorno un momento e andare verso un chiosco di bevande e gelati, dopo aver lasciato la bicicletta sul prato, salutare, con gentilezza, e, infine indicare al barista basito, un cono gelato. Così, come fosse un bambino goloso. Con un solo dito. In quella corsa di ossessi, dove tutti avrebbero smaniato per bruciare l'arrivo di un quarto d'ora abbondante, Bahamontes, si godette invece un gelato. Appoggiato al muretto tra la gente di Francia, si gustò la vaniglia e la vita che c'era in quel gesto banale. Nell'essere stato lassù, e per primo. Nell'esserci andato e, a dispetto della fretta, della gara, del destino, a dispetto di tutto esser vivo e felice di mangiarsi un gelato. Poi la corsa arrivò e lui riprese ad andare. E a chi, da quel giorno, gli citò quel gelato come il vezzo di un matto, Bahamontes, rispose scuotendo le spalle. "Questa è la vita" diceva "la fortuna e il destino, la vittoria e la resa, l'esser pronti a sorridere o a costruire un'impresa. E va presa per mano, su una strada infinita, pedalando ogni giorno". Federico Martìn, quel giorno, dimostrò a tutto il mondo che la gloria non è solamente il primato. Spesso è un gesto leggero, è un colore, è un sorriso. E' qualcosa di semplice, uno sguardo, un sospiro. E' un campione che vola come un aquila in cielo, in un volo che tu hai soltanto sognato.
(Ugo Riccarelli "Un gelato per la gloria" da L'angelo di Coppi, ed. Mondadori, 2001, Il Sole 24 Ore, Domenica 27 giugno 2004)
