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Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé serve sempre
Si sa, capita a tanta gente, ma non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Questo era sempre stato anche il mio atteggiamento. Così, quando capitò a me, ero impreparato come tutti e in un primo momento fu come se davvero succedesse a qualcun altro. "Signor Terzani, lei ha il cancro" disse il medico, ma era come non parlasse a me, tanto é vero, e me ne accorsi subito, meravigliandomi, che non mi disperai, non mi commossi: come se in fondo la cosa non mi riguardasse. Forse quella prima indifferenza fu solo un'istintiva forma di difesa, un modo per mantenere un contegno, per prendere le distanze, ma mi aiutò. Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé serve sempre. Ed è un esercizio, questo, che si può imparare. Passai ancora una notte in ospedale, da solo, a riflettere. Pensai a quanti altri, prima di me, in quelle stesse stanze, avevano avuto simili notizie e trovai quella compagnia in qualche modo incoraggiante.
(Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, ed. Longanesi, 2004)
