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23 agosto, giornata Onu per celebrare la fine dello schiavismo
Ancora oggi esistono almeno 27 milioni di schiavi. In Sudan, almeno 15 mila persone all'anno vengono rapite per essere schiavizzate; in Brasile, secondo il rapporto Onu, mille persone sono state liberate, nel 2003, dalla piantagioni amazzoniche; in Pakistan, persone di ogni età sono comperate e vendute. Quasi 180 milioni di bambini, sotto i 10 anni, sono al lavoro nel mondo, addetti a produzioni tossiche. Ottocentomila donne e non di rado bambine e bambini, sono introdotti ogni anno nel mercato della prostituzione forzata. Inoltre, la terza età dello schiavismo, dopo l'età delle servitù antica e lo schiavismo delle piantagioni europee nelle Americhe, principalmente riservato agli africani, è quella aperta dall'outsourcing, dalla possibilità di trasportare posti di lavoro laddove il lavoro è più a buon mercato e, soprattutto, indifeso. Uno studio del Cato Institute di Washington rileva che il costo medio di un laureato in economia e commercio in India, dove 360 mila posti di lavoro americani da contabili sono volati nel 2003, è il 5%, un ventesimo, del costo di un collega americano. Nel lavoro manuale, nelle fabbriche di magliette, palloni, scarpe, ecc..., i nuovi schiavi in Cina, Pakistan, Thailandia, Malaysia, America Latina, misurano i salari non in euro o dollari all'ora, ma in centesimi. "Se volete davvero commemorare la giornata internazionale contro la schiavitù, lasciate perdere le cerimonie e toccate invece la maglietta che avete indosso. Le probabilità sono che sia stata fabbricata ieri mattina da uno schiavo", è il monito di Koichiro Matsuura, direttore dell'Unesco.
(Vittorio Zucconi, La Repubblica, 24 agosto 2004)
