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Previsioni di felicità?
L'essere umano è l'unico animale che può prevedere se sarà triste o felice. Peccato che sbagli sistematicamente. Siamo gli unici animali che possono viaggiare nel tempo con la mente, anticipare scenari futuri e scegliere quello che ci procurerà il maggior piacere o il minor dolore. E' un buon meccanismo di adattamento, perchè significa che possiamo imparare dagli errori prima ancora di commetterli; ma la nostra capacità di simulare il futuro e prevedere il nostro piacere è molto limitata e raramente le persone sono felici o infelici quanto si aspettavano. Perchè? Se lo sono chiesti i ricercatori del Social cognition and emotion laboratory dell'università di Harvard, guidati dallo psicologo Daniel Gilbert. Gli errori di previsione emotiva sono un po' come le illusioni percettive. Qualcuno ci fa vedere una bella illusione e noi diciamo: "Accidenti, sembra proprio che il rettangolo nero stia fluttuando sopra quello bianco anche se so che non è così". Ma la consapevolezza non cancella l'illusione. Allo stesso modo, a livello razionale possiamo sapere che una previsione emotiva è sbagliata, ma questo in sé non basta a cambiare il fatto che a livello emotivo ci sembra giusta...[..] I rapporti sociali sono molto più determinanti del denaro per la felicità. Le persone felici hanno una vasta rete di relazioni sociali e buoni rapporti con le persone che costituiscono quella rete. La cosa che sembra più interessante è che, sebbene tra il denaro e la felicità esista una relazione debole e complessa e tra i rapporti sociali e la felicità esista una relazione forte e semplice, molti di noi passano la gran parte del tempo a cercare di essere felici inseguendo la ricchezza. Perchè? Gli individui e la società non hanno gli stessi bisogni primari. Gli individui vogliono essere felici, mentre la società vuole che gli individui consumino. La maggior parte di noi non si sente personalmente responsabile di far funzionare la locomotiva economica del proprio paese, ma tutti ci sentiamo responsabili del nostro benessere. Questa divergenza di obiettivi scatena un vero dilemma e la società lo risolve astutamente insegnandoci che se consumiamo saremo felici. Viviamo all'ombra di una grande menzogna, ma quando ci rendiamo conto che è una menzogna siamo ormai vicino alla morte. Come consumatori siamo diventati irrilevanti, e già una nuova generazione sta prendendo il nostro posto nella catena dello shopping.
(John Brokman, The Edge. Internazionale, 27 febbraio 2004. www.wjh.harward.edu/-dtg/gilbert.htm)
