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Cool hunter, sono ancora di moda?
L'importanza del "cool hunter", vero e proprio cacciatore di tendenze pieno d'intuito in voga negli anni '90, è in forte declino. Francesco Morace, presidente dell'istituto di ricerca e consulenza strategica Future Concept Lab, parla di concetto, più che di tendenza: "bisogna affiancare all'analisi passiva dei trend e dei bisogni l'elaborazione attiva dei concept e dei desideri". Anche per Giulia Ceriani, docente di semiotica all'università di Siena e amministratore di Baba, azienda italiana che si occupa di scenari di mercato e marketing comunicazionale, la figura sta perdendo rilievo: "abbiamo dei cool hunter, ma contano solo per il 15% del lavoro. Nella mia esperienza conta di più una buona analisi, dove è determinante la semiotica e l'antropologia, e una raccolta di informazioni sistematiche"....[..] Quali sono, allora, le nuove vie del marketing? La nuova frontiera è il subconsio. La Brighthouse Neurostrategies Group di Atlanta ha ideato il neuromarketing, tecnica in via di sperimentazione che usa la risonanza magnetica per "fotografare" le attività del cervello di volontari retribuiti mentre vengono sottoposti a uno stimolo pubblicitario. Brighthouse sta già facendo consulenze a Coca-Cola e Delta. Un approccio simile è utilizzato anche da Gerald Zaltman, professore di marketing ad Harvard, creatore del metodo Zmet (Zaltman Metaphor Elicitation Technique) che da 10 anni usa psicologia junghiana, semiotica e neuroscienze per leggere gli impulsi più profondi dei consumatori. Gruppi di volontari raccolgono immagini che possano catturare i loro sentimenti per un certo prodotto o brand. Le immagini vemgono assemblate in un collage e discusse. Il risultato è una somma di immagini-sentimenti provati per quel dterminato marchio non filtrati dal conscio.
(Alias, 24 luglio 2004)
