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Operazione "caliamo le braghe"
I ribelli, i ribelli....[..] Padre Vittorio Bongiovanni, saveriano a Makeni, corre verso i combattenti. Si trova di fronte centinaia di ragazzi, anzi, di bambini: portano la cinghia del fucile sulla testa perchè sono troppo piccoli, se la facessero passare sulla spalla l'arma striscerebbe per terra...Il giorno dopo aver visto i piccoli soldati, padre Bongiovanni va a conferire con il vescovo di Makeni: "Organizziamo un incontro con quella gente, così riusciremo a parlare con i bambini". L'evento viene programmato: i due si trovano di fronte tre file di soldati, per un totale di 250 bambini. Don Vittorio indossa il vestito bianco delle occasioni importanti, in una mano ha un pallone, nell'altra un fischietto. Si avvicina a un bambino, solleva il pallone ad altezza piede e fa per scagliarglielo addosso con un calcione. D'istinto il ragazzino gira il volto per ripararsi, il fucile gli cade in terra. E' cascato nella finta del prete, che ora gli porge la palla con le mani. La prende come fosse di vetro, la guarda, se l'avvicina e la bacia: "erano quattro anni che non vedevo un pallone"....[..] Alla fine dell'incontro il missionario affronta il comandante dei ragazzi: "Gli tolga i fucili e li metta da parte, in quanto alle divise non si preoccupi, ci penso io". Inizia così l'operazione "caliamo le braghe". Padre Bongiovanni torna con pantaloncini, magliette, palloni, fischietto e organizza tornei.....Dai campi di calcio i ragazzi passano alla scuola, alla mensa e poi anche al cinema....A poco a poco, in gran segreto, Don Vittorio comincia a riportare i bambini a casa. I ribelli se ne accorgono, ma lasciano fare......[..] Otto mesi dopo l'inizio dell'operazione "caliamo le braghe", 225 bambini su 250 sono tornati nelle loro famiglie.
(Daniele Scaglione, Diritti in campo, Ed. Ega, Ottobre 2004 - Il Sole 24 Ore, domenica 10 ottobre 2004)
