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4 miliardi di poveri, i nuovi clienti del mercato mondiale
I nuovi clienti del mercato mondiale vanno cercati tra i quattro miliardi di poveri, il più grande bacino di consumatori ancora da esplorare. Occorre però liberarsi dai vecchi concetti di marketing e distribuzione. Così si crea un sistema efficace per generare profitti e ridurre l'isolamento dei Paesi in via di sviluppo. Nel 2001 la conglomerata industriale e tecnologica indiana Itc ha iniziato a costruire nei villaggi agricoli dello Stato rurale indiano del Madhya Pradesh una rete di computer collegati a Internet denominata "e-Choupals": dopo pochissimo tempo i coltivatori di soia sono stati in grado di stabilire un prezzo di mercato equo per la loro produzione. Alcuni di loro hanno cominciato a seguire l'andamento del mercato a termine della soia alla Camera di Commercio di Chicago e nel giro di poco tempo la maggior parte di essi ha scavalcato i mercati a licitazione locali per vendere il proprio raccolto direttamente alla Itc, guadagnando all'incirca sei dollari in più a tonnellata...[..] La rete della Itc è un esempio di cosa succede quando le grandi imprese smettono di guardare ai 4 miliardi di poveri del mondo come a una massa di persone inermi, disperatamente in cerca di carità, quando il modo più efficace di ridurre la miseria è proprio quello di trasformare i poveri in clienti e consumatori. Il mercato può causare maggiori danni ignorando i consumatori meno abbienti, piuttosto che coinvolgendoli. In fin dei conti, se i poveri non possono partecipare ai mercati mondiali, non sono neanche in grado di trarne vantaggio...[..] Occorre imparare a servire i mercati poveri superando le loro particolari restrizioni, al pari dei propri modelli commerciali e ai preconcetti sui Paesi in via di sviluppo. Porre fine all'isolamento economico delle popolazioni disagiate e accoglierle nell'economia mondiale formale garantirà loro anche l'opportunità di trarre vantaggio dalla globalizzazione. Questa è la nuova frontiera imprenditoriale mondiale.
(Allen L. Hammond e C.K. Prahalad, Global FP, settembre/ottobre 2004)
