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Nelle nostre mani
Il gadget più ambito al Vertice della Terra di Rio de Janeiro (giugno 1992) era un orologio in plastica che portava impresso nel quadrante il logo della conferenza: una mano con dentro un mappamondo e la scritta "In our hands", nelle nostre mani. [...] Lo Tsunami ha inceppato l'orologio: non siamo noi a reggere il pianeta, è il pianeta che ci tiene in mano. Viviamo in sua balia, tollerati come una colonia di insetti. Ogni tanto, senza preavviso, il Moloch dà un calcio al termitaio e ci spazza via in pochi secondi. [...] Secondo Ernesto Galli della Loggia questa catastrofe sarebbe assimilabile al Diluvio Universale, perchè ha unificato nella morte individui di ogni nazionalità. Peccato che l'unificazione sia durata poche ore, dopo di che le differenze sono riemerse: mentre i corpi dei cittadini thailandesi vengono spinti con le ruspe nelle fosse comuni, sulle spiagge riaprono gli ombrelloni e i turisti occidentali tornano allo snorkeling e al karaoke. La vera conseguenza del terremoto e dello Tsunami non è lo spostamento dell'asse terrestre (un fatto normale in questi casi) nè lo slittamento di Sumatra, ma l'esplosione della faglia tra paesi ricchi e poveri, tra chi nei bungalow se la spassa e chi li pulisce per poche rupie. Le due zolle, Nord e Sud, continuano ad allontanarsi. Ed è su questo abisso che dovrebbe protendersi la famosa mano dell'orologio di Rio: non per reggere il mondo, ma per correggerne le ingiustizie.
(Il Sole 24 Ore, domenica 2 gennaio 2005)
