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Shosholoza
Un grande armatore dallo spirito anticonformista lancia la prima sfida mai tentata dall'Africa per vincere la Coppa America. Privo di sponsor, compra una barca di seconda mano, recluta un improbabile equipaggio pieno di giovani neri e meticci, alcuni dei quali provenienti dai più squallidi ghetti del Sud Africa, fra lo scetticismo dei professionisti che snobbano questa barca sorpassata e la sua ciurma. Ma alla fine, la barca comincia a piazzarsi ai primi posti in molte regate, sopravanzando alcuni dei migliori velisti al mondo. Nessuno si aspetta che gli Shosholoza, questo il nome dell'equipaggio, facciano il miracolo vincendo la prossima Coppa America, in programma nel 2007 a Valencia. Ma quel che hanno fatto finora è già miracoloso. Gli Shosholoza hanno mandato in frantumi lo stereotipo della vela come sport riservato a supermanager straricchi ed equipaggi dalla pelle candida. Hanno fatto balenare la possibilità che nababbi pronti a dissipare 100 milioni di dollari per una competizione rischino di essere umiliati da un rivale che può spendere solo un quarto di questa somma. Ma la più grande impresa è stata quella di coagulare un gruppo di giovani dal futuro incerto, dimostrando loro che anch'essi potevano ottenere il meglio dalla vita. Salvatore Sarno, fondatore della Mediterranean Shipping Company (la seconda società marittima di trasporto container al mondo) principale sostenitrice della squadra, il cui nome, Shosholoza, deriva da una vecchia canzone degli operai africani che parla dei loro sforzi per raggiungere uno scopo comune, dichiara: "Per cent'anni sono stati privati di tutto, persino del diritto di chiamarsi uomini. Adesso dobbiamo aiutarli".
(The New York Times, la Repubblica, 9 febbraio 2005)
