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Tv grottesca e tristemente deludente
La televisione nasce in Italia negli anni Cinquanta, anni densi, di ricostruzione, di rappacificazione e di contrasti politici resi seri dall'autorevolezza dei protagonisti e dalla partecipazione popolare [...] La televisione di allora fu il segno di un tempo progettuale. Si usciva dalla guerra, si viveva con la speranza, si dispiegavano possibilità di crescita. Oggi viviamo il clima di guerra, se non è sulle nostre case è nelle nostre teste. E la tv partecipa alla costruzione del presente, ma è aprogettuale. Nulla è più elementare dei programmi di oggi, più artefatto dei reality show, più desolante delle finte vite nelle false dirette. La società è uscita di scena, per rientrarvi raccontata da tetri notiziari che la interpretano senza lasciarla parlare [...] I potenti degli anni Cinquanta la censuravano, la castigavano, pretendevano consenso, ma anche che stimolasse la crescita nazionale. Oggi chi opera nella costruzione dell'immaginario sembra inseguire il presente assente. Ne consegue quella tv grottesca e tristemente deludente che è sotto gli occhi di tutti. I sociologi Miguel Benasayag e Gérard Schimt scrivono che stiamo vivendo nell'epoca delle passioni tristi. Ci si desta dal sogno del consumo come polli in un'arena da combattimento. Questo mostra la tv di oggi, con la stanca ripetizione di pubblicità non creative e un'offerta svuotata di valore, che mira alla quantità, perde credibilità e influisce sull'abbattimento della fiducia.
(Francesco Siliato, Ventiquattro il Magazine, Il Sole 24 Ore, 6 febbraio 2005)
