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I ceti popolari in Italia
Il ceto popolare vive in mezzo ad un mondo che cambia rapidamente cercando pragmaticamente di impiegare tutti gli spazi e le opportunità possibili per creare qualche equilibrio che consenta di barcamenarsi in un contesto oscuro e, per certi aspetti, ostile. Guardare il mondo dal basso, in un'epoca di rapidi cambiamenti e di grande complessità, non può che generare ansia: per questo i ceti popolari appaiono tendenzialmente prudenti. Per quanto positivo, il cambiamento presenta aspetti inquietanti, dai quali si cerca di difendersi. Manca quasi completamente la possibilità/capacità di trovare un qualche legame significativo tra la quotidianità di ciascuno e le sfere nelle quali poi la vita accade, primi fra tutti il mercato e poi soprattutto la politica, che appaiono così lontane da risultare completamente fuori dalla propria portata. Il risultato è una generale condizione di incertezza e instabilità. Venute meno le speranze di cambiare il mondo e le relative utopie, non resta che accettare la propria condizione, cercando di trovarvi equilibri più o meno sensati, che possono appoggiare ora più sulla famiglia, ora sui consumi, ora sulla religione, ora sul lavoro o su un qualche mix di questi elementi.
(I ceti popolari, ricerca della Fondazione Giulio Pastore, febbraio 2005. www.pastore.it)
