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Wednesday, April 13, 2005

Una società che respinge chi non serve più a produrre e a consumare

Le cose e i prodotti che incessantemente inseguiamo per farli diventare nostri non sono fatti per essere posseduti, ma per essere consumati, anzi "uccisi", scriveva il filosofo Gunther Anders nel suo "L'uomo è antiquato". Noi consumatori siamo così gli alleati  necessari della produzione, il nostro compito è uccidere le cose e sostituirle sempre più rapidamente con altre cose, da uccidere anch'esse rapidamente. [...]  Ancora Gunther Anders: "L'umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via, tratta anche se stessa come una umanità da buttar via". Se tutto è merce da consumare, anche gli uomini diventano inesorabilmente cose da consumare. La nostra modernità, scrive il sociologo Zygmunt Bauman in Vite di scarto,  è la più prolifica e meno controllata linea di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto della storia. Rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, ma anche i lavoratori in esubero del'industria: sono la nuova classe dei perdenti, anzi dei de-classati, di coloro che non servono più a produrre nè a consumare, i rifiuti nascosti della nostra società. [...] Siamo ad una "crisi acuta dell'industria dello smaltimento dei rifiuti umani".  Ieri, essere disoccupati era un evento temporaneo; la destinazione dei disoccupati, dell'esercito di riserva del lavoro era quello di venire richiamati in servizio attivo. Oggi, il loro destino è la discarica umana e sociale, al pari dei profughi e degli immigrati. Rifiuti, senza più possibilità di riciclaggio.

(ttl La Stampa, 9 aprile 2005, Zygmunt Bauman, Vite di scarto, ed. Laterza)

posted by: gabriella at 12:51 | link | comments (3) |


Comments:
#1  13 April 2005 - 13:34
 
grazie gaby x il tuo impegno di pubblicare articoli molto sostanziosi. Questo qua mi lascia con le immagini inquietanti che, pero', corrispondono alle realtà di qui ed ora.
Contact me View user's mediablog howard
#2  14 April 2005 - 10:17
 
Ciao How e ciao Gabri.
Suggerimento per l'argomento trattato: e se la smettessimo di vivere per guadagnare di piu' e riprendessimo in mano le sorti della nostra testolina? Chi ha una vita pubblica molto ricca generlamente ne ha una privata che e' un colabrodo, e viceversa. Anch'io saro' un prodotto di scarto per questa societa' circa tra 20 anni, eppure non me ne frega niente. Intanto vivo, respiro, amo, leggo, mangio e mi godo le cose della vita.
Ingenua stile "Candido"? Scema stile "No global"? Mah, ai posteri (o ai post-it) l'ardua sentenza.
Un bacio a tutti e due. Jo
Mo'nonymous
#3  15 April 2005 - 07:52
 
Grazie Jo e Howard.
Non vivo il problema in termini di guadagno, redditi e quant'altro. Credo che si tratti di un atteggiamento profondo che richieda un cambiamento d'orizzonte in tema di valori e cultura. Le civiltà antiche ci hanno trasmesso profondo rispetto per la figura di persone che con gli anni e l'esperienza avevano acquisito saggezza da poter tramandare.
E' singolare che raggiunta la completezza e la pienezza della maturità la vita venga considerata uno scarto. E' un peccato, nels uo significato più vero.
gabriella
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