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Una società che respinge chi non serve più a produrre e a consumare
Le cose e i prodotti che incessantemente inseguiamo per farli diventare nostri non sono fatti per essere posseduti, ma per essere consumati, anzi "uccisi", scriveva il filosofo Gunther Anders nel suo "L'uomo è antiquato". Noi consumatori siamo così gli alleati necessari della produzione, il nostro compito è uccidere le cose e sostituirle sempre più rapidamente con altre cose, da uccidere anch'esse rapidamente. [...] Ancora Gunther Anders: "L'umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via, tratta anche se stessa come una umanità da buttar via". Se tutto è merce da consumare, anche gli uomini diventano inesorabilmente cose da consumare. La nostra modernità, scrive il sociologo Zygmunt Bauman in Vite di scarto, è la più prolifica e meno controllata linea di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto della storia. Rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, ma anche i lavoratori in esubero del'industria: sono la nuova classe dei perdenti, anzi dei de-classati, di coloro che non servono più a produrre nè a consumare, i rifiuti nascosti della nostra società. [...] Siamo ad una "crisi acuta dell'industria dello smaltimento dei rifiuti umani". Ieri, essere disoccupati era un evento temporaneo; la destinazione dei disoccupati, dell'esercito di riserva del lavoro era quello di venire richiamati in servizio attivo. Oggi, il loro destino è la discarica umana e sociale, al pari dei profughi e degli immigrati. Rifiuti, senza più possibilità di riciclaggio.
(ttl La Stampa, 9 aprile 2005, Zygmunt Bauman, Vite di scarto, ed. Laterza)
