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Si può vivere per il potere o si può vivere per l'amore
La ricca, supertecnologica, superlibertaria società occidentale è arrivata al capolinea. E' una società fatta di esseri disperati che vagano in un deserto popolato di di oggetti e hanno in mente un solo concetto: il diritto alla felicità. Dove felicità significa, soprattutto, pieno assolvimento dei desideri, dei sogni, delle istanze di quella cosa piccola spesso confusa che si chiama ego. [...] Una delle cose che mi ha colpito in questa campagna referendaria, è stato l'accanimento circa il diritto della donna ad avere un figlio. Si tratta senza dubbio di un desiderio naturale e per nessuna ragione condannabile. Ma quando questo desiderio diventa un'ossessiva volontà di potenza, disposta a tutto pur di compiersi, allora si trasforma in qualcosa che è la negazione dela vita stessa. Ed è anche il compimento naturale di una società che, con martellamento ossessivo, propone, come unica realtà accettabile e fondante, quella del possesso. Possiedo, dunque sono. Anche i figli entrano in questa logica. Si pensa che avere un figlio, magari anche solo per metà proprio, sia un diritto insindacabile. [...] In qualsiasi rapporto, in qualsiasi attività che noi intraprendiamo, abbiamo, alla fine, sempre e soltanto due strade davanti a noi. Si può vivere per il possesso o si può vivere per la comunione. Si può vivere per il potere o si può vivere per l'amore. Si può vivere con il nostro orizzonte ristretto, convinti che sia l'assoluto o si può accettare con umiltà di avere una visione limitata, e che, in questa visione, la vita appaia ora, come apparirà sempre, uno straordinario mistero che, proprio in qunato tale, richiede l'assoluto rispetto. E' questo il bivio davanti a cui si trova il nostro mondo. Continuare nella follia faustiana del tutto è possibile e lecito, o fernarsi e invertire la rotta.
(Susanna Tamaro, Corriere della Sera, 10 giugno 2005)
