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Settimo non rubare
Il mestiere di produrre richezza ha il suo protocollo: richiede voglia di arricchimento, di lotta al concorrente, di conquista del mercato. Svolgerlo eticamente significa seguire quel protocollo onestamente. E la parola "onestamente" vuol dire nè più nè meno che osservare i dieci comandamenti, o l'imperativo kantiano [...] Affinchè l'attività economica non consista in una rapina di tutti contro tutti, tre forme di controllo devono operare: la coscienza individuale, l'ambiente sociale, l'autorità pubblica [...] Se dovessi immaginare un suggerimento a una facoltà universitaria che intende formare i giovani alla consapevolezza dei problemi etici nel campo della finanza, presciverei la frequenza di un corso di "Etica". E se il programma di questo corso dovesse essere immaginato, penso che converrebbe, e forse basterebbe, concentrarlo sul settimo comandamento. Il resto è compito di buone leggi di finanza (più che di etica), di efficacia del controllo sociale e di vigilanza delle coscienze individuali.
(Intervento di Tommaso Padoa-Schioppa, "Etica e finanza: settimo non rubare" al convegno "Quali contenuti etici nell'economia", 6 settembre 2004 a Torino. Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2005)
