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Il modernismo catalano
Modernisme: era questa la parola con cui i catalani chiamavano lo stile architettonico e, più in generale, la cultura letteraria, musicale e visiva del periodo 1890-1910 [...] In realtà il movimento non aveva un programma preciso e neppure un nucleo teorico. Voleva essere malinconico, sensibile, moderno e scandalizzare la borghesia. Il modernisme fu un concetto generico, non una vera definizione stilistica. Per un forestiero il termine risulta particolarmente fuorviante in architettura, perchè il modernisme catalano ha poche affinità con quello che la parola indica altrove. Per un inglese, un francese o un americano il modernismo nell'arte ha un significato molto più ampio: designa in pratica tutto quello che sta fra George Seurat e Andy Warhol e include tutti i possibili movimenti all'interno di quest'arco di tempo; il fauvismo, il cubismo, il surrealismo, il Bauhaus e così via, fino all'espressionismo e alla pop art. Il modernisme catalano è il ramo locale del movimento internazionale che in Francia e in Inghilterra si chiamò Art Noveau, in Italia Stile Liberty (dal nome dei magazzini londinesi di Arthur Lesenby Liberty, che vendevano oggetti di gusto floreale), in Austria Secessione e in Germania Jugendstil, lo "stile della gioventù". E pur essendo innegabile che la definizione veniva applicata a tutte le arti, la forza e la gloria del modernisme catalano furono l'architettura e l'artigianato a essa connesso: la ceramica, il ferro battuto, le vetrate istoriate, la lavorazione raffinata del legno e l'uso virtuosistico dei mattoni. In tutto questo il modernismo catalano fu insuperabile.
(Robert Hughes, Barcellona. Duemila anni di arte, cultura e autonomia. Ed. Mondadori, 2004)
