Il salotto a ruota libera
::Mash-ups in Italy::
cartebollate online
dmag.it il blog senza cellulite.
DockSouls
escamillo
Estemporanee.com
filibusta
Il blog di ocrampal
Il Blog di Raffaele Barberio
jtheo 2.0
Net Sourcer, il blog di Alessandro Palmisano
p/p
pongomania!
tòmitò-mitòmì
Vittorio Pasteris ParoleFattiPensieri
today
January 2007
December 2006
November 2006
October 2006
September 2006
August 2006
July 2006
June 2006
May 2006
April 2006
March 2006
February 2006
January 2006
December 2005
November 2005
October 2005
September 2005
August 2005
July 2005
June 2005
May 2005
April 2005
March 2005
February 2005
January 2005
December 2004
November 2004
October 2004
September 2004
August 2004
July 2004
June 2004
May 2004
April 2004
March 2004
February 2004
January 2004
visited *loading* times
Ritorno a casa
C'è un limite al tempo che una persona può trascorrere a contemplare le anatre in quel cantuccio erboso di Stephen's Green (dove andavamo sempre dopo la messa) o anche a sfogliare qualche libro davanti al negozio d'angolo lungo il fiume. Maeve Brennan, La visitatrice
il circolo torna a casa; ritorna ad abitare le pagine del mio moleskine. Ringrazio tutti. Ciao, gabriella
Il signor Natale
Quando ero piccola, papà aveva un amico che si chiamava Natale. Natale veniva spesso a trovarci ed era il più simpatico tra i suoi amici, anche per via di quel suo nome buffo. Stasera arriva Natale, diceva papà, e non sapevi mai se aspettarti l'amico o la festa. E' perchè è nato il giorno di Natale, ci spiegò la mamma: i suoi genitori lo chiamarono come la festa. Pensai che fosse strano. Allora il bimbo di un cuoco milanese deve chiamarsi Zafferino, in omaggio al risotto alla milanese, o, una bimba nata al mare deve chiamarsi Ondina? Una sera il signor Natale prese in disparte me e mia sorella. Non dovere chiamarmi signore, ci disse. Vi sognereste mai di chiamare una festa signore? Forse che la pasqua si chiama signora e il ferragosto signore? Ecco, io sono Natale, semplicemente il Natale. L'idea era convincente, anche se fu difficile, nonostante le autorizzazioni paterne, superare le abitudini e le regole di sempre. Ancora oggi, che papà e Natale non ci sono più, quando arriva Natale, penso sempre che gli manchi qualcosa: il signore. Allora auguri signor Natale, so che te la stai ridendo della mia nostalgia e del tuo nome buffo. gabriella
Buon Natale a Tutti, un Natale signore
Benedizioni
Sono alla fine di Corso Vittorio Emanuele. E' lì che vedo la meravigliosa proboscide di legno emettere note, sulfuree. Vanno veloci come il cuore. E' il magico strumento degli aborigeni: il digirido [...] La ragazza che suona ha un cappello rosa, sull'asfalto, grande come una pentola, mentre tutti ascoltano i suoni del digirido simili a temporali astratti, nessuno posa delle monete. Cambio i soldi in un bar e li appoggio come petali nel cappello. Mi ferma per darmi il suo cd. Sopra c'è scritto Blends: benedizioni. Le chiedo perché non c'è il suo nome. "Non ha importanza", dice lei. "Se qualcuno vuole trovarti?" "Deve succedere". E chiude: "Non c'è nulla di più bello dell'arte che dà gioia e fa soffrire. E' l'unica cosa che non dovrebbe avere nomi". Continua: "Come l'amore" [...] Vorrei tornare, mentre lei è in compagnia della sua musica; per un'altra benedizione.
(la Repubblica, 30 novembre 2006)
Viaggio delle emozioni
Si viaggia soprattutto per scoprire la propria geografia. Walter Benjamin
Il viaggio di scoperta inteso come capacità di darsi nuovi occhi per cogliere tutti gli aspetti inediti che i luoghi quotidiani riservano e possono svelare all'improvviso. Le città come riflessi di chi le guarda, paesaggi a metà tra il reale e la reminiscenza cinematografica, mappe intime, giardini segreti, la bellezza delle immagini in movimento come metafora delle emozioni che ci trasportano e ci guidano attraverso lo spazio. Questo il cuore di E-Motion, il primo evento dedicato alla geografia emozionale, che dal 1 al 3 dicembre prenderà vita all'interno di Superstudiopiù, dove architetti, sociologi, critici d'arte e performer si daranno appuntamento per dialogare sulla teoria elaborata da Giuliana Bruno, docente di Visual and Enviromental Studies di Harvard. L'evento, ideato e promosso da ARIA, il primo magazine che ha fatto della geografia emozionale il suo punto di riferimento, accoglierà la presentazione della versione italiana dell'Atlante delle emozioni, scritto da Giuliana Bruno nel 2002, pubblicato a fine novembre da Bruno Mondadori Editore, in viaggio tra arte, architettura e cinema. Nel 1645 Madame de Scudéry, per illustrare il suo romanzo Clélie, disegnò una mappa intitolata Carta del paese della tenerezza. Era il tentativo di dare immagine a un paese interiore o a una "geografia del cuore" seguendo il mito delle emozioni attraverso paesi, lande, fiumi, laghi, mari, montagne. Giuliana Bruno, filosofa di formazione, riprende quella mappa come modello della sua teoria e, partendo dal presupposto che il viaggio sollecita l'occhio ma anche una più sottile e complessa rete di stimoli intellettuali, sentimentali e fisici, fonda le basi della sua geografia emozionale, ritenuta oggi dagli esperti di arti visuali la più innovativa tra le tendenze estetiche.
(Exibart.segnala. Aria presenta il primo evento dedicato alla Geografia Emozionale, http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/36066, http://www.e-motion2006.com/, www.ariamagazine.com)
Parole
Silenzio. Di nuovo. Ma sta dentro, nel cuore d'ognuno, il viatico di numerose parole. Rainer Maria Rilke, La ballata su l'amore e la morte dell'alfiere Cristoforo
L'eccesso di parole che ci sommerge sta estinguendo la capacità di ascolto, ma anche il gusto di capire quello che poteva avere corso: confrontando le posizioni, conversando senza avere l'incubo di arrivare subito a delle conclusioni [...] A non aver rispetto della parola, più che delle parole, accadrà che il confine tra il vero e il verosimile, diventa labile, favorirà ogni escursione fuori dal seminato, con esiti ora esilaranti, ora riprovevoli: sempre filtrati dall'arroganza di un potere di parola che tende a sovrapporsi ai fatti e a ricrearli a proprio uso [...] Un tempo l'uso della parola veniva concesso quando si poteva associare alla persona la responsabilità di quello che diceva, e questo consentiva una maturazione anche lenta, un attraversamento di territori, sempre meno amichevoli, in cui pure era consentito guardare e ascoltare, prima di esprimersi [...] Oggi, tramontato il valore dell'esperienza e cresciute a dismisura le aspettative personali, la logica del discorso ha subito una torsione verso la pretesa di imporre precocemente il proprio punto di vista, che è spesso, semplicemente, l'esercitazione dei propri interessi di parte.
(Pier Luigi Celli, CorrierEconomia, Corriere della Sera, 27 novembre 2006)
Voglio vivere una vita che abbia un significato
Forse sarei stato più fortunato se avessi vissuto da qualche altra parte, in un luogo non dominato dalla guerra e dalla violenza. Per me in quanto ebreo che vive in Israele, vivere in Israele è la cosa più significativa. E' il paese che, per generazioni e generazioni, è stato il sogno dei nostri antenati, avere il nostro Stato, la nostra cultura e agricoltura. Ce l'abbiamo fatta, per me è il miracolo e non lo dimenticherò mai. Nell'ambito di tutte le mie critiche, nonostante quelle, è il luogo dove voglio vivere, dove voglio che i miei figli vivano, siano le nostre generazioni a venire. Certo sarebbe più comodo vivere altrove, da qualche altra parte, ma non è che sto cercando solo una vita comoda. Voglio vivere una vita che abbia un significato e per me Israele è il luogo.
(David Grossman, scrittore, a Che tempo che fa, Rai 3, 12 novembre 2006)
Il futuro sarebbe veramente luminoso
Che un nobile Atto renda un intero vicinato tenero con la nuova o dimenticata Grazia possibile a tutti. Emily Dickinson
I Kamayura sono tribù minuscole [...] Abbiamo moltissimo da imparare da questi ultimi sopravvissuti del nostro antico passato. Ci possono mostrare com'era la vita dell'uomo prima che finissimo asfissiati dal nostro stesso successo. Il progresso tecnico si è mosso così in fretta che noi, animali umani, abbiamo fatto fatica a tenere il passo con il nostro stesso sviluppo. Facciamo del nostro meglio in città congestionate, ma ci siamo evoluti in piccole tribù, e una grande folla di estranei è qualcosa che la nostra natura umana spesso trova difficile da accettare. Sopravviviamo creandoci le nostre piccole pseudo-tribù all'interno delle grandi città. Abbiamo i nostri amici e colleghi, la nostra famiglia e i nostri parenti, che compongono la nostra autentica tribù [...] In realtà non c'è niente, nelle vite di questi indios Xingu, che ci risulti difficile da comprendere. Sono esattamente come noi, solo spogliati di tutta la nostra tecnologia moderna [...] I moralisti spesso ci dicono che noi siamo, per natura, essere egoisti e competitivi, a cui qualcuno (loro) deve insegnare come essere gentili, altruisti e cooperativi. La verità è che noi siamo istintivamente altruisti e cooperativi, e che se c'è bisogno che qualcuno ce lo ricordi è perché oggi viviamo in ambienti così innaturali. Sottoposti allo stress e alla congestione della vita urbana, a volte diventiamo più ostili e violenti, ma questo non vuol dire che siamo intrinsecamente violenti, vuol dire che facciamo fatica ad adattarci a un ambiente innaturale. Gli indios brasiliani vivono ancora nel tipo di ambiente in cui si è evoluta la nostra specie. E' evidente che se non fosse esistito un sistema altruistico di reciproco aiuto in questi piccoli gruppi tribali, la sopravvivenza sarebbe stata impossibile. Gli uomini, donne e bambini di queste tribù sono circondati da quell'aura di tranquilla dignità che hanno le persone che vivono in equilibrio. Se solo potessimo godere del loro primordiale equilibrio e al tempo stesso approfittare di tutte le magnifiche innovazioni del mondo moderno. Se riuscissimo a trovare la chiave per risolvere questo rompicapo, il futuro sarebbe veramente luminoso.
(Desmond Morris, antropologo, la Repubblica, 5 novembre 2006, traduzione di Fabio Galimberti)
La tolleranza "dentro"
Che cos'è la tolleranza? E' l'appannaggio dell'umanità. Dobbiamo tollerarci mutuamente, perché siamo tutti deboli, incoerenti, soggetti al'incostanza e all'errore: è la prima legge di natura...Chiunque perseguita un uomo, suo fratello, perché non è della sua opinione, è un mostro. Voltaire
Nel significato originario la parola "tollerare" significa essenzialmente "sopportare". Si sopporta un male, la carcerazione, la distanza dagli affetti, si sopporta chi sbaglia e chi si ritiene in errore [...] Ognuno di noi ha in sé la misura della propria tolleranza. E applica questa misura in base a quello che è, a ciò in cui crede, alla propria storia, ai propri princìpi e valori [...] Ognuno di noi è seguito da un'ombra, e meno questa è integrata nella vita conscia dell'individuo, tanto più è nera e densa. Proprio in quell'Ombra, carica di tutto il male che crediamo si trovi negli altri, si trovano aspetti essenziali della nostra identità di cui non siamo consapevoli e che anche per questo suscitano in noi rabbia e avversione. Solitamente ciò che non sopportiamo negli altri è irrisolto in noi. Questo vuol dire che per capirci occorre lavorare sull'ombra: evitare sempre la demonizzazione dell'avversario e volgere la critica in autocritica [...] Tolleranza infine come antidoto alla nostra paura: perché ci fa sentire più nobili e meno spaventati.
(Franco Palazzesi, il nuovo carteBollate, Periodico di informazione della II Casa di reclusione di Milano-Bollate, ottobre 2006, cartebollate@libero.it)
Grazie a Gianfranco Modolo, direttore de il nuovo carteBollate
Realtà
Pensavano che fosse solo, e mai lo fu l'artefice di spettri che vede sempre nella realtà il falso, e nelle sue visioni, l'immagine della verità. Pablo Neruda, En Las Orillas del Duero
La visibilità, l'esibizione è un fenomeno non di trasparenza, ma di forzatura della realtà. Il fatto che le cose si vedono non ci dice nulla della realtà, ci dice della loro presenza.
(Salvatore Natoli in Realtà o reality, incontro promosso dalla Fondazione Corriere della Sera, Milano 14 novembre 2006)
Non parlarmi di isole
Ho vissuto sempre sopra i 2000 perchè sopra i tremila trovi meno imbecilli che a livello del mare, perchè si fa fatica a andar lassù.
(Mauro Corona, scultore, alpinista e scrittore a Le Invasioni Barbariche, La 7, 10 novembre 2006)
L'Amour nous dévoile notre vrai chemin.
Père M.J. le Guillou o.p.
Distruzione creativa
Alle radici del malessere dell'Europa c'è la scarsa concorrenza e l'eccessiva interferenza dello Stato nell'economia. Le imprese ormai consolidate spesso godono di grandi rendite, e quando cessano di essere efficienti raramente scompaiono, mentre le imprese potenzialmente pronte a entrare in un mercato trovano sulla loro strada varie barriere. Il risultato è che in Europa c'è poca innovazione e manca un processo di "distruzione creativa", ovvero la naturale scomparsa delle aziende meno efficienti per far spazio a quelle più efficienti. Invece di incoraggiare la distruzione creativa, i governi europei proteggono le aziende già esistenti e spesso le sostengono col denaro pubblico, sognando di creare dei "campioni nazionali", nell'illusione che gli aiuti statali alle grandi aziende siano la via che conduce all'innovazione [...] Le ragioni principali per le quali in Europa vi è poca distruzione creativa sono tre: leggi e regolamenti che generano rendite sostanziose, sussidi governativi alle aziende esistenti e debolezza delle autorità antitrust. In una parola, l'assenza di concorrenza.
(Alberto Alesina, Francesco Giavazzi, Goodbye Europa. Cronache di un declino economico e politico. Rizzoli, 2006. In un incontro promosso da The Ruling Companies Association, www.rulingcompanies.org)
Il mare
Octavio Paz dice che il mondo nasce quando due si baciano. Il mare, cuore inquieto, bacia la terra, anima ferma, ogni giorno. La spiaggia, mano allungata, raccoglie pegni d'amore: un vetro colorato, lacrima di gioia, una conchiglia, anelito di casa, un ramoscello, anello sponsale. gabriella
Le linee del mare sono la "profondità" dell'abisso e il "senza-confine" dell'orizzonte, due dimensioni che inquietano l'uomo del territorio incapace di vivere senza i segni del mondo, ma non il navigante che non dice al dolore "sparisci" e all'amore "calmati". A differenza dell'uomo del territorio che vuole il mondo, il navigante anela a cose più lontane, più abissali, più indistinte nei loro indiscernibili confini, e il suo cuore, come il mare, vuole se stesso, come l'onda vuole il ritorno, come il vento, vuole tempesta e, come l'abisso, vuole profondità [...] Allontanandolo dal proprio cuore, perché metafora dell'instabile e dell'inquietante, gli uomini della stabilità, gli occidentali, hanno fatto del mare la pozzanghera della terra dividendo le acque territoriali per delimitare anche sull'instabile le loro proprietà, cioè i segni delle loro divisioni, l'odio cieco dei loro cuori esangui, e per questo cattivi. E così il mare ha smesso di offrire terre sconosciute al navigante che incoraggia il suo cuore, perché il compito che gli uomini gli hanno assegnato è quello di delimitare terre nemiche. Ulisse non avrebbe mai sospettato che la forza del mare, immensa nei suoi flutti, potesse essere superata dalla violenza dei cuori invincibili negli odi.
(Umberto Galimberti, la Repubblica, 4 agosto 2006)
L'utopia collegata al dono
Una comunità in cui ciascuno è aiutato e sostenuto nei suoi sforzi volti a seguire i dettami della propria coscienza per contribuire al bene comune.
(Bernardino Casadei, "Dare un futuro alle opportunità", Fondazione Cariplo, Milano, 20 ottobre 2006)
Lascio spazio ad ognuno perchè si faccia un'idea
Fotografia, tu sei l'ombra del sole, tutta la sua bellezza. Guillaume Apollinaire, Fotografia
Ci sono due modi di comunicare: c'è un tipo di foto che si rivela completamente, è un'immagine che parla, dice cose forti e chiare, è leggibilissima, ma è un'indagine finita, è la versione dei fatti del fotografo. L'altra, quella che mi interessa di più, è una fotografia non finita, dove chi guarda ha la possibilità di cominciare un proprio dialogo. E un invito: io ti porto in una direzione, ma il resto del viaggio lo fai tu [...] Io presento la domanda che mi sono fatto davanti ai morti, alle guerre, alla sofferenza, poi lascio spazio ad ognuno perchè si interroghi, si faccia un'idea.
(Paolo Pellegrin, vincitore del premio di fotogiornalismo Eugene Smith, in un articolo di Mario Calabresi, la Repubblica, 31 ottobre 2006)
Il viaggio
Ma i veri viaggiatori partono per partire, cuori leggeri s'allontanano come palloni; al loro destino mai cercano di sfuggire e, senza sapere perché, sempre dicono: Andiamo! Baudelaire, Il viaggio
Il viaggio ci spoglia dalle abitudini; ci restituisce lo stupore; ci fa sentire capaci di rigenerazione; ci permette di assaporare la libertà in quanto assenza di obblighi e costrizioni abituali; ci spinge alle metamorfosi interiori; ci procura choc emotivi (speranze, attese) e cognitivi (spiazzandoci grazie al continuo confronto con idee, costumi e luoghi diffferenti) [...] Il viaggiatore si dirige così ai margini della vita consueta, al fine di provare quell'esaltazione per le possibilità che si spalancano nell'immaginazione e che lo inducono a interrogarsi sulla propria identità, a sradicarsi provvisoriamente dal passato che si lascia alle spalle, a fargli dire con meraviglia: "sono proprio io a trovarmi qui?".
(Remo Bodei, lectio magistralis tenuta in occasione dell'inaugurazione della "Scuola di alti studi in economia del turismo culturale" di Siracusa", la Repubblica, 24 ottobre 2006)
Bretelle
L'anno scorso ho regalato un paio di bretelle a un amico. Le ho viste in una vetrina del centro ed è stato un attimo. Berto e le bretelle. Come il più classico dei matrimoni: il tramonto e la malinconia. Sublime. E' passato un anno e il matrimonio non è stato consumato. Le bretelle giacciono immacolate in un cassetto del comò. Non so che sarà. Ma penso sempre che i tramonti e le malinconie non si lasceranno mai. gabriella
Chi vuole colpire con l'accessorio raffinato punti, poi, sulle bretelle. Negli anni '80 erano il simbolo degli yuppie e della plutocrazia: le ostentava l'arrogante Gordon Gekko-Michael Douglas nel film-culto dell'epoca, "Wall Street". Oggi, invece, sono il raffinato segno distintivo di quella elegante minoranza che indossa esclusivamente abiti su misura. E se ciò non bastasse hanno pure un merito estetico. Forse banale, ma indiscusso. Come afferma l'esperto di stile: "Con le bretelle, semplicemente, i pantaloni vestono meglio".
Iolanda Barera, Corriere della Sera, 7 luglio 2006
Innovare è cogliere un bisogno latente
L'invenzione non è poi una rarità. Ma è innovazione solo se diventa fenomeno sociale [...] Innovare è cogliere un bisogno latente. L'iPod è l'esempio. Fare qualcosa meglio degli altri è eccellenza. Fare quello che gli altri non fanno è innovazione.
(Andrea Pontremoli, Presidente e Amministratore delegato IBM Italia, a colloquio con Luca De Biase, nòva24Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2006)
E' l'interrogativo più semplice del mondo
Come fa a mancarci una persona che conosciamo appena. E' l'interrogativo più semplice del mondo. Ci manca non averla conosciuta [...] Sono tante le cose che perdiamo e altrettante o forse più, quelle che non sapremo mai come sarebbero finite. Allora la vita è veramente un equilibrio sopra la follia, perché andando così veloce, ci impedisce costantemente di possederne un brandello.
(Giovanna Giolla, la Repubblica, 25 ottobre 2006)
Estemporanee
Senza un titolo senza tempo senza sole ombre senza patria. Estemporanee visioni di un gioco chiamato vita. Senza legami senza ordine senza argine. Briciole di un attesa che sgretola i nostri pensieri. Senza te senza me senza la presenza di eroi. Componi l'immagine del colore che vuoi. Senza un titolo senza tempo. Senza senso...
(Angelo Camba, Estemporanee, www.estemporanee.com)
Estemporaneee è una raccolta di racconti brevissimi, storie in miniatura, scritte da Angelo Camba. I racconti fanno parte di un progetto collettivo che si chiama "Modica Quantità". Gli autori del progetto si riuniranno sabato 28 ottobre a Milano nell'ambito della manifestazione "Anonima Scrittori invade Milano", www.anonimascrittori.it. Anonimi Scrittori di ogni parte d'Italia si troveranno per una pubblica somministrazione di narrativa in pillole. Teatro della mainfestazione sarà The Photographers, in via Legnano 4, zona Brera, www.thephotographers.it, uno spazio dedicato prevalentemente alla passione per la fotografia ma che non disdegna la contaminazione con altre forme espressive. L'appuntamento è per le ore 18.