Il salotto a ruota libera
::Mash-ups in Italy::
cartebollate online
dmag.it il blog senza cellulite.
DockSouls
escamillo
Estemporanee.com
filibusta
Il blog di ocrampal
Il Blog di Raffaele Barberio
jtheo 2.0
Net Sourcer, il blog di Alessandro Palmisano
p/p
pongomania!
tòmitò-mitòmì
Vittorio Pasteris ParoleFattiPensieri
today
January 2007
December 2006
November 2006
October 2006
September 2006
August 2006
July 2006
June 2006
May 2006
April 2006
March 2006
February 2006
January 2006
December 2005
November 2005
October 2005
September 2005
August 2005
July 2005
June 2005
May 2005
April 2005
March 2005
February 2005
January 2005
December 2004
November 2004
October 2004
September 2004
August 2004
July 2004
June 2004
May 2004
April 2004
March 2004
February 2004
January 2004
visited *loading* times
Il dogma della globalizzazione
Il mercato è ormai il solo sistema attraverso il quale si gioca e si organizza la competizione tra le nazioni, e si devolvono le ricchezze e le posizioni al loro interno. L'uno implica l'altra. Quali che fossero le intenzioni iniziali, il mercato incita alla competizione e alla conquista di vantaggi concorrenziali, suscitando una dinamica irresisitibile, ove in definitiva tutto si gioca sulle considerazioni attinenti ai costi, alle innovazioni, alla ricerca e alle posizioni dominanti, in una sorta di simbiosi con l'attuale temperie individualista. Ora, il "socialismo", che in qualunque sua forma introduce comunque le nozioni di collettività e di condivisione, interferisce profondamente con i meccanismi di mercato, tanto da costituire un handicap di competitività per il paese che vi si azzardi. E' questa la credenza generalizzata del periodo in cui viviamo, ulteriormente rafforzata dalle litanie sull'impossibilità del socialismo in un solo paese. Eppure, anche oggi è il modello di solidarietà attuato alla fine della seconda guerra mondiale da parte dei paesi occidentali, e in particolare in Europa, a dar corpo al nostro immaginario e a costituire il nostro retaggio. Ma i governanti sono soggetti alle pressioni esterne dei loro omologhi, e non possono ignorare il modello oggi dominante, se non vogliono incorrere in gravi rischi. Quali che fossero le loro convinzioni iniziali, devono stare al gioco del mercato. Insensibilimente, ciascun paese si è dunque visto costretto ad operare per ampliare il perimetro del mercato (attraverso le privatizazzioni) e per accrescerne l'efficienza (mediante la deregulation). Pare che queste esigenze si impongano a tutti i governi, indipendentemente dalla loro ispirazione dottrinale. Esse costituiscono il "programma comune" dei paesi industrializzati e di tutti quelli che aspirano ad accedere allo sviluppo [...] Questo discorso (il dogma della globalizazzione) è recepito in modi diversi dai vari stati del pianeta. Quelli che dispongono di sufficiente potenza o volontà politica si permettono di deviare spesso dalla rotta prescritta, avendo cura di protestare al tempo stesso la propria adesione alla sua economia generale. Mentre i paesi emergenti o in crisi vi si adeguano a malincuore, non potendo fare diversamente.
(Jean-Paul Fitoussi, da "La politique de l'impuissance" con Jean-Claude Guillebaud. Copyright ed. Arléa. Trad. di Elisabetta Horvat, La Repubblica, 25 novembre 2005)
