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I sogni non sono mai troppo grandi
I sogni non sono mai troppo grandi (Raoul Folllereau, 1903-1977)
Sogno, non m'importa se una certa visione del lucro come unico traguardo dell'uomo stigmatizza i sogni e i sognatori. Mi considero un sognatore, ho pagato un prezzo abbastanza alto per i miei sogni. Ma sono così belli, così pieni e intensi, che ogni volta tornerei da capo a pagarlo [...] I miei sogni sono irrinunciabili, sono ostinati, testardi, e si antepongono all'orrore dell'incubo dittatoriale. La difesa di questi sogni è legata alla vecchia querelle fra il bello e il sublime, fra il bene e il male nel senso più pieno e profondo [...] Se non siamo audaci, il che non è sinonimo di irresponsabili, se non siamo terribilmente audaci con i nostri sogni e non crediamo in loro fino a renderli realtà, allora i nostri sogni appassiscono, muoiono, e noi con loro. Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. Prima di tutto sono un cittadino e un uomo libero, poi sono uno scrittore. Credo che uno sia uomo prima di essere artista o scrittore, credo che uno sia responsabile prima di essere celebre, credo che uno sia giusto prima di essere famoso, perchè in caso contrario l'arte, la celebrità e la fama non sono altro che scuse per non compiere i doveri dell'uomo e del cittadino [...] Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo a essere migliori e sarà migliore il mondo.
(Luis Sepùlveda, la Repubblica, 11 febbraio 2006)
