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Gossip, gossip, gossip
Il prezzo delle scarpette londinesi da corsa di Velardi. La forma della piscina di Mastella. Le immagini delle nozze del sottosegretario D'Alì. Il frigorifero aperto di casa Bordon. L'appagato incedere del neo direttore Polito, con pipa, lungo le scale dell'Angiolillo. Le due jacuzzi di D'Antoni. Il contenuto della borsa di Livia Turco. Il record di astinenza sessuale di Chicco Testa. Gossip, gossip, gossip. E Casini che spalma la crema alla moglie e poi allatta con il biberon la figliola; e La Russa che spegne le candeline o brinda con una delle "larussine" (che non è un ordine religioso) [...] Ci si sorprende preda di un dubbio a suo modo marzullesco e risolutivo: è il gossip a essere entrato nella politica; o, invece, è quest'ultima, verosimilmente, che si è trasferita nel più vasto universo del chiacchericcio personalizzato, piegandosi alle sue leggi naturali? [...] Gli anni ottanta resero la politica più fragile, ma, soprattutto, assecondarono l'affermarsi di una vita pubblica sempre più estesa, spettacolare e personalizzata; e quelli che un tempo erano solo dei "capi" divennero "personaggi": come per gli attori e atleti, scoprirne le debolezze divenne quasi naturale. Una risorsa narrativa e perfino consolatoria. Si affermò quindi la cultura dei talk-show. Questi, secondo il sociologo Zygmunt Bauman, "rendono pronunciabile l'impronunciabile, il vergognoso decente e trasformano gli scheletri nel'armadio in motivi di vanto". Insieme con il crollo del muro di Berlino, crollò il confine tra sfera pubblica e sfera privata. Nella zona grigia, adesso, matura e gorgoglia di tutto. Anime e corpi, bugie e credenze, puro vaniloquio e verità segrete e nascoste, si spera, dietro il velo arido o limaccioso del gossip.
(Filippo Ceccarelli, la Repubblica, 21 aprile 2006)
