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Quando mi donasti il cane......
Quando mi donasti il cane pensai che grazie a lui sarei entrato in contatto con una nuova migliore umanità: la ciarliera pensionata con in braccio il suo volpino, il mattiniero punk con un bassotto albino e l'affannato dottorone trascinato da un focoso bracco, erano individui che una comune passione per i cani di certo aveva reso più rispettosi e attenti, più sensibili e gentili. Ora, non che non abbia avuto questo tipo di esperienze, ma poco hanno a che fare con l'incontro tra uomo e cane. Perchè nel regno umano l'imprinting iniziale, quale che sia l'incontro, rimane tale e quale. I paranoici restano paranoici e stesso si può dire per i diffidenti e ansiosi, lugubri e schizzinosi. Soltanto gli avari e gli aggressivi, se possibile, peggiorano. Gli uni perchè non tollerano il nuovo costo della responsabilità. Gli altri perchè esibiscono la bestia come un feticcio di pericolo e potenza. E i cani? I cani, poveretti, abbozzano: illanguidiscono, contraggono nevrosi, diventano mordaci. Unica via d'uscita il sogno metamorfico: quanto sarebbe bello, pensano, potersi trasformare in tigri, balenotteri, rapaci.
(Franco Marcoaldi, Uomini e cani in Animanli in versi, Einaudi 2006)
