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Friday, May 12, 2006

Sulla faccia scriviamo, ogni giorno, il nostro racconto

Ciascuno di noi sa scrivere racconti. Ne scriviamo uno per tutto il tempo della vita, usando abilmente una lingua che non sappiamo di possedere. Questa lingua non è fatta di parole, né di colori, né di linee; e tuttavia la sua composizione è molto simile a linguaggi a noi noti. Sulla superficie che la natura ha predisposto alla nostra inconsapevole manipolazione, sulla faccia, scriviamo ogni giorno il nostro racconto. E nelle facce dei nostri simili, incontrandole, possiamo leggere il racconto che ognuno ha scritto e porta con sé. Forse proprio nel momento in cui incontriamo gli altri, non ci accorgiamo che stanno aggiungendo, sulla loro faccia, l'ultima frase o l'ultimo aggettivo. A miliardi giriamo con la nostra paginetta stampata, ognuna diversa dall'altra che, per essere tale, deve essere ricca di altrettanti miliardi di possibilità combinatorie. E non ci accorgiamo di quanto siano bravi i nostri occhi, pronti alla lettura, a distinguere queste pagine l'una dall'altra, a cogliere il senso di una frase, l'audacia di una costruzione. Se non fosse così, gli altri ci apparirebbero tutti uguali, come uno sterminato, inconoscibile branco di acciughe (brave come noi a riconoscersi).

(Tullio Pericoli, L'anima del volto, Bompiani 2005)

posted by: gabriella at 12:58 | link | comments |

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