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Le anime secche dei leader
Quando il sorriso diventa una maschera e l'ottimismo una condotta, quando la comunicazione ha i toni della sicurezza propria di chi non vede ombre, tanto meno dentro di sé, quando la complessità è semplificata fino all'indicazione di una sola via perchè "non ci sono alternative" [...] quando la dipendenza è ciò che soprattutto si esige dagli altri, e quando negli altri si vede solo il proprio riflesso, che è poi il riflesso di una luce senza ombra, allora siamo in presenza di un leader così descritto. Innanzitutto il culto della razionalità che considera la gestione dei sentimenti e delle emozioni un impaccio da evitare perchè possono creare dissesto nel mondo delle relazioni formali [...] Il culto della razionalità tende a promuovere nei posti di comando personalità narcisistiche, costrette a comparire e farsi vedere per riscuotere consenso, séguito e approvazione, nel tentativo di compensare col potere e col successo qualla scarsa stima di sé tipica di chi non sa trovare la propria identità se non nel riconoscimento esterno [...] Privi di capacità empatica i leader, per effetto delle loro componenti narcisistiche, presentano tratti di indifferenza e freddo distacco che non segnalano tanto padronanza della situazione, quanto gravi difetti di comunicazione e mancanza di qualità negli amori che per gli uomini di comando sono così irrilevanti da essere frequentemente intercambiabili con lasciti di indifferenza, noia e frustrazione [...] Individuati questi tipi di personalità, le organizzazioni li promuovono a posizioni di comando. La povertà della loro realtà interiore eviterà confusioni sulle decisioni da prendere in quellla esterna, l'unica che interessa all'organizzazione, mentre le capacità di adattamento alle regole del conformismo garantiranno quell'insospettabile sottomissione senza condizioni all'organizzazione, nonché l'idealizzazione sentimentale del potere, al quale i leader siffatti sono propensi a sacrificare per intero i residui restanti della propria personalità [...] Le idee non scaturiscono dai calcoli, ma dall'immaginazione, che non nasce da persone ridotte a esecutrici di strategie, ma da persone che, proprio perchè riconosciute come tali, attivano oltre al loro sentimento, anche il loro pensiero, in termini decisamente più produttivi di quanto non sia l'ideazione oggi affidata alle sole menti esauste dei pubblicitari.
(Umberto Galimberti, la Repubblica, 14 giugno 2006)
