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L'accecamento degli sguardi
L'urbanizzazione del mondo si presenta sotto due aspetti contradditori ma indissociabili come le facce di una medaglia: da una parte il mondo è una città (la "metacittà virtuale" evocata da Virilio), una immensa città in cui lavorano gli stessi architetti, dove si ritrovano le stesse imprese economiche e finanziarie, dove circolano gli stessi prodotti e le stesse merci; d'altra parte, la grande città è un mondo dove si ritrovano tutte le contraddizioni e i conflitti del pianeta, conseguenze dello scarto crescente tra i più ricchi dei ricchi e i più poveri dei poveri, il terzo e il quarto mondo, le diversità etniche e religiose, etc...Il mondo-città e la città-mondo appaiono intrecciati l'uno all'altra, ma in modo contradditorio: il mondo-città rappresenta l'ideale e l'ideologia del sistema della globalizzazione, nella città-mondo si esprimono le contraddizioni e le tensioni storiche generate dal sistema. Questa situazione comporta la moltiplicazione dei punti ciechi o, se si vuole, acceca gli sguardi degli abitanti delle città [...] ll primo effetto prodotto dalla coesistenza tra mondo-città e città-mondo è quello di confondere le immagini [...] Abbiamo bisogno di utopia, di pensare il tempo e uscire dall'eterno presente fissati nelle immagini che si susseguono, di far muovere lo spazio, cioè di muoverci nello spazio, di andarci a vedere dentro e non di nutrirci di immagini. Dobbiamo uscire dall'egocentrismo culturalista ("quant à soi culturaliste") e promuovere l'individualismo transculturale.
(Marc Augé, dalla relazione al convegno "Tra i confini: città, luoghi, integrazione", Milano, la Repubblica, 25 maggio 2006)
