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E' lì, in quel momento, che comprendo a fondo il senso del viaggio
Il viaggio, per me, significa muoversi il meno possibile, proprio per permettere agli umori, nelle pause accidiose, di manifestarsi, senza ulteriore pena [...] Sono un uomo da pausa, non da arrivo. Piuttosto che alzare le mani e gli occhi al cielo una volta tagliato il traguardo, preferisco quando i miei occhi si rivoltano a guardare il fondo del mio animo, le braccia si stancano e allora dico a me stesso: non ce la faccio più, quasi quasi mi fermo un momento. E' lì, in quel momento, che comprendo a fondo il senso del viaggio: girare attorno al traguardo, farsi trascinare da un istinto interiore, socializzare con persone che puoi incontrare solo nelle pause, cambiare obiettivo, sentire il territorio sotto i tuoi piedi [...] Prima di viaggiare e poi durante il viaggio non bisogna mai perdere di vista quelli che Barthes chiamava gli elementi cardinali: quelli che definiscono il nostro tema. Ovvero: la nostra bussola. Devo chiedermi, insomma, quanto un luogo mi assomiglia e quanto è lontano da me. E soprattutto perchè mi assomiglia o non mi assomiglia. [...] Non spaventarmi se il percorso è ondivago e divagatorio, perchè, in pratica, tutte le storie sono dei surrogati di un'unica storia che fa da matrice più viva e palpitante, e per questo, naturalmente, più nascosta. Prima o poi tutti noi cercheremo il percorso di viaggio più adatto, personale e pudico per arrivare a questa benedetta matrice: il nostro punto cardinale.
(Antonio Pascale, Non è per cattiveria. Confessioni di un viaggiatore pigro, Laterza Editore, 2006, ttl La Stampa, 1 luglio 2006)
