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Speranza e rischio
Sará che l'anima della gente funziona dappertutto come qui. Sarà che l'anima della gente non ha imparato a dire ancora un solo sì. Ivano Fossati, La musica che gira intorno
La vita non può essere vista unicamente come un oggetto di studio; la vita va scelta, e deve essere anche consentita. E l'orgoglio non è mai una buona causa. L'orgoglio comporta sempre un senso di superiorità, di contrapposizione, di divisione, che mal si adatta al bisogno di "incontro necessario" (per parafrasare le parole di un grande uomo dello spirito del nostro tempo) richiesto sempre più su un globo diviso da razzismi, nazionalismi, terrorismi, violenze in nome della ragione o della follia. Vale sempre l'antico adagio mai tramontato: "Orgoglio: regresso del progresso" [...] Molte sono le domande, le reazioni, le regole che una vita consapevole dei suoi meravigliosi azzardi deve pur potere porre a se stessa [...] L'ebbrezza della società cosiddetta "liquida" crea sempre più figli impertinenti dello spazio immateriale e novelli titani di quello - per nostra ventura - ancora materiale. Ma per certe cose, la vita in bilico impone di restare a terra [...] Speranza e rischio, nella memoria della natura e nella memoria della specie umana, si alternano o procedono di pari passo proprio come due lunghissime, tenute in sospeso, micropolifonie di György Ligeti, compositore ungherese il quale nel 1956, dopo la repressione dei moti d’Ungheria attuata dall’Armata sovietica, fuggì portando con sé solo pochi spartiti e si rifugiò a Vienna dove chiese la cittadinanza austriaca. A volte anche speranza e disperazione formano insieme un suono nuovo, note a grappolo in grado di creare nuove e meravigliose atmosfere al di là dei tradizionali confini tra bene e male.
(la vita in bilico, XXXII edizione delle Giornate internazionali di studio promosse e organizzate dal Centro Pio Manzù, www.piomanzu.com)
