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Il labirinto, luogo della condizione umana
La salvezza sta nel lasciare il luogo in cui siamo in oppressione e andare o ritornare in quello della libertà [...] perchè la libertà non è dove non siamo ancora mai stati ma là, da dove proveniamo. Gustavo Zagrebelsky
"Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro". L'etica del labirinto richiede che "non ci si butti mai a capofitto nell'azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d'ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l'itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute [...] Come ho detto tante volte, la storia umana, tra salvezza e perdizione, è ambigua. Non sappiamo neppure se siamo noi i padroni del nostro destino".
(Norberto Bobbio, Autobiografia, a cura di A. Papuzzi, Ed. Laterza 1997, in un articolo di Gustavo Zagrebelsky, la Repubblica, 27 settembre 2006)
