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Distruzione creativa
Alle radici del malessere dell'Europa c'è la scarsa concorrenza e l'eccessiva interferenza dello Stato nell'economia. Le imprese ormai consolidate spesso godono di grandi rendite, e quando cessano di essere efficienti raramente scompaiono, mentre le imprese potenzialmente pronte a entrare in un mercato trovano sulla loro strada varie barriere. Il risultato è che in Europa c'è poca innovazione e manca un processo di "distruzione creativa", ovvero la naturale scomparsa delle aziende meno efficienti per far spazio a quelle più efficienti. Invece di incoraggiare la distruzione creativa, i governi europei proteggono le aziende già esistenti e spesso le sostengono col denaro pubblico, sognando di creare dei "campioni nazionali", nell'illusione che gli aiuti statali alle grandi aziende siano la via che conduce all'innovazione [...] Le ragioni principali per le quali in Europa vi è poca distruzione creativa sono tre: leggi e regolamenti che generano rendite sostanziose, sussidi governativi alle aziende esistenti e debolezza delle autorità antitrust. In una parola, l'assenza di concorrenza.
(Alberto Alesina, Francesco Giavazzi, Goodbye Europa. Cronache di un declino economico e politico. Rizzoli, 2006. In un incontro promosso da The Ruling Companies Association, www.rulingcompanies.org)
